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RID - Rivista Italiana Difesa 28-01-2019 Pakistan Air Force: l'asso nella manica di Islamabad Sviluppo, missioni e organizzazione generale data: a cura di:


Data di nascita, 15 agosto 1947. Sotto il segno del leone, ascendenza Royal Air Force. E sono caratteristiche che forniscono già un buon punto di partenza, per parlare di una forza aerea, la Pakistan Air Force (PAF, o Pakistan Fiza'ya), che in 70 anni è stata coinvolta in 5 guerre con l’India, 2 delle quali combattute - nel 1965 e nel 1971 - su vasta scala. Senza contare i numerosi interventi minori, spesso per affrontare guerriglie e insurrezioni, con un fronte tuttora aperto contro i jiahdisti e i “talebani cattivi” delle Aree Tribali lungo il confine con l’Afghanistan. D’altra parte, subito dopo la prima guerra indo-pakistana del 1947-1948, quando l’apporto delle nascenti Forze Aeree dei 2 Stati creati dalla “partizione” dell’ex Impero anglo-indiano era stato soprattutto legato al supporto logistico, alla ricognizione, e al trasporto di truppe e materiali, il vero battesimo del fuoco della PAF avvenne nel 1949, con i suoi aerei impegnati a bombardare alcuni campi di guerriglieri creati in Afghanistan, nel corso di tensioni sfociate nel 1961 con la rottura delle relazioni diplomatiche. Dopo un paio di decenni più tranquilli, la frontiera afghana è tornata a “scaldarsi” dopo l’invasione sovietica del 1979: negli anni successivi proprio la PAF fu coinvolta in una serie di scontri con velivoli russi e afghani, con diverse perdite da ambo le parti, e un picco di conflittualità nei cieli nel 1986-1988.

Ragion per cui, anche alla luce dei numerosi interventi interni a supporto di operazioni contro-insurrezionali, la PAF ha sempre dovuto miscelare con cura le proprie capacità di difesa e superiorità aerea, sia offensiva che difensiva, e quelle di attacco al suolo, nei vari livelli: strategico, per colpire in profondità l’apparato militare della rivale India; tattico, per il supporto alle operazioni terrestri, e COIN.

Il risultato è stato, come poi vedremo, una scarsa attenzione alla standardizzazione, dovendo mantenere in linea centinaia di velivoli (tra quelli operativi e quelli in deposito o in riserva si sfiora il migliaio di mezzi, ad ala fissa e rotante, “combat” o logistici), di diversi modelli.

La perdita del Pakistan Orientale (divenuto indipendente come Bangladesh dopo la terza guerra indo-pakistana del dicembre 1971), dolorosa e devastante sul piano politico, ha però comportato, sul piano militare e strategico, un alleggerimento nell’attività della PAF. Appena in tempo per affrontare, a partire dal 1980, le nuove esigenze legate al turbolento vicino afghano.

Sfide che costringono l’Aeronautica Pakistana a mantenere un complesso apparato, quasi sempre a un elevato livello operativo (e con un impiego usurante), alimentato da 65.000 effettivi e 10.000 riservisti, compresi 12.000 tra piloti e personale navigante, e un migliaio di velivoli, anche se nel numero sono compresi i mezzi immagazzinati. Un apparato costoso e di difficile mantenimento, per un Paese che alle tante emergenze legate alla sicurezza interna ed esterna affianca quelle provocate da un territorio vulnerabile agli eventi sismici e meteorologici, e quelle legate allo sviluppo sociale ed economico dei suoi 200 milioni di abitanti, molti dei quali sopravvivono al limite del livello di povertà.

Tutto l'articolo è disponibile su RID 2/2019.


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