a cura della Rivista Italiana Difesa
Corea del Nord: quali opzioni militari? data: 03-04-2017 a cura di: Pietro Batacchi

Le dichiarazioni del Presidente Trump sulla Corea del Nord – "se la Cina non ci aiuta agiremo da soli" – hanno rilanciato la questione di eventuali opzioni militari contro il programma nucleare e missilistico nordcoreano. Prima di analizzarle cerchiamo, però, di capire la reale consistenza ed il reale valore dell'arsenale nordcoreano non convenzionale.

L'arsenale nucleare

L'arsenale nucleare nordcoreano oggi potrebbe comprendere 15-20 testate nucleari, ma non è chiaro se il regime abbia anche la capacità di miniaturizzarle e caricarle su missili balistici. Secondo una nostra valutazione, tale capacità potrebbe essere stata raggiunta di recente, sebbene in via ancora sperimentale. Per la produzione di ordigni atomici, Pyongyang può impiegare sia il plutonio – molto più stabile e maggiormente indicato per la produzione di ordigni di dimensioni atte ad essere caricate su missili – sia l'uranio altamente arricchito. Riguardo al plutonio, di recente la Corea del Nord ha ripreso le attività del reattore Magnox moderato a grafite per la produzione del plutonio di Yongbyon (una copia di tale reattore è stata realizzata in Siria presso il sito di Al Kibar, distrutto poi in un raid israeliano del settembre 2007 in cui morirono anche tecnici nordcoreani). Immagini satellitari hanno da qualche mese mostrato una colonna di fumo presumibilmente originata dalle condotte di raffreddamento ad acqua del complesso, mentre già in precedenza c’erano stati segnali di riavvio delle attività di riprocessamento delle barre di combustibile esausto e di separazione del plutonio. Il plutonio, ricordiamo, è molto più stabile dell'uranio arricchito e consente di ottenere un più semplice processo di miniaturizzazione degli ordigni. In passato, Pyongyang ha riprocessato in più occasioni barre di combustibile esausto separando discreti quantitativi di plutonio da utilizzare per la produzione di ordigni atomici. Contestualmente la Corea del Nord sta proseguendo le attività di arricchimento dell'uranio condotte nel nuovo stabilimento da 2.000 centrifughe P2 disposte in 6 cascate, realizzato presumibilmente a partire dal 2008-2009, sempre nello stesso complesso di Yongbyon. In teoria, l'uranio leggermente arricchito di questo stabilimento viene utilizzato per alimentare il reattore sperimentale ad acqua leggera, in via di ultimazione sempre nel medesimo sito, costruito a partire dal 2009-2010. Nella realtà, il processo di arricchimento potrebbe essere elevato fino alla soglia critica di oltre il 90%per la realizzazione di materiale fissile per bombe atomiche. Oltre a questo stabilimento per l'arricchimento dell'uranio, la Corea del Nord avrebbe un secondo centro per l'arricchimento, mai, però, reso noto. Fino ad oggi, Pyongyang ha effettuato 5 test nucleari, di cui 2 nel 2016. Nell'ultimo test, i tecnici nordcoreani avrebbero per la prima volta sperimentato non un mero ordigno, ma una testata capace di essere montata su missili balistici. Tale test avrebbe avuto una potenza di 10 kilotoni e sarebbe stato il più potente di quelli fino a quel momento condotti dal regime nordcoreano.

L'arsenale chimico e batteriologico

La Corea del Nord non aderisce ad accordi internazionali sulle armi chimiche, e sin dagli anni ’50 ottenne dall’URSS e dalla Cina agenti chimici ed equipaggiamenti di protezione CBRN in precedenza catturati ai giapponesi o alle truppe della Cina Nazionalista. La capacità autonoma per produrre arsenali di iprite e del più “tecnologico” tabun risale agli anni ‘60, quando, con l’importazione dal Giappone di composti per uso agricolo, Pyongyang ottenne alcuni precursori per questi aggressivi. Tuttavia è stato a partire dagli anni ’80 che Pyongyang ha raggiunto la capacità di produrre e “weaponizzare” almeno una ventina di tipologie di agenti nervini (fra cui tutti quelli V), vescicanti e asfissianti. Sarebbero almeno otto i siti in grado di possedere tali possibilità produttive, stimate in 4.500 t annue, che, in caso di emergenza, sono valutate poter raggiungere le 12.000 t. annue. Le stime sull’ammontare stoccato dell’arsenale chimico nordcoreano parlano di un totale collocato fra le 180 e le 250 t di agenti immagazzinati in una mezza dozzina di siti in caverna, ma altre valutazioni innalzano tale cifra a oltre le 5.000 t. Tale arsenale sarebbe pronto all’uso da parte di munizionamento d’artiglieria multipla e monotubo, bombe d’impiego aeronautico e da mortaio, testate specializzate (se ne stima un totale di circa 150) per razzi e missili della categoria del FROG e SCUD (e derivati di produzione locale), e irroratori d’uso aeronautico. Questo munizionamento sarebbe però di concezione obsoleta e soggetto allo scadimento nel tempo. Riguardo alla componente batteriologica, Pyongyang avrebbe la capacità di produrre e “weaponizzare” antrace, salmonella, tifo, febbre gialla, tubercolosi, febbre emorragica e colera, dopo esperimenti attuati fin dagli anni ‘60. La questione degli agenti patogeni nordcoreani risulta molto dibattuta, perché, fra le WMD quelle bio/batteriologiche sono le più difficili da adattare efficacemente in testate e munizionamento vario. Può darsi che questo tipo di arsenale, qualora esista, sia destinato a essere disseminato con modalità terroristiche.

 

Le capacità balistiche

La Corea del Nord ha un arsenale balistico molto complesso ed una vasta esperienza nel campo della tecnologia balistica, esportata e proliferata a Paesi come Pakistan, Iran e Siria. Pyongyang dispone di diverse decine di missili a cortissimi raggio FROG – ottenuti dall'URSS dalla fine degli anni sessanta – con una gittata massima di una settantina di chilometri e diverse centinaia di HWASONG, copia locale del missile SCUD. L'HAWSONG-6, accreditato di una gittata superiore ai 600 km, è montato su piattaforma mobile ed è armato con una testata da 770 kg. Secondo alcune fonti, Ptyongyang disporrebbe di un numero comrpeso tra i 300 ed i 600 HAWSONG-6 ed avrebbe anche sviluppato per tali missili testate cluster e a caricamento chimico. Un altro missile presente in numerosi esemplari – si parla di circa 200 ordigni – è il NODONG. Quest'ultimo è un sistema mobile a propellente liquido, a singolo stadio con testata separante, e a guida inerziale, con una gittata di circa 1.500 km ed una testata da circa 1.000 kg. La tecnologia del NODONG è stata esportata in Iran, dando origine al missile SHAHAB-3, ed al Pakistan, dando origine alla serie GHAURI. In parte derivato dal NODONG è il primo missile bi-stadio nordcoreano, ovvero il TAEPODONG-1, forse costruito in una cinquantina di esemplari a partire dalla seconda metà degli anni ‘90. Si tratta di un missile a propellente liquido, basato in postazioni fisse in silos, accreditato di una gittata di oltre 2.500 km e dotato di una testata del peso inferiore ai 1.000 kg. Dal TAEOPODONG-1, la Corea del Nord ha derivato il TAEOPODONG-2, il primo missile balistico intercontinentale di cui dispone il Paese. Il TAEPODONG-2 è un missile tristadio a propellente liquido, basato in silos, dalla gittata stimata di circa 6.000 km per una capacità di payload di appena 1.000 kg (ma che si ridurrebbe a 500 kg per la sua gittata massima di 9.000 km). Il sistema è stato impiegato per mettere in orbita i satelliti KWANGMYŎNGSŎNG-3, nel dicembre 2012, e KWAMONGSONG-4, nel febbraio dell'anno scorso, e, dunque, è da ritenersi operativo anche se non è chiaro di quanti esemplari possa disporre il regime. Negli ultimi anni, Pyongyang ha anche sviluppato dei missili a raggio intermedio ed intercontinentali, basati su piattaforme mobili. Nella categoria dei missili a raggio intermedio rientra il MUSUDAN, derivato dal vecchio R-27 (o SS-N-6) sovietico, SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile) a propellente liquido. Il missile ha una gittata compresa tra i 2.500 ed i 4.000 km ed una testata da circa 1.200 kg; è stato testato ben 6 volte in volo, ma soltanto gli ultimi 2 test, condotti a giugno 2016, sono stati un parziale successo. Il MUSUDAN non dovrebbe essere ancora operativo, ma, non appena lo diventasse, rappresenterebbe una minaccia per i Paesi vicini e per tutte le installazioni militari americane nel teatro pacifico, Guam compresa. Nella seconda categoria, rientrano i missili KN-08 e KN-14, già mostrati in parata sottoforma di mock-up, accreditati di una gittata compresa tra i 6.000 km ed i 10.000 km. Si tratta di sistemi basati, appunto, su piattaforme mobili, a propellente liquido e derivati in parte dallo stesso MUSUDAN. Nessuno dei 2, però, è stato finora testato. Ben più avanti con lo sviluppo, è l'SLBM bistadio KN-11 che è stato testato più volte da piattaforme terrestri e sottomarine con risultati via, via migliori. L'ultimo test, condotto nell'agosto 2016 da un sottomarino a propulsione convenzionale classe SINPO da 2.000 t, è stato un successo completo. Il KN-11 dovrebbe avere una gittata compresa tra i 1.000 ed i 1.500 km ed impiegare propellente solido. A febbraio, Pyongyang ha testato anche una variante terrestre del missile, denominata KN-15, dotata di una gittata più estesa e di diverse migliorie nel sistema di guida e nelle capacità di evasione delle difese avversarie.

 

Le opzioni militari

L'opzione di un attacco aereo contro i siti nucleari e non-convenzionali nordcoreani è scarsamente credibile considerando le ampie a variegate capacità di rappresaglia che Pyongyang potrebbe mettere in campo. I missili TAEPODONG potrebbero essere distrutti essendo basati in siti fissi, ma risulterebbe praticamente impossibile eliminare la maggior parte degli HAWSONG e dei NODONG basati su piattaforme mobili. Con questi missili, la Corea del Nord potrebbe colpire indistintamente in tutta la Corea del Sud ed in Giappone, compresa l'Isola di Okinawa, dove è di stanza la III MEF (Marines Expeditionary Force) e la grande base dell'USAF di Kadena. I sistemi antimissile basati sulle navi americane e giapponesi nell'area, nonché le batterie di PATRIOT in Corea del Sud e Gippone, potrebbero essere sicuramente di aiuto riducendo ulteriormente la minaccia contro obbiettivi civili e militari, ma i numeri in questione sono comunque troppo elevati per poter pensare ad un azzeramento della minaccia. Oltretutto, alla componente balistica bisogna aggiungere le centinaia di obici a lungo raggio e lanciarazzi campali che Pyongyang schiera lungo il 38° parallelo e che tengono sottotiro postazioni e centri abitati del Sud, compresa la stessa Seul. In sostanza, l'opzione di un'azione limitata, volta solo a disarmare la Corea del Nord, non sembra credibile, ed è per questo che Pyongyang ha potuto fino ad oggi tenere in scacco la comunità internazionale agitando la minaccia nucleare e missilistica nell’ambito di una spregiudicata strategia di rischio. Pertanto, l'opzione più realistica sembrerebbe quella di una vera e propria guerra preventiva. Se, infatti, fossero Seul e Washington a muoversi per primi, con un massiccio attacco aeroterrestre coordinato sarebbe possibile distruggere buona parte degli obbiettivi – nucleari, missilistici e di artiglieria - anche se i costi sarebbero comunque estremamente elevati. Costi umani, ma anche geopolitici visto che finora il regime nordcoreano è stato un prezioso cuscinetto tra la Cina e gli USA ed un male necessario per impedire la riunificazione della Penisola coreana che nè i coreani del sud nè i giapponesi vogliono. Senza contare il fatto che in caso di preparazione di massiccio attacco preventivo aeroterrestre, la Corea del Nord potrebbe a sua volta essere incentivata a colpire per prima.


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