a cura della Rivista Italiana Difesa
La futura postura strategica norvegese data: 30-05-2016 a cura di: Marco Giulio Barone

Norvegia e Russia condividono l’interesse strategico per i giacimenti di idrocarburi del nord e per l’apertura delle nuove rotte commerciali permesse dal cambiamento climatico. Per Oslo queste opportunità sono di primaria importanza a causa del deteriorarsi delle riserve di Brent nel Mare del Nord ma anche per la congiuntura economica non particolarmente favorevole. In seguito all’intervento russo in Crimea, le relazioni tra Norvegia e Russia sono cambiate radicalmente. Dopo anni di decremento, nel 2015 le spese per la difesa sono cresciute del 3,3%, in tutto l’1,51% del PIL. Per il 2016 le spese per la difesa saranno incrementate del 9,8%, circa 526 milioni di dollari, e raggiungeranno i 6 miliardi di dollari complessivi. Il Governo si propone inoltre di destinarvi il 2% del PIL entro il 2020. Confermati gli impegni internazionali, 15 missioni ONU e NATO, con circa 500 uomini. L’impegno costante, nonostante le nuove priorità nazionali, funge da “bargaining chip” per richiedere agli alleati un supporto di ritorno in chiave antirussa. La pianificazione strategica norvegese si articola su 2 tronconi principali. Primo, il contrasto di una minaccia convenzionale da parte russa, eventualità poco probabile ma non assente. L’atteggiamento russo in Crimea e in Siria mette la Norvegia in apprensione per la disponibilità di Mosca al confronto militare. Secondo, la “situational awareness” che Oslo intende avere sui teatri di maggiore attività russa quanto nelle aree di interesse norvegese. I programmi di cooperazione militare sono sospesi, ma il Ministro della Difesa, Ine Eriksen Søreide, precisa spesso che la buona volontà di Oslo a riprendere il dialogo si può constatare attraverso i canali volontariamente lasciati aperti: infatti, prosegue la collaborazione bilaterale su pattugliamento costiero, commercio transfrontaliero, soccorso aeromarittimo, energia, e apertura delle rotte artiche – nonostante le sanzioni. Le FA norvegesi (Forsvaret) si articolano in una componente professionale ed una basata su coscritti. Esercito, Aeronautica e Marina hanno in organico 17.227 uomini e donne, di cui 5.321 civili e 7.741 coscritti/reclute. La Guardia Nazionale (Heimevernet) ha una forza a piena mobilitazione di circa 45.000 unità; l’amministrazione ordinaria impiega 592 addetti tra militari e civili e dispone inoltre di una forza di mobilitazione e reazione rapida di circa 3.000 uomini. A queste si aggiunge l’innovativa Cyberforsvaret che, con un organico di circa 1.300 uomini, si dedica alle attività nel cyberspazio. L’ Esercito ha in forza 9.024 uomini ed esprime tre pedine operative: la Brigata Nord, il Battaglione Guardie di Sua Maestà (Hans Majestet Kongens Garde, HMKG) e il Battaglione della Garnisonen i Sør-Varanger. La Brigata Nord equivale ad una brigata di fanteria meccanizzata, su 3 battaglioni arma base (2 corazzati, uno meccanizzato), artiglieria, genio, ISTAR, trasmissioni, logistica e sezione di sanità. Il battaglione HMKG assicura i servizi di rappresentanza e la difesa di Oslo. Il battaglione della Garnisonen i Sør-Varanger ha il compito di sorvegliare i circa 200 km di confine tra la Norvegia e la Russia e di formare le reclute specializzate nella ricognizione e sicurezza del confine. Si occupa inoltre di mantenere il servizio di guardia su postazioni fisse e al valico di Storskog, unico passaggio ufficiale tra la Russia e la Norvegia. Le reclute del battaglione alimentano la base di reclutamento dell’HV-17, il distretto militare dell’Heimevernet deputato alla difesa del Finnmark e che esprime gran parte della forza di mobilitazione e reazione rapida. Nel complesso, l’Heimevernet è organizzata in 11 distretti amministrativi che si occupano di predisporre la logistica per l’eventuale chiamata alle armi. La Brigata Nord opera i carri LEOPARD 2A4 e gli IFV BAE Systems CV9030. Ad essi è dedicato il 15% della spesa per il procurement nel triennio 2015-2018. L’ammodernamento dei LEOPARD riguarderà almeno 38 dei 52 carri disponibili, con la possibilità di estendere il programma secondo bilancio. Inoltre verranno acquistati 10-16 veicoli specializzati su base LEOPARD 2 (gittaponte, genio) ad un prezzo stimato di 73-121 milioni di dollari. I 103 CV-90 sono in fase di ammodernamento e verranno acquisiti ulteriori 41 nuovi esemplari, per un totale di 144 mezzi in 6 versioni. Tra il 2012 e il 2018, Oslo spenderà 1,6 miliardi di dollari di cui circa 1/3 dedicati a supporto logistico della linea, addestramento personale, ed ulteriori sistemi a corredo (RWS, UAV/UGV). In contropartita, una parte del lavoro sarà svolta in Norvegia dalle locali CHSnor, Kongsberg, Moelv, Nammo e Ritek AS Levanger. Programmi minori riguardano l’ammodernamento delle linee BV-206 ed M-113, l’acquisizione di munizionamento d’artiglieria da 155 mm e da mortaio da 81 mm, la valutazione di un radar direzione del tiro per l’artiglieria, l’acquisizione di un veicolo utility leggero per l’Heimevernet, contromisure elettroniche. Recentemente, le forze speciali norvegesi hanno inoltre acquisito 35-40 Supacat HMT EXTENDA. La Marina impiega 4.174 uomini ed include la Squadra Navale, la Guardia Costiera e il comparto scuole. La Squadra Navale si articola in 6 squadriglie divise per missione: fregate (Fregattvåpenet), attacco veloce (MTB-våpenet), sottomarini (Ubåtvåpenet), contromisure mine (Minevåpenet), operazioni speciali (Marinens jegervåpen) e supporto logistico (Logistikkvåpenet). L’ordine di battaglia comprende 5 fregate classe NANSEN, 6 corvette/FAC classe SKJOLD, 6 sottomarini classe ULA, 4 cacciamine classe OKSØY e 2 dragamine classe ALTA, 20 unità veloci SB-90N, almeno 3 unità da supporto logistico (Valkyrien, Reinøysund e Rotsund) e la nuova unità da ascolto elettronico MARJATA 11 (ufficialmente in carico all’Etterretningstjenesten, il servizio segreto). La Guardia Costiera dispone di una ventina di unità tra OPV, rompighiaccio e unità speciali adatte a climi rigidi. Si articola su 2 squadriglie, a nord e a sud del Paese. Alle acquisizioni della componente navale è dedicato circa il 14% del budget disponibile nel triennio 2015-2018, che aumenteranno al 26% nel periodo 2019-2023, quando i programmi impostati in questi mesi raggiungeranno la fase produttiva. Infatti, è già allo studio la sostituzione dei 3 OPV classe NORDKAPP, che hanno tuttavia subito alcuni ammodernamenti per poter operare almeno fino al 2020, con unità con caratteristiche equivalenti (dislocamento generoso, ponte elicotteri, grande autonomia). Anche le SB-90N richiederanno la sostituzione, che dovrebbe avvenire tra il 2018 e il 2025. Il grande protagonista è però il programma di sostituzione dei sottomarini classe ULA, recentemente aggiornati in quanto la Norvegia pianifica una gestazione complessiva di almeno un decennio. A tal proposito, cocente è la delusione della Svezia, che sperava di proporre un programma congiunto basato sull’A-26 della Saab. Oslo sembra invece interessata a coinvolgere la Germania e/o la Polonia. Ennesimo smacco dopo le scelte norvegesi di uscire dal programma bilaterale ARCHER e scegliere l’F-35 preferendolo al GRIPEN, e nonostante la Svezia abbia acconsentito alla vendita del 49,9% dell’azienda di Stato Patria Oy alla Kongsberg, per 309 milioni di dollari. La Norvegia acquista NATO, sminuendo il ruolo della struttura di cooperazione regionale NORDEFCO a livello militare, ma sfruttandone le sinergie in quello industriale. Per la Marina sono inoltre in fase di definizione l’acquisizione di nuovi apparati IFF, decoy per le unità classe SKJOLD, nuovi RHIB e il Mid-Life-Update dei pattugliatori classe SVALBARD e del rompighiaccio multiruolo HARSTAD. L’Aeronautica (Luftforsvaret), 3.533 uomini, si articola su 2 centri di Comando E Controllo (Mågerø e Sørreisa), 7 stormi operativi (132°, 133°, 134°, 135°, 137°, 138°, 139°) e 2 battaglioni missili anti-aerei NASAM II. La difesa aerea e l’attacco multiruolo sono assicurati da 3 Squadron su F-16A MLU (331°, 332°, 338°) basati a Bodø e Ørland. Il pattugliamento marittimo è appannaggio del 333° squadron su 6 P-3C/N ORION, il trasporto dei 4 C-130J-30 del 335°. La Luftforsvaret raggruppa inoltre tutti gli assetti ad ala rotante: 14 NH-90 NFH, 18 Bell 412 e 16 AW-101 (in consegna, rimpiazzo dei SEA KING). Il budget dedicato all’Aeronautica è capitalizzato, da qui al 2023, dal programma F-35, che da solo assorbirà il 45% dell’intero budget della difesa, 1 miliardo di dollari nel 2016 per il programma e le infrastrutture, una grande opportunità sia militare che industriale. Dal punto di vista militare, l’esiguo strumento norvegese viene rafforzato da un sistema d’arma pregiato. Dal punto di vista industriale, la Norvegia approfitta del network creato attorno al programma multinazionale per stringere accordi industriali. Primo fra tutti, il programma NSM; la compatibilità del missile con l’F-35 accresce le possibilità di mercato, come dimostra il recente interesse australiano e di altri futuri utenti. In seguito alle dichiarazioni dell’Ammiraglio Bruun-Hanssen sulle reali tempistiche di rischieramento della NATO, l’opinione pubblica preme per un accrescimento delle Forsvaret e maggiori fondi per l’Heimevernet. In effetti, a dispetto delle nuove spese, le FA restano sottodimensionate per la difesa nazionale e poco incisive nel teatro baltico. Il governo compensa corteggiando la NATO e i suoi membri, inclusa una politica industriale che privilegia gli alleati atlantici e lo sviluppo di una nicchia di capacità ad essi utile. Non è una strategia muscolare, ma nel caso in cui le relazioni con la Russia si normalizzassero Oslo non avrebbe dissipato troppe risorse per un riarmo che avrebbe comunque un impatto limitato. La Norvegia sembra puntare tutto sulla credibilità della NATO nel suo insieme e sull’ottenimento della miglior posizione possibile in seno all’Alleanza.


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