a cura della Rivista Italiana Difesa
Il terrorismo diventa post-ideologico data: 22-07-2016 a cura di: Pietro Batacchi

Se c'è una cosa che lo Stato Islamico ha dimostrato in questi anni è di sapersi adattare ad ogni tipo di contesto, politico-strategico e militare. In tal senso lo Stato Islamico sembra costituire un'organizzazione assolutamente de-ideologizzata capace di ospitare tra i suoi ranghi tanto jihadisti di lunga data ceceni quanto ex saddamiti o ex gheddafiani o, ancora, soggetti marginalizzati delle periferie europee, per finire alla nuova frontiera degli “psichiatrici”. Un'organizzazione post-ideologica il cui obbiettivo è il consolidamento strutturale su un territorio, o su pezzi di territorio, e la creazione di un modello sociale molto semplice, quasi elementare, fuori dalle complessità delle società moderne e basato su 3 cardini: soddisfazione dei bisogni, amministrazione e sanzione. Un modello applicato nel Siraq, dove l'IS adesso sta arretrando, ma dove mantiene ancora capacità militari di assoluto rilievo, in Libia, un altro teatro dove lo Stato Islamico sta perdendo terreno, e che si sta tentando di esportare anche in Afghanistan o in Yemen, ovvero in tutti questi contesti dove il governo centrale è in difficoltà e/o non in grado di esercitare controllo su parti del territorio o dove esistono incertezza e instabilità politica. Per raggiungere questo obbiettivo, e per andare a insinuarsi/radicarsi anche in contesti lontani dai centri di insediamento tradizionale in Iraq e Siria, esistono 2 strade. La veicolazione del marchio, che viene opposto/proposto in alternativa a quello concorrente di Al Qaeda, ed il reclutamento su vasta scala del più alto numero di miliziani e adepti possibile. Le 2 strade, ovviamente, si sovrappongono perchè un marchio di successo significa capacità di attrazione e reclutamento. Da qui la grande cura e attenzione che l'IS dà alla parte mediatica e propagandistica con l'uso sistematico dei social e del Web, l'adozione di campagne propagandistiche perfettamente sincronizzate con gli attacchi, come nel caso di Parigi, e via dicendo. Cose che faceva e fa anche Al Qaeda, ma su una scala e con un'attenzione diverse. Nella narrazione di IS, pertanto, al centro di tutto non c'è l'Islam, cioè la religione, ma il marchio, al quale l'Islam è subordinato, che ha ormai oscurato quello tradizionalmente consolidato nel mondo jihadista di Al Qaeda e che sta esercitando un enorme fascino in tutto il mondo islamico. Ecco, allora, che non è un caso che tra i ranghi del gruppo vi siano piccoli criminali delle periferie europee, alla ricerca di una sorta di rigenerazione, o la gioventù dorata di Dacca, che pare abbracciare la causa di IS quasi a voler trovare "nuove emozioni" o, ancora, vecchi arnesi di eserciti e apparati statali che furono privi di ogni prospettiva e, dunque, facilmente arruolabili. E poi ci sono gli sbandati, o gli psichiatrici, che si radicalizzano in tempi brevi e che anche se non sono in contatto diretto con l'organizzazione, vengono da questa manipolati sia prima che dopo un attacco. Prima, attraverso la propaganda sul Web, ma anche attraverso l'azione di case officer, agenti manipolatori cioè, che operano come veri e propri gestori di risorse reclutandole, influenzandole e orientandole verso l'obbiettivo. Da una parte, pertanto, abbiamo un quadro intermedio che fa capo all'organizzazione, dall'altra, un "terminale offensivo" che non è parte dell'organizzazione ma che viene eterodiretto da questa. In qualche misura sembra che questo sia stato il modello dell'attacco di Nizza. Soggetto difficile, marginale, con tratti psichiatrici al quale il case officer in questione ha offerto un'alternativa di rigenerazione esistenziale sacrificandosi contro gli infedeli. Il case officer è il responsabile della condotta del "terminale offensivo" e ne fa da garante verso i livelli organici più alti. Nella fase successiva, giunge poi l'attribuzione di paternità dell'attacco, ovvero lo Stato Islamico se ne assume la responsabilità nonostante che chi l'ha commessa non faccia parte dell'organizzazione e che addirittura non ne abbia giurato fedeltà. Questa sorta di pragmatismo costituisce l'indubbio vantaggio dello Stato Islamico rispetto ai concorrenti di Al Qaeda e che fa dello Stato Islamico un nemico multiforme, più subdolo e pericoloso, dal quale emana una minaccia che può assumere i contorni del commando di stile militare che attacca il Bataclan, dei kamikaze che si fanno esplodere negli aeroporti o dei lupi solitari con il coltello o il machete o, ancora, del camion omicida come sulla Promenade Des Anglais. 


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