a cura della Rivista Italiana Difesa
Aspetti navali della crisi coreana data: 07-09-2017 a cura di: Giuliano Da Frè


Nella sempre più allarmante crisi coreana, la partita non si gioca solamente nel cuore incandescente delle esplosioni nucleari, o alle alte quote extra-atmosferiche raggiunte dai missili balistici di Pyongyang. Puntata come una spada verso la strategica regione marittima del Sudest asiatico, la Penisola di Corea, e le minacce legate al mai risolto conflitto scoppiato 67 anni fa tra il Nord comunista, e il Sud filo-occidentale, hanno ovviamente anche un risvolto navale. In primis, perché il giovane Maresciallo-dittatore (quasi un monarca, essendo il terzo della dinastia al potere dal 1948) Kim Jong-un, nel creare con indubbia tenacia il suo apparato di deterrenza nucleare, ha già avviato anche la capacità di second strike. Nel classico gioco della Mutual Assured Destruction (MAD), la capacità di lanciare un contrattacco nucleare anche dopo aver subito un primo, devastante attacco, è la chiave di volta di una deterrenza credibile; ed è assicurata soprattutto dai sottomarini lanciamissili, gli assetti meno vulnerabili della triade nucleare. E infatti, dopo anni di abbandono, sotto il terzo Kim la flotta nordista sta rinascendo, soprattutto nella componente subacquea: non a caso forse nel 2010, mentre il padre era ormai mortalmente malato, e si apriva la lotta per la successione, la più grave provocazione degli ultimi 15 anni contro Seul fu l’affondamento di una corvetta sudista da parte di un sottomarino del Nord. Nel catalogo delle nuove costruzioni, spunta preoccupante la costruzione del sommergibile lanciamissili GORAE, con un primo esemplare ancora prototipico impiegato dal 2015 con i missili tipo balistici KN-11 (Submarine Launched Ballistic Missile)), e almeno altri 2 (presumibilmente migliorati) in costruzione/programma. E non è nemmeno questo un caso se, il 4 settembre, integrando le esercitazioni aeree, missilistiche e di forze speciali, Seul ha iniziato una “quattro giorni” di realistiche manovre navali a fuoco, schierando lungo le coste orientali 20 unità, inquadrate nel 13th Maritime Battle Group del Commodoro Choi Young-chan. Tra le unità impiegate, oltre a una corvetta classe POHANG e a FAC tipo GUMDOKSURI e CHAMSURI, c’era anche la fregata multiruolo da 3.200 t. GANGWON, classe INCHEON Batch-1, entrata in servizio nel 2015. Le unità hanno impiegato con munizionamento reale i loro cannoni da 127/62 mm Mk-45/Mod.4 e COMPATTO da 76/62 mm, i sistemi missilistici sup/aria RAM Block-1, e antinave SSM-700K HAESEONG e HARPOON, nonché le armi antisom. Mobilitati anche aerei da ricognizione antisommergibili P-3C ORION ed elicotteri (le INCHEON imbarcano SUPER LYNX e i nuovi AW-159 di AgustaWestland/Leonardo, con i primi 4 operativi dal 1° febbraio 2017), e sottomarini. E, altro passaggio non causale, il Comandante del gruppo navale ha sottolineato come le sue navi siano pronte a respingere ogni provocazione del nemico, “ovunque, in superficie o sotto, annientandolo”. La perdita della corvetta CHEONAN, con oltre 100 tra morti e feriti, non è stata dimenticata. Ma anche la minaccia balistica nordcoreana viene affrontata in mare. Oltre agli assetti navali statunitensi presenti nella regione, anche il Giappone schiera i 6 cacciatorpediniere KONGO/ATAGO (con altri 2 in costruzione) che, al pari dei BURKE ultimo modello, impiegano i sistemi missilistici AEGIS-BMD SM-3 con capacità eso-atmosferica di ingaggio di missili balistici. La Marina Sudcoreana vorrebbe retrofittarli sui similari 3 SAEJONG THE GREAT in servizio, e in versione migliorata sui 3 in programma. Al coro si è ora unita anche la Royal Australian Navy, cui fra 2 settimane sarà consegnato il primo dei 3 caccia AEGIS realizzati in base a un contratto con Navantia, l’HOBART, seguito nel 2018-2019 dagli altri 2. Il 30 agosto, all’indomani del lancio di un missile balistico che ha sorvolato il Giappone, il Ministro dell’Industria militare (entità che fa capo al ministero della Difesa) Christopher Pyne ha confermato la volontà di creare un sistema di difesa antimissile basato a terra, e in mare, il cui costo è stimato in 1,3 miliardi di dollari. Per gli assetti antimissile navali, Pyne ha innanzitutto indicato negli HOBART la piattaforma privilegiata da riconfigurare, in tempi brevi; ma non ha escluso che capacità integrative possano essere prese in considerazione anche sulle future 9 fregate destinate a sostituire le ANZAC. Programma cui partecipano Fincantieri con una versione customizzata delle FREMM antisom e BAE Systems con la Type-26 (che il 20 luglio è entrata in lavorazione con l’impostazione della prima unità ordinata dalla Royal Navy).


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