a cura della Rivista Italiana Difesa
2° Simposio CESMA sull'"Airpower" data: 25-05-2017 a cura di: Andrea Mottola

Il 23 ed il 24 maggio si è svolto, presso il Centro Alti Studi della Difesa, il 2° Simposio sull’Airpower organizzato dal Centro Studi Militari Aeronautici - CESMA, edizione che fa seguito alla prima del marzo 2014. Argomento principale dell’evento, suddiviso in 4 sessioni, il potere aereo inteso quale complesso di capacità aerospaziali per la difesa, la sicurezza e la salvaguardia degli interessi nazionali.  Particolare attenzione è stata data all’obiettivo “Come fare di più e meglio con meno”, tenendo conto della necessità di continuare a svolgere il ruolo richiesto alla Difesa, compatibilmente con le limitate risorse finanziarie disponibili che in un prossimo futuro non sembrano destinate ad aumentare. Chairman e moderatore dell’evento l’ex Gen. S.A. Leonardo De Vincenti, che nel suo discorso introduttivo ha evidenziato la necessità di “capitalizzare i vantaggi derivanti dalla condivisione delle capacità operative interforze stabilita dal Libro Bianco, in modo da risolvere questa apparentemente impossibile coniugazione meno risorse-migliori risultati. Vedere le cose con un approccio diverso, da un diverso punto di vista, rimettendo in discussione il come fare, eventualmente riutilizzando, riorganizzando ed ottimizzando, in chiave di condivisione interforze, quanto già disponibile”. La prima sessione del Simposio ha riguardato gli scenari non tradizionali di guerra ibrida/asimmetrica, l’ambiente operativo, spazio incluso, e l’ambito cibernetico. Nell’intervento del Gen. Alberto Biavati si è parlato dell’impatto della minaccia ibrida nel dominio aerospaziale. In primis è stato sottolineato come “nel prossimo futuro anche potenze minori avranno disponibilità di sistemi antiaerei in grado di creare scenari A2/AD (Anti-access/Area-Denial), contro cui andranno impiegati mezzi di ultima generazione.” Le minacce ibride, perfettamente rappresentate dai cosiddetti Low-Small-Slow-LSS Movers (APR, alianti, palloni), comporteranno un adeguamento dei mezzi destinati a contrastarli. Tuttavia, ha proseguito Biavati, “dal punto di vista operativo, ad oggi la NATO è poco efficace contro tali minacce, soprattutto nel caso di piccole piattaforme a pilotaggio remoto, per il contrasto delle quali sarà necessario un adeguamento anche delle future normative sulla sicurezza del traffico aereo”. In tema di Airpower, anche la conoscenza e il controllo dello spettro elettromagnetico sul campo operativo, assume un’importanza vitale. Come evidenziato dall’ Ing. Cantarutti di IDS, “nei campi di battaglia odierni caratterizzati da densi scenari elettromagnetici, il Comandante che controlla lo spettro elettromagnetico controlla anche l’esito dello scontro. Interessante l’intervento del Gen. Giuseppe Sgamba del Reparto Informazioni e Sicurezza del SMD che, parlando di potere aereo e intelligence, ha prima di tutto evidenziato come “l’Airpower, in virtù del proprio vantaggio tecnologico, risulti uno strumento eccellente nel campo della raccolta dati e dell’ISR”. Successivamente, Sgamba ha sottolineato come sia “difficile, in tale ambito, ottenere affidabilità, persistenza e resilienza delle informazioni con meno risorse” e che la strada da seguire e quella che porta in primis alla creazione di "strategie e dottrine interforze con pianificazione centrale, ma esecuzione decentralizzata ed in secondo luogo ad una miglior collaborazione tra industria e Difesa per la maturazione del requisito”. Nell’intervento del Dott. William Power, del dipartimento studi strategici di Lockheed Martin, si è parlato della gestione dell’”onda C4ISTAR” che comporterà sistemi avanzati di data fusion, comunicazione ed acquisizione, ed una maggiore flessibilità nelle strutture C2. L’Ing. Samuele De Sio di Leonardo ha, poi, esposto gli “enabler” tecnologici del programma Forza NEC, tra cui il sistema sub-tattico TCCK per il supporto al fuoco, concepito per le forze da sbarco del Regg.to San Marco e ormai diventato di interesse per le altre FFAA, ed il Combat Identification Server, un sistema che consente ad un velivolo in fase di targeting di integrare e collezionare dati sulle coordinate di truppe amiche sul terreno. Anche il dominio spaziale ha trovato ampio spazio durante il Simposio. Il Col. Flaviano Palazzi, nel suo intervento su “Difesa e space economy” ha ricordato come lo spazio rappresenti “un ambiente operativo vero e proprio, tenendo conto della vulnerabilità dei satelliti, ma che ad oggi l’Airpower riesce a coprirne solo una piccola parte (fino a 20.000 m)”. Palazzi ha, successivamente, posto l’accento sull’importanza del programma europeo Copernicus “per ottenere, in modo indipendente, immagini provenienti dai satelliti di osservazione della Terra da utilizzare a supporto delle capacità di pianificazione delle operazioni militari”. Sempre in ambito spaziale, gli Ing. Giuseppe Matarazzo (Thales) e Marco Biancat (Telespazio), hanno parlato di “Space Situational Awareness”, in particolare della crescente necessità di sistemi che consentano sia il “tracking” dei detriti spaziali in modo da prevenire ed evitare collisioni con i satelliti - obiettivo che può essere realizzato sia tramite l’utilizzo di sensori terrestri (radar meccanici convenzionali e phased array, o sensori elettrottici), che direttamente nello spazio tramite sensori satellitari possibilità, quest’ultima, momentaneamente riservata solo a Cina, Russia e Stati Uniti – sia il monitoraggio delle condizioni climatiche spaziali (venti solari) potenzialmente dannose per la salute umana sia, infine, per la detezione dei cosiddetti NEO, oggetti naturali (come i meteoriti) che possono colpire la Terra. In Italia, sono già presenti asset utilizzabili per la sorveglianza spaziale, come il telescopio ottico SPADE a Matera appartenente all’ASI, o le antenne radiotelescopiche in banda X3 presenti sul territorio nazionale (Matera, Medicina e Noto). Parlando di Potere Aereo non poteva mancare un intervento che parlasse di sistemi di difesa aerea terrestri. L’Ing Massimo Sergi di Rheinmetall ha esposto il nuovo paradigma che andrebbe assunto in tale ambito, anche tenendo conto delle minori risorse disponibili. “La difesa aerea ground based con le nuove minacce ha dovuto pensare a colmare gap capacitivi tramite nuove acquisizioni, ma anche attraverso l’ammodernamento di sistemi già in uso. Scenari complessi, che vedono la presenza contemporanea di numerosi attori nello spazio aereo, e la crescente necessità dell’impiego fuori area, richiedono flessibilità e mobilità dei sistemi. Altro incremento della capacità di difesa aerea terrestre sta nell’integrazione/“data fusion” delle informazioni provenienti da sistemi EW (elint/comint/radar decoy) nel contrasto ai missili antiradiazioni e al jamming. “La componente a breve raggio trascurata negli ultimi anni – ha concluso Sergi - ritorna ad occupare un’enorme importanza nell’ambito del contrasto alle minacce asimmetriche, ciò senza necessariamente spendere risorse, ma integrando quello che esiste già”.

La prima sessione è stata conclusa dall’Ing. Mario Orsini di CY4GATE/Elettronica, che ha introdotto l’argomento della difesa attiva e passiva nel dominio cyber che vede “un allargamento della superficie d’attacco” che genera nuovi requisiti per i sistemi di difesa. Proprio tenendo conto dell’ampiezza della superficie d’attacco, secondo Orsini la soluzione non sta nell’”alzare l’asticella dei requisiti - e quindi dei costi - che implichino la protezione di ogni singolo elemento, device, componente. Piuttosto, è necessario un approccio che miri ad ottenere una protezione attiva tramite la “situational awareness defence”, definendo la provenienza dell’attacco (anche in caso di zero day, ad esempio tramite analisi del flusso dei dati) e assumendo una difesa attiva, seguendo un copione già utilizzato da alcune aziende (banche o centri di comando di infrastrutture critiche). Le successive sessioni si sono concentrate sull’internazionalizzazione delle attività addestrative di volo secondo le visioni dell’AM - esposte dal Gen. Vincenzo Nuzzo - e dell’industria, - per la quale è intervenuto l’Ing. Alberto Schiara di Leonardo. Legato a tale argomento di internazionalizzazione, anche l’eventuale acquisizione di un velivolo addestratore unico che sia adeguato in contesti addestrativi avanzati quale quello previsto per la formazione dei piloti di velivoli di 4ª e 5ª generazione e, in tale ottica, ha trovato riferimento l’M346 MASTER nell’intervento del Gen. Luigi Del Bene. Nell’ultima sessione, si è parlato dell’esigenza di formazione, addestramento ed esercitazione unica degli staff appartenenti ai vari Comandi (AM, COI, EI e MM) nell’ambito delle attività addestrative NATO CAX (Computer Assisted Exercises). Tali esercitazioni, volte alla preparazione delle forze dell’Alleanza ed il loro addestramento nei moderni scenari operativi secondo norme e standard di interoperabilità dei sistemi utilizzati per l’attività CAX basati su procedure tattiche ed operative comuni, dovrebbero svolgersi presso il Centro d’Eccellenza NATO – istituito dal 6° Reparto dello Stato Maggiore della Difesa e a guida italiana - in modellazione e simulazione (M&S) del NDC di Roma. Nella sessione conclusiva di chiusura lavori, il CSMA Gen. Enzo Vecciarelli e il CSMD Gen. Claudio Graziano, hanno sottolineato come la superiorità nel dominio aereo sia un elemento imprescindibile per l'assolvimento dei compiti e delle missioni delle Forze Armate, non solo in chiave di conseguimento di obiettivi operativi, ma anche per assicurare la piena disponibilità per i collegamenti logistici e le comunicazioni. Inoltre, hanno evidenziato come tale evento abbia dato la possibilità agli Stati Maggiori, ai Comandi Operativi e all'industria di illustrare esigenze capacitive, necessità, idee, proponendo nuove modalità capaci di corroborare, prima, e incrementare, poi, l'efficacia del Potere Aereo, sempre alla luce delle presumibili risorse a disposizione.


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