a cura della Rivista Italiana Difesa
La battaglia della Mezzaluna petrolifera data: 13-03-2017 a cura di: Andrea Mottola

La situazione nella Mezzaluna petrolifera libica si fa sempre più calda. Dopo circa una settimana di brevi scontri, che hanno fatto seguito alla conquista dei terminal petroliferi di Ras Lanuf e Sidra da parte delle Brigate di Difesa di Bengasi, le forze del Gen. Haftar, ammassate tra Agedabia e Brega – uno dei terminal ancora sotto il loro controllo, insieme a quello di Zueitina – hanno lanciato una pesante controffensiva. Nel pomeriggio del 12 marzo è partita l’offensiva aerea con attacchi nella zona di Ras Lanuf ad opera di un elicottero Mi-35, proseguiti nella notte da raid effettuati da una formazione mista di elicotteri Mi-35 e caccia Mig-21/23 contro postazioni BDB a Es Sider, Nawfaliya e Ben Jawad. Il primo contatto tra le truppe di terra è avvenuto questa mattina nelle zone costiere di Ageila e Uqaylah, nei pressi dell’attuale linea del fronte che si trova a Qaryat Bishr, 20 km ad ovest di Brega.

Nei giorni scorsi, in vista della controffensiva, Haftar si è visto costretto a spostare molte unità impegnate sul fronte di battaglia della Cirenaica settentrionale (area di Bengasi), soprattutto quelle equipaggiate con veicoli blindati (tra cui gli emiratini NIMR e gli APC PANTHERA T6). Nel complesso Haftar dispone di almeno 6/7.000 uomini appartenenti ad una ventina di unità “regolari”: 210° Battaglione di fanteria meccanizzata, 152° Battaglione di fanteria motorizzata, 321° Battaglione di Artiglieria, 13 Battaglioni di fanteria (12°, 21°, 101°, 106° - guidata da Abdul-Rahman Hashem proveniente dalla regione meridionale di Kufrah - 115°, 131°, 153°, 165° Hussein Jawafa, 202°, 276°, 298°, 302° e 309°). Accanto a queste, sono presenti diverse unità di miliziani sudanesi e chadiani e di alcune forze straniere, tra cui un centinaio di private contractors militari russi (forse appartenenti alla RSB, già presenti in Libia orientale fino allo scorso febbraio, ufficialmente col compito di sminare un complesso industriale nella periferia di Bengasi) e circa 500 uomini del clan egiziano degli Al-Furjan. Haftar, inoltre, può contare sul supporto di un numero non precisato di Guardie Petrolifere “scissioniste” scontente della sostituzione di Ibrahim Jadhran con il nuovo comandante Idriss Saleh Abu Khamada e  su diversi membri della Brigata dei Martiri di Az Zawiyah e della milizia zintaniana Brigata Al Sawai’q, guidata da Isam al-Trabulsi, quest’ultima spinta ad intervenire dalla presenza di diversi componenti di brigate misuratine al fianco delle BDB. A tal proposito, ad oggi, non si registrano grossi spostamenti di truppe provenienti da Zintan. Va da sé, tuttavia, che un loro intervento massiccio potrebbe causare un “effetto domino” attraendo altre milizie misuratine verso il fronte della Mezzaluna, al fianco delle BDB. Nel caso in cui Haftar dovesse riuscire a riconquistare il terreno perduto è verosimile ritenere che, a differenza di quanto accaduto lo scorso dicembre, quando riuscì a respingere l’offensiva grazie al supporto aereo egiziano ed emiratino, il Generale cercherà di mettere in sicurezza il proprio fianco sudoccidentale con un’offensiva di terra fino a Zillah - staging base delle BDB, a circa 300 km da Ras Lanuf – e all’oasi di Al Jufrah, verso Saba. Ciò sarebbe ulteriore motivo d’intervento delle milizie misuratine per l’importanza che l’oasi di Al Jufrah riveste come linea di comunicazione verso il Fezzan, dove i misuratini controllano diversi pozzi. Se, al contrario, la controffensiva di Haftar non dovesse avere successo, la sua posizione verrebbe fortemente indebolita anche nei confronti dei propri alleati, sia stranieri (Egitto) che locali, e, in tal senso, vanno letti i recenti screzi con alcuni leader tribali della Cirenaica e con la milizia salafita filo saudita Madkhali, nemica giurata della Fratellanza Musulmana e del Gran Mufti.

Per quanto riguarda le BDB, i numeri sono decisamente inferiori. Il core delle Brigate, nate nel giugno del 2016, è rappresentato da gruppi di milizie facenti parte del Consiglio Rivoluzionario della Shura di Bengasi, uno dei cui comandanti, Ismail Sallabi - già leader del Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG) e della Brigata dei Martiri del 17 Febbraio - rappresenta uno dei membri fondatori delle BDB. Sul campo sono guidate da Mustafa Shirksi e da Mahmoud Fitouri, ma politicamente rispondono al Gran Mufti Sheikh Ghariani, pur supportando formalmente il Governo di Accordo Nazionale (GAN) e collaborando con il Ministro della Difesa, Mahdi Barghathi. Sono composte da 800-1.000 uomini, la stragrande maggioranza dei quali appartenenti a gruppi di milizie islamiche bengasine di stampo fondamentalista vicine al Libia Shield e ad Ansar al-Sharia – come il Katiba (Battaglione) 19/9, formato da combattenti provenienti dalla Brigata dei Martiri del 17 Febbraio e dalla Brigata Omar Mukhtar - scacciati nei mesi scorsi da Bengasi dalle forze del Generale Haftar. Accanto ad essi, combattono anche le Guardie Petrolifere - fino al mese scorso guidate da Ibrahim Jadhran, recentemente sostituito da Idriss Saleh Abu Khamada - nonché molte unità appartenenti alle brigate misuratine Al-Marsa, Al-Farouq e Al-Burki e miliziani del Libia Shield meridionale, guidato da Ahmad Hesnawi, per un totale di circa 2.300/2.500 uomini. Inoltre, secondo quanto dichiarato dal Col. Ahmed Mismari, portavoce dell’Esercito di Haftar, le BDB hanno ottenuto grosso supporto logistico e materiale (si parla di sistemi antiaerei ZU-23 e di diversi mezzi corazzati tra APC e carri armati) da parte di unità “straniere”. Mismari ha aggiunto anche che, nei giorni immediatamente successivi alla conquista dei pozzi da parte delle BDB, il Ministro della Difesa del GAN Barghathi si sarebbe recato ad al-Jufrah per incontrare il loro leader Shirksi, accompagnato dal Comandante della Missione ONU UNSMIL, Gen. Paolo Serra. Pur tenendo conto che l’attendibilità di tale dichiarazione è tutta da dimostrare, tali parole potrebbero reintrare nella campagna polemica lanciata da mesi da Tobruk contro il nostro Paese, ma potrebbero essere indirettamente confermate dall'assenza dell’Italia dal comunicato ufficiale di condanna alle violenze e di immediato cessate-il-fuoco che gli ambasciatori di Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno rilasciato 24 ore dopo l’attacco ai pozzi. L’unica dichiarazione ufficiale dell’Ambasciata italiana è stata affidata ad un tweet in cui si salutava: "lo schieramento delle forze del Consiglio Presidenziale nella Mezzaluna". Detto ciò, è verosimile ritenere che le unità straniere a cui si riferisce Mismari potrebbero più facilmente essere riconducibili a paesi quali Turchia e soprattutto Qatar, anche tenendo conto dei rapporti che Sallabi ha con questo paese (il fratello, Ali, è un’importante figura religiosa a Doha e, durante la rivoluzione libica del 2011, ha fatto da tramite per la fornitura e l’invio di armi qatariote al LIFG, di cui Ismail era uno dei leader). Dopo aver conquistato i terminal petroliferi di Ras Lanuf ed Es Sider, con il fondamentale supporto delle PFG, lo scorso 7 marzo le BDB li hanno riconsegnati alle Guardie Petrolifere comandate da Abu Khamada. Queste, pur dichiarandosi politicamente non affiliate ad alcuna fazione, poiché la loro unica missione è garantire la continuazione della produzione e dell’esportazione del petrolio e la protezione dei partner locali ed internazionali della National Oil Corporation, risultano strettamente legate al Consiglio Presidenziale e al Governo Serraj proprio per la loro vitale funzione. Tant’è che, durante il fine settimana, Barghathi ha inviato 600 uomini appartenenti a diverse unità rispondenti al Consiglio Presidenziale (Battaglioni di Fanteria 302° e 21° provenienti da Tripoli, 319° Battaglione della Guardia Presidenziale, 45° e 191° Battaglioni di Fanteria provenienti da Misurata e 66° Battaglione di Fanteria proveniente da Saba) - a cui si è aggiunto un gruppo di combattenti appartenenti a diverse Brigate misuratine (613° Battaglione) – con lo scopo di rinforzare le difese dei terminal e facilitare la conquista dei 2 ancora in mano ad Haftar. Una volta messi definitivamente in sicurezza i terminal, l’obiettivo dichiarato delle BDB – che al momento controlla la fascia di territorio che va da Nawfaliya fino alla linea del fronte di Bashir - è quello di dirigersi verso nord e rientrare a Bengasi. Un obiettivo piuttosto complesso, tenuto conto del numero delle forze del Generale presenti nei territori che separano le BDB da Bengasi, peraltro, ormai quasi totalmente controllata da Haftar.

Anche il fronte politico continua ad essere incerto. In seguito all’attacco delle BDB, infatti, il Parlamento (internazionalmente riconosciuto) di Tobruk ha votato in favore dell’annullamento degli accordi di Skirat - che avrebbero dovuto stabilire le modalità di inclusione del Parlamento all’interno del GAN - con 38 voti favorevoli sugli appena 56 presenti al momento del voto (all’inizio della sessione erano presenti 114 deputati), ritenendo che l’offensiva delle BDB sia stata resa possibile, se non addirittura supportata, da Tripoli, nonostante le smentite ufficiali del Consiglio Presidenziale.


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