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RID - Rivista Italiana Difesa 13-03-2018 Giappone: quale caccia nazionale? data: a cura di:

Secondo alcune fonti nipponiche, il Giappone starebbe cercando proposte da parte di aziende occidentali per lo sviluppo del un nuovo caccia “indigeno”, denominato F-3, che sia parzialmente basato sul design di velivoli già esistenti e che venga prodotto su licenza in Giappone, un progetto il cui costo stimato è di circa 40 miliardi di dollari. Durante i primi giorni di marzo Tokyo ha inviato una terza “richiesta d’informazioni” (RFI) che, a differenza delle precedenti - che, peraltro, non avevano scaturito proposte ritenute interessanti dal Giappone - è stata indirizzata esclusivamente a Boeing, Lockheed Martin e BAE. Niente di nuovo, se si considera che l’ultimo caccia prodotto in Giappone – l’F-2, praticamente la versione nipponica del F-16, entrato in servizio alla fine degli anni ’90 - è stato progettato e costruito congiuntamente dalla Mitsubishi Heavy Industries (MHI) e dalla Lockheed Martin, essendo l’F-2 una versione modificata dell’F-16. Anche in questo caso, risulta estremamente probabile che la MHI venga coinvolta nella parte nipponica dello sviluppo del progetto e nella costruzione dell’aereo. Stando alla richiesta di un progetto che sia basato su design esistenti di velivoli di recente/nuova generazione, la lista potrebbe essere ristretta a 3 velivoli: F-15SE, F/A-18E/F SUPER HORNET ed Eurofighter TYPHOON, escludendo l’F-35, considerando la sua imminente entrata in servizio nelle JASDF. In realtà, oltre alla produzione su licenza di un velivolo dal design già esistente, il Governo giapponese valuta anche lo sviluppo congiunto di una piattaforma completamente nuova con un partner internazionale, la produzione di un velivolo totalmente indigeno, nonché un programma di refit molto spinto del F-2. Dal punto di vista economico, lo sviluppo di un progetto basato su aerei già in servizio rappresenterebbe un risparmio enorme a scapito, tuttavia, della presenza di molte caratteristiche avanzate, una su tutte, la “stealthiness”. Al contrario, lo sviluppo congiunto di un programma nuovo, permetterebbe al Giappone di avere un velivolo con caratteristiche di ultima generazione (bassa segnatura radar, capacità EW spinte, sensor fusion), magari dedicandosi esclusivamente allo sviluppo dell’airframe - capacità stealth incluse - e del radar AESA, su cui l’industria nipponica possiede un elevato know-how, lasciando la produzione degli altri sistemi avionici e del sistema propulsivo ad aziende straniere. D’altro canto, un programma simile rappresenterebbe un “doppione” dei 42 F-35 che entreranno in servizio nei prossimi anni. Vero è che il Ministero della Difesa giapponese avrebbe lasciato intendere che il futuro F-3 sarebbe stato introdotto – in un centinaio di unità negli anni’30 - come caccia con spiccate caratteristiche da intercettore/superiorità aerea per impedire le intrusioni di velivoli cinesi e russi nel proprio spazio aereo e nelle ADIZ nipponiche, ritenendo il LIGHTNING II non perfettamente adatto a tale ruolo. Nel caso di una scelta verso lo sviluppo di un progetto nuovo, il Giappone potrebbe sfruttare l’interesse di aziende, quali la BAE che, da tempo, è interessata ad entrare in maniera più massiccia nel mercato giapponese, e che, presto, potrebbe dedicarsi al progetto di sviluppo del caccia che andrà a sostituire il TYPHOON, o Lockheed Martin, già partner della MHI nella produzione del F-2 e di alcune componenti del prototipo X-2 SHINSHIN - dimostratore tecnologico sulla cui base andrebbe sviluppato l’F-3 - che ha già avviato gli studi sul successore del RAPTOR con il Penetrating Counter Air/Next Generation Air Dominance. Del resto, come dimostrato ai tempi del F-2, il Giappone ha grosse difficoltà nello sviluppo e nella progettazione di programmi totalmente autoctoni (l’ultimo caccia di produzione nazionale fu l’A6M ZERO…) – soprattutto nelle componenti avioniche e nel segmento propulsivo relativo alla spinta vettoriale - e deve necessariamente affidarsi al supporto di aziende straniere, nonostante le comprensibili pressioni di alcuni militari e parlamentari, che spingono per la produzione interna del nuovo aereo in modo da sostenere l’industria della difesa nazionale, fortemente danneggiata dall’incremento negli acquisti di materiale americano. D’altro canto, da una grezza analisi “costi-benefici”, un progetto a cooperazione internazionale amplierebbe il numero di utilizzatori del nuovo aereo, abbassandone i costi. A titolo d’esempio, basterebbe ricordare che lo sviluppo del già citato X-2 è stato di 350 milioni di dollari e, al momento, sembrerebbe che il Governo giapponese non intenda destinare ulteriori fondi all’Acquisition Technology & Logistics Agency (ATLA), responsabile dello sviluppo del velivolo. Passando ai tempi, Tokyo dovrebbe iniziare i colloqui preliminari entro i prossimi 6/8 mesi se vorrà introdurre qualche elemento concreto riguardo al F-3 nel prossimo piano quinquennale della difesa che verrà presentato ad aprile 2019, e i cui dettagli verranno resi noti alla fine del 2018.


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