Notizie a cura di RID
anteprima “Airbus del mare”: la partita delle navi 10-08-2017

La partita per creare un super-polo cantieristico navale italo-francese, il cosiddetto (e decisamente suggestivo) “Airbus del mare” è ancora tutta da giocare. Uno dei temi che stanno diventando centrali, nella complicata trattativa tra Roma e Parigi, è sicuramente quello legato al comparto militare. Assetto che potrebbe essere la chiave per risolvere gli ostacoli sulla strada della nascita di un colosso con un fatturato di 9 miliardi di euro (quasi equamente suddivisi tra il portafoglio italiano e quello francese, e con ordini per altri 60 miliardi di controvalore) e con 35.000 dipendenti. Il polo militare potrebbe diventare il primo a livello europeo, e della stessa taglia dei colossi americani e asiatici. Ciò che però potrebbe solleticare Fincantieri è soprattutto la possibilità di rispondere ad almeno 2 programmi strategici per la Marina Francese, uno dei quali di particolare urgenza. Negli anni ’80, il supporto logistico della flotta era stato assicurato realizzando le 5 valide rifornitrici classe DURANCE, completate entro il 1989 e piazzate anche all’ export. Dopo la vendita della capoclasse all’Argentina già nel 1997, la MEUSE è stata radiata nel 2015, e restano pertanto in servizio solo 3 unità, con un’età compresa tra i 28 e i 34 anni. Nel 2008 ne era stata pianificata la sostituzione con 4 unità: il Libro Bianco 2013 e la Loi de Programmation Militaire 2014-2019, poi integrati nel 2014 dal piano Horizon Marine 2025 (e dagli stanziamenti straordinari varati dopo gli attacchi dell’ISIS su suolo francese, nel 2015-2016: obbiettivo, riportare il tonnellaggio della flotta a quota 485.000), hanno confermato tale scelta, posponendola però al 2018-2021. Il programma FLOTLOG (Flotte Logistique), prevede sempre di realizzare unità logistiche multiruolo, tipo Joint Support Ship, con una quarta al momento data solo come opzione nella Legge di programmazione del 2014-2019. Le nuove unità dovranno essere a doppio scafo e con capacità polivalenti: un primo contratto di progettazione preliminare era stato assegnato a Naval Group (ex DCNS) nel 2012, dopo il fallito progetto di agganciarsi al programma MARS inglese, dando vita alla proposta denominata BRAVE (Batiment RAvitailleur d’Escadre), per un’unità di 180-195 metri di lunghezza, capace di trasportare 16.000 t di materiali, un’ampia struttura elicotteristica poppiera, e la capacità di imbarcare un posto comando complesso, e container multiuso. Appare chiaro che un’eventuale alleanza cantieristica italo-francese potrebbe portare alla ribalta la LSS tipo VULCANO in costruzione per la Marina Italiana, con caratteristiche compatibili con i desiderata della Royale, con la possibile realizzazione di 3 unità nei cantieri francesi, ma basate sul progetto italiano customizzato. E a questo punto, le opzioni per una quarta unità francese, e una seconda italiana, potrebbero fondersi su una piattaforma di impiego comune, sulla falsariga di quanto fatto da Germania e Olanda per la nave logistica/anfibia KAREL DOORMAN. Senza contare la forza propulsiva che avrebbe questa partnership sul mercato dell’export, che già vede il Brasile quale “osservatore” nel programma italiano LSS. In effetti, il super-gruppo Fincantieri-STX-Naval Group spingerebbe ulteriormente i prodotti di alto livello del socio italiano, che nei giorni scorsi ha chiuso definitivamente il mega-contratto col Qatar (dopo le preoccupazioni generete dalla crisi che oppone il piccolo emirato all’Arabia Saudita) per 7 navi, mentre notevoli speranze suscita la proposta Fincantieri per la gara australiana relativa a 9 nuove fregate destinate a sostituire le ANZAC. Il polo italo-francese si candiderebbe invece a sfondare in Canada, dove la gara riguarda ben 15 unità (Canadian Surface Combatant Project), 3 delle quali in versione antiaerea, e 12 ASW/multiruolo. Inutile dire che la versione francese FREDA delle FREMM, potrebbe essere un atout da affiancare alle sofisticate FREMM antisom italiane. Senza contare, naturalmente, i programmi di altri paesi che già hanno preso in considerazione le FREMM, come Brasile, Malaysia, Arabia Saudita e Algeria. Ma il super-gruppo cantieristico verrebbe anche coinvolto nella costruzione di portaerei di squadra francesi, realizzabili solo a Saint Nazaire. Cancellato nel 2013, dopo 4 anni di tira-e-molla, l’ambizioso progetto PA (Porte-avions) 2, mirato a realizzare una seconda portaerei, a propulsione convenzionale ma più grande della De Gaulle, è stato infatti ripreso in considerazione già durante la crisi del 2015-2016, quando la DE GAULLE era costretta a fare gli straordinari per bombardare ISIS, rimandando i lavori di ammodernamento di un anno. Il piano Horizon Marine 2025 è così tornato a prevedere una seconda portaerei, eventualmente anche a propulsione nucleare, rimandando la decisione alla prossima Legge di programmazione quinquennale 2019-2024, che sarà elaborata dalla nuova amministrazione Macron. Il giovane presidente dovrà valutare se realizzare anche una terza portaerei, nella prospettiva della sostituzione della DE GAULLE, dopo il 2040. Il programma coinvolgerebbe nel settore delle grandi portaerei di squadra anche Fincantieri, con un occhio anche in questo caso all’export, anche se gli unici paesi interessati a navi di questa taglia sono India e Brasile, mentre la Corea del Sud punta a portaerei più simili alla CAVOUR (per le 2 unità previste), e il Giappone, se passerà anche questo Rubicone, farà quasi certamente da sé.

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima Il programma OA-X entra nella fase decisiva 08-08-2017

Mentre l’Air Force americana è impegnata nelle valutazioni strategiche e finanziarie riguardanti il futuro dei velivoli dedicati al supporto aereo ravvicinato (CAS), cresce il suo interesse verso il procurement di una nuova flotta di aerei low cost d’attacco leggero da impiegare nelle missioni CAS e COIN che, negli ultimi 3 lustri, hanno rappresentato la stragrande maggioranza delle operazioni di combattimento degli aerei statunitensi, e non solo.

a cura di Andrea Mottola
anteprima DPP 2017: i nuovi programmi della Difesa 03-08-2017

Il Ministero della Difesa ha ufficialmente presentato al Parlamento il DPP (Documento Programmatico Pluriennale) 2017. Il documento contiene l’elenco dei programmi di procurement delle Forze Armate italiane ed i relativi finanziamenti, in attesa che il Parlamento approvi definitivamente il Disegno Legge sul Libro Bianco e con esso la nuova Legge Sessennale che regolerà in futuro il settore procurement/acquisizioni in un arco di tempo, appunto, sessennale. Tra i programmi che partono ufficialmente quest'anno c'è l'upgrade del carro ARIETE con un finanziamento triennale da 35 milioni per lo sviluppo di un prototipo. Chiaramente, questi finanziamenti sono insufficienti per arrivare alla realizzazione di un prototipo, per cui il programma dovrà, e, secondo fonti di RID, sarà, rivisto, anche alla luce dell'iniziativa franco-tedesca nel settore dei nuovi carri da battaglia. Via anche all'acquisizione di un nuovo sistemi anti-drone nazionale, alla realizzazione di una seconda versione dell'EC-27J JEDI – aereo da guerra elettronica che consente il disturbo delle comunicazioni nemiche e dei segnali di detonazione degli IED – ed al sistema per l'analisi delle informazioni PANTERA, destinato al Centro Intelligence Interforze del RIS (Reparto Informazioni e Sicurezza) dello Stato Maggiore Difesa. Previsti anche i finanziamenti per il leasing del velivolo spia SIGINT KINGAIR 350 ER che da mesi sta già operando – da Pantelleria o Lampedusa - per la sorveglianza del quadrante Libia-Meditarraneo. Peraltro, nello stesso DPP si parla dell'acquisizione di 2 velivoli del genere a partire dal prossimo anno. Non è chiaro se, però si tratta di 2 KING AIR oppure di 2 GULFSTREAM G550 SEMA (Special Electronic Mission Aircraft). Secobndo fonti di RID, l’AM sta spingendo per acquisire almeno un SEMA. Oltre che dei nuovi programmi e dei programmi in corso, il DPP parla anche dei programmi al momento privi di finanziamento, ma che potrebbero partire grazie al cosiddetto "fondone" del MEF e del MiSE (Art.1 comma 140 Legge di Bilancio 2017). Tra questi troviamo: il nuovo sistema a corto-medio raggio sup-aria MBDA CAMM ER, i 4 Boeing CHINOOK ER (Extendend Range) per le forze speciali dell'EI, il nuovo UAV MALE (Medium Altitude Long Endurance) P.2HH, la nuova unità ausiliaria per il soccorso sommergibili, il nuovo elicottero multiruolo joint per AM ed EI, ecc. A questi bisogna poi aggiungere alcuni programmi, i cui requisiti e le cui esigenze sono da tempo formulate, che restano tuttora privi di finanziamento. Tra questi: l'armamento degli UAV PREDATOR, l'acquisizione dei velivoli leggeri per l'addestramento basico dei piloti, l'acquisizione di un nuovo LUH (Light Utility Helicopter) per l'EI, una nuova unità logistica LSS per la Marina, ecc. Infine, il DPP ricorda che alcuni programmi già avviati ed in corso, a partire dal prossimo anno avranno bisogno di essere rifinanziati pena ripercussioni sulla loro regolare continuità. Si tratta, tra quelli più importanti, dell'Eurofighter TYPHOON, delle fregate FREMM, dei VBM FRECCIA Seconda Brigata e della nuova blindo pesante CENTAURO II. Tuttavia, quanto meno FREMM e FRECCIA Seconda Brigata dovrebbero ricevere i finanziamenti del già citato "fondone". Su RID 10/17 approfondimento speciale dedicato al DPP 17.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Italy launches OPTSAT 3000 satellite 02-08-2017

The Italian Ministry of Defence’s OPTSAT-3000 satellite has been successfully launched at 1.58 UTC.

a cura di Redazione
anteprima SEA BREEZE 2017: SOF USA nel Mar Nero 02-08-2017

Lo scorso 22 luglio si è conclusa l’edizione 2017 dell’esercitazione multinazionale SEA BREEZE. Le manovre militari, iniziate quest’anno il 10 luglio, hanno avuto lo scopo di migliorare le capacità dei partecipanti nella conduzione di operazioni in materia di sicurezza marittima. L’area interessata dall’esercitazione è stata, come di consueto, quella del Mar Nero occidentale e, in particolare, le acque prospicenti la città ucraina di Odessa. Quest’anno alla SEA BREEZE hanno partecipato circa 3.000 militari, con la messa in campo di 31 unità navali e 29 aeromobili, appartenenti a ben 16 nazioni : Belgio, Bulgaria, Canada, Francia, Georgia, Grecia, Italia, Lituania, Norvegia, Polonia, Romania, Svezia, Turchia, Ucraina, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Degno di nota è stato il contributo statunitense che ha fatto perno sull’incrociatore USS HUE CITY (CG 66), classe TICONDEROGA, e sul caccia USS CARNEY (DDG 64), 14° esemplare della classe ARLEIGH BURKE. Alle due unità di superficie gli Stati Uniti hanno affiancato un velivolo da pattugliamento marittimo e ASW/ASuW P-8A POSEIDON appartenente al Maritime Patrol Squadron (VP) 16, elementi del 6th Fleet Maritime Ashore Support Team (MAST), Marines del Fleet Antiterrorism Security Team (FAST) di Rota e marinai dell’Explosive Ordnance Disposal (EOD) Mobile Unit 8, del Naval Mobile Construction Battalion (NMCB) 1, dell’Underwater Construction Team 1, a cui si sono aggiunti uomini e donne appartenenti al Comando delle forze navali statunitensi per l’Europa e l’Africa. Altro contributo significativo, oltre che naturalmente quello dei padroni di casa ucraini, è stato quello della Marina Turca. Le Türk Deniz Kuvvetleri hanno rischierato una fregata classe YAVUZ, la TCG TURGUTREİS (F-241), una nave da sbarco, la TCG KARAMÜRSELBEY (NL-124), e un sottomarino classe ATILAY (AY), il TCG BATIRAY (S-349). Passando alla descrizione operativa, la SEA BREEZE 2017 si è svolta in 2 distinte fasi. La prima, nota ai partecipanti, ha permesso di familiarizzare con l’area operativa e di migliorare l’interoperabilità tra le diverse piattaforme coinvolte, esercitandosi sia in mare aperto che nel porto di Odessa e nell’entroterra ucraino. Sono state, infatti, effettuate operazioni del tipo Visit, Board, Search and Seizure (VBSS), le quali rappresentano oggigiorno una capacità critica in ambito maritime, nonché di damage control alle infrastrutture portuali, di comando e controllo (C2) e di genio campale, riparando piste d’atterraggio e costruendo fortificazioni in collaborazione con i genieri della Fanteria di Marina ucraina. Particolarmente significativo è stato poi l’addestramento congiunto svolto dai Marines della FAST con i colleghi ucraini nell’esecuzione di operazioni militari in ambiente urbano (MOUT) presso l’area addestrativa dedicata di Shirokyi Lan a partire dal 13 luglio. La seconda fase, scattata invece il 18 luglio, ha messo alla prova i reparti all’interno di uno scenario dinamico ed in continua evoluzione, modellato dai coordinatori della SEA BREEZE in risposta alle decisioni e alle azioni condotte a livello tattico-operativo dai partecipanti a seguito degli input ricevuti di volta in volta. Durante la seconda fase sono intervenute anche unità navali inserite nello Standing NATO Maritime Group 2 (SNMG2) che hanno condotto operazioni di tipo antisom, di lotta di superficie ed aeree e proseguendo le azioni anfibie, coinvolgendo anche aliquote della Fanteria di Marina turca. La SEA BREEZE 2017 verrà però ricordata per un elemento di discontinuità e di rottura rispetto alle precedenti edizioni: la presenza e l’inserimento di Forze Speciali nelle manovre. Tra i circa 800 militari americani vi erano, infatti, elementi della Naval Special Warfare Unit 2. I Navy SEAL hanno operato a fianco dei loro omologhi ucraini supportati dai convertiplani CV-22 OSPREY del 7th Special Operations Squadron del 352d Special Operations Wing di stanza sulla RAF Mildenhall. Secondo quanto dichiarato da alcuni ufficiali, la SEA BREEZE 2017 ha permesso di testare in maniera proficua l’interoperabilità tra i team di SOF statunitensi ed ucraini, integrando i vari elementi sia a livello di plotone che di special operations maritime task group. Integrazione avvenuta attraverso la condotta di manovre di tipo VBSS notturne e diurne ed anche grazie alla condivisione dell’ “expertise” in ambito di azioni dirette. Proprio la presenza di unità SOF ha destato una certa apprensione ed allarme da parte russa. Se dal punto di vista militare, la Federazione ha risposto mettendo in allerta le proprie unità nell’area e svolgendo una contro-esercitazione, da un punto di vista mediatico i russi hanno posto particolare enfasi sulla presenza degli incursori. I mass media hanno, infatti, ammonito gli ucraini ed i propri alleati a non tentare pericolose e, quanto meno allo stato attuale, ipotetiche azioni di sabotaggio alle proprie infrastrutture presenti in Crimea. I canali di comunicazione hanno poi condannato ad ampio spettro l’esercitazione, in taluni casi in maniera paradossale e contradditoria: marcando a volte una presunta “inferiorità” qualitativa e quantitativa delle unità occidentali, se paragonate alla Flotta del Mar Nero, ed altre volte gonfiando i numeri dell’esercitazione con estremo allarmismo, giungendo perfino a dichiarare la presenza di 25.000 uomini nell’area delle operazioni. Il clima, quindi, rimane sempre teso, specie anche dopo le dichiarazioni da parte del Segretario di Stato USA Rex Tillerson, il quale ha ribadito il pieno appoggio da parte degli Stati Uniti alle operazioni ucraine contro i separatisti del Donbas. Dichiarazioni a cui si aggiunge, a quanto pare, la volontà americana di fornire agli Ucraini armi a “scopo difensivo” come gli ex cutter USCG tipo ISLAND e, forse, anche di sistemi anticarro.

a cura di Michele Taufer
anteprima Due navi per la missione in Libia 01-08-2017

Dalla Deliberazione del Consiglio dei Ministri si apprende che il dispositivo navale per il supporto alla Guardia Costiera libica nelle attività di contrasto al traffico di esseri umani sarà composto da 2 unità navali. In particolare, si tratta di un'unità funzionale al supporto tecnico logistico ed un un pattugliatore distaccato dall'Operazione nazionale MARE SICURO. La missione partirà ufficialmente a seguito del voto parlamentare – se favorevole – previsto nella giornata di domani: sarà preceduta da incontri tecnici di pianificazione tra i rappresentanti del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI) e della controparte libica; durerà fino al 31 dicembre 2017, e per il suo supporto finanziario si attingerà alla dotazione già stanziata per la copertura di MARE SICURO (34 milioni di euro per tutto il 2017). La missione ha i seguenti compiti, che si aggiungono a quelli già svolti dal dispositivo aeronavale nazionale apprestato per la sorveglianza e la sicurezza nell’area del Mediterraneo centrale:

- protezione e difesa dei mezzi del Consiglio Presidenziale/Governo di Accordo Nazionale libico (GNA) che operano per il controllo/contrasto dell’immigrazione illegale, distaccando una o più unità assegnate al dispositivo per operare nelle acque territoriali e interne della Libia controllate dal Consiglio presidenziale/Governo di Accordo Nazionale (GNA) in supporto a unità navali libiche;

- ricognizione in territorio libico per la determinazione delle attività di supporto da svolgere;

- attività di collegamento e consulenza a favore della Marina e Guardia Costiera libiche;

- collaborazione per la costituzione di un centro operativo marittimo in territorio libico per la sorveglianza, la cooperazione marittima e il coordinamento delle attività congiunte. Inoltre, potranno essere svolte attività per il ripristino dell’efficienza degli assetti terrestri, navali e aerei, comprese le relative infrastrutture, funzionali al supporto per il contrasto dell’immigrazione illegale.

a cura di Pietro Batacchi
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