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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID OPV Lurssen per la RAN

Dopo il terno uscito per la spagnola Navantia, che aveva ottenuto i contratti per LHD, caccia antiaerei e rifornitori, e il mega contratto con la francese DCNS/Naval Group per 12 nuovi sottomarini, ora è la volta della tedesca Lürssen ad accaparrarsi un ricco contratto con la Royal Australian Navy (RAN). Il polo cantieristico germanico ha infatti vinto la gara da 4 miliardi di dollari per la realizzazione di 12 nuovi pattugliatori d’altura (OPV), previsti dal libro Bianco 2016 con il programma SEA-1180, battendo l’agguerrita concorrenza della conterranea Fassmer e dell’olandese Damen. Il Project SEA-1180 prevede unità portaelicotteri con design stealth, dislocamento di 2.000 t circa, ottime caratteristiche marine ed elevata automazione, dotazione spartana ma allo stato dell’arte di armi (compreso un cannone da 57 o 76 mm) e sensori, capacità di imbarcare un elicottero medio, RHIB e moduli containerizzati. Caratteristiche che si ritrovano nei modelli OPV-85/90 della famiglia di pattugliatori alturieri della Lürssen che andranno opportunamente customizzati per le esigenze della RAN. La Marina Australiana approda ora ad una scelta cui aveva voltato le spalle nel 2003, quando optò per una nuova classe di pattugliatori di taglia costiera, dopo che negli anni ’90 si era ragionato su OPV multiruolo: per poi pentirsene rapidamente, quando emersero i molti limiti – tecnici e concettuali – degli ARMIDALE, che le nuove unità andranno a sostituire nel prossimo decennio. Per la loro costruzione, il contratto prevede, oltre al trasferimento di know how, la realizzazione di 2 unità ad opera dell’Australian Submarine Corporation, ad Adelaide, e delle altre 10 a cura del raggruppamento Austal e Civmec, a Henderson, nell’Australia Occidentale, con la creazione di un migliaio di posti di lavoro, compreso l’indotto. Un obbiettivo non secondario, perché secondo fonti del Governo australiano il programma andrà a coprire un triennio (2018-2020) altrimenti povero di attività cantieristica, compreso com’è tra la fine dei lavori su LHD e cacciatorpediniere, e prima di partire con le nuove fregate (ancora da assegnare: e qui dopo spagnoli, tedeschi e francesi, sono Fincantieri e BAE Systems ad incrociare le dita per FREMM e Type 26, rispettivamente) e con i nuovi sottomarini derivati dai francesi SUFFREN. Completata la progettazione di dettaglio e la customizzazione dei nuovi OPV, la costruzione della capoclasse nel sito di Adelaide partirà nel quarto trimestre del 2018, seguita nel 2020 dall’impostazione della prima unità del lotto destinato a Henderson, con consegne dal 2021.

anteprima logo RID Quattro nuovi mezzi da sbarco per la MM

Il Cantiere Navale Vittoria sta costruendo i 4 nuovi mezzi da sbarco destinati alla nuova LHD della MM.

anteprima logo RID La scomparsa del sottomarino SAN JUAN

Non dà segni di vita da mercoledì 15 novembre. E dopo quasi 6 giorni di black-out, la preoccupazione circa la sorte del sommergibile argentino SAN JUAN, e dei 44 militari presenti a bordo, non può che aumentare trasformandosi in rassegnazione.

anteprima logo Marina Italiana La MIBIL addestra le FFAA libanesi

Con la cerimonia di consegna degli attestati e dei distintivi del corso, presso la Base Navale di Beirut, si è concluso il ciclo di addestramento organizzato in favore di Ufficiali e Sottufficiali della Marina libanese al fine di diffondere la conoscenza delle tecniche e procedure di contrasto degli inquinamenti marini, e di fornire le competenze e le abilità tecniche per fronteggiare lo sversamento di idrocarburi o di altre sostanze nocive in mare.

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anteprima logo Marina Italiana Nave Fasan impegnata in Operazione "Aeolus"

Attività dell'Operazione Atalanta a guida italiana, come deterrente nei confronti della pirateria nelle acque del Corno d’Africa

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anteprima logo RID Le basi cinesi all'estero

Lo scorso 18 ottobre, durante il discorso di apertura del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, il Presidente Xi Jinping ha ribadito la strategia del proprio Paese in campo internazionale confermando un trend già in corso da alcuni anni: la Cina è ormai diventata una potenza di primo piano sempre più in grado di agire su scala planetaria. Il Paese ha, infatti, la necessità di trovare una “valvola di sfogo” all’estero per la propria forza lavoro interna, data la sovra-capacità produttiva raggiunta da Pechino, a cui si aggiungono le sempre più imperanti necessità di tipo energetico. La Cina è diventata oggigiorno il più grande importatore di petrolio al mondo. Il 52% del greggio necessario al sostentamento della sempre più tecnologica “fabbrica” cinese viene importato dal Medio Oriente, mentre il 22% di esso arriva dall'Africa. Quasi il 40% per cento del commercio estero della Cina, poi, passa per l'Oceano Indiano: un dato destinato a crescere nei prossimi anni grazie al progetto della “Nuova Via della Seta”. Iniziativa, promossa e voluta da Xi Jinping, che ha lo scopo di connettere commercialmente per via terrestre e marittima Cina e Paesi dell’Eurasia. E’ quindi lapalissiano come, per Pechino, lo spazio marittimo dell’Oceano Indiano avrà sempre maggiore importanza, con in prospettiva anche la stabilità dei bacini ad esso adiacenti: Mar Rosso, Golfo Persico e Mar Mediterraneo. La protezione delle SLOC non può però essere effettuata dalla Marina (People's Liberation Army Navy - PLAN) partendo da basi stanziali nella Cina continentale vista l’enorme distanza in gioco. Era quindi inevitabile che anche la Cina, in linea con la propria strategia militare, cercasse di garantirsi degli approdi logistici in grado di fornire un adeguato supporto alle proprie unità navali impegnate nei vitali pattugliamenti marittimi, specie nell’Oceano Indiano Occidentale. Il 1° agosto è stata pertanto inaugurata, a Gibuti, la prima base militare permanente all’estero di Pechino, mentre, nel prossimo futuro, se ne prevede una seconda a Gwadar, in Pakistan, sito attualmente utilizzato dalla Marina per limitate visite occasionali. La base gibutina ha una superficie di circa 200 ettari, è dotata di eliporto, bunker rinforzati, aree logistiche e di stoccaggio/pre-posizionamento, mentre in futuro potrebbe anche contare su di un approdo a mare entro l’attuale perimetro. Della guarnigione cinese in terra africana, che dovrebbe essere composta da non meno di 1.000 uomini e di cui non vi è però ancora chiarezza sul numero effettivo di soldati, fanno parte attualmente 2 unità navali: la nave d’assalto anfibio TYPE 071 JINGGANGSHAN, con capacità di trasporto truppe pari a 500-800 uomini, e la DONGHAIDAO, unità logistica. Per quanto riguarda invece i mezzi terrestri a disposizione del contingente, dovrebbero essere presenti nella base almeno 6 veicoli da combattimento per la fanteria (IFV) tipo ZBL-08 con mitragliera da 30 mm e non meno di 4 veicoli tipo DONGFENG WARRIOR, rivisitazione cinese dell’HUMMER americano, dotati di mitragliatrice da 12,7mm. Un contingente anfibio al momento limitato ma destinato ad aumentare man mano che la base entrerà a pieno regime, permettendo così a Pechino di potere esercitare un’effettiva azione di deterrenza nell’area a sostegno dei propri interessi.