a cura della Rivista Italiana Difesa
Attacco a Londra data: 23-03-2017 a cura di: Pietro Batacchi

Dopo 12 anni – e ad un anno esatto dalle stragi di Bruxelles – il terrorismo torna a colpire il Regno Unito e lo fa attaccando Westminster, il cuore politico della democrazia più antica del mondo. Ancora una volta si è trattato di un attacco a bassa sofisticazione (ABS, Attacco a Bassa Sofisticazione) secondo una modalità che mette insieme tecniche impiegate già a Berlino ed a Nizza – mezzo lanciato a tutta velocità contro la folla inerme – con il corpo a corpo all'arma bianca con operatori della sicurezza come avvenuto più volte negli ultimi 3 anni in Francia. Il tutto condotto da un assalitore – di cui ancora non si conosce l'identità – che agisce come un cane sciolto presumibilmente su ispirazione della centrale terroristica internazionale rappresentata dallo Stato Islamico che oggi ha poi rivendicato l'attacco attraverso l'agenzia Amaq. In molti, del resto, si attendevano un colpo di coda dell'organizzazione di Al Baghdadi ormai al collasso sia in Siria, con Raqqa sotto assedio, sia in Iraq, dove la Mosul in cui nel 2014 fu dichiarato il Califfato è prossima alla caduta. Che si tratti di un colpo di coda o meno, l'attacco al cuore della capitale britannica dimostra che nonostante le sconfitte IS avrebbe ancora la capacità di mobilitare e ispirare lupi solitari per condurre attacchi che, ancorchè come si diceva a bassa sofisticazione, provocano danni materiali e simbolici notevoli. Certo non si tratta più di azioni stile Bataclan – con gruppi di fuoco e kamikaze che si muovono in stretto coordinamento nell’ambito di una filiera ben strutturata e sviluppata – ma i risultati, soprattutto su un piano propagandistico, ci sono, eccome. Nell'ultimo anno e mezzo l'attività di prevenzione e contrasto da parte delle autorità anti-terroristiche europee ha inferto alle filiere jihadiste nel Vecchio Continente duri colpi, mentre sul piano militare IS sta perdendo uno dopo l'altro tutti i suoi santuari nel Siraq vedendo inevitabilmente ridurre le sue capacità di pianificazione e logistiche. Ciò, tuttavia, non significa, lo ripetiamo, fine della minaccia. Anzi. Infine, l'attacco di Londra ha dimostrato che un sistema come quello britannico – basato molto sulla prevenzione e sull'intelligence umana (HUMINT) – sconta poi dei problemi quando deve affrontare l'attacco una volta che questo si sviluppa. Il poliziotto ucciso a coltellate ai cancelli di Westminster era disarmato e l'attaccante è stato abbattuto solo dagli uomini di sicurezza del "secondo cerchio" di difesa stretto attorno ad un obbiettivo ad altissima sensibilità. Una pecca molto grave se si pensa al periodo in cui viviamo ed all'allerta vigente in tutte le principali città del mondo e che infrange il mito del modello britannico di contrasto al moderno terrorismo urbano.


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