LEONARDO
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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Pentagono: il budget 2019

La Casa Bianca ha ufficialmente presentato la richiesta di budget per il Pentagono relativa all'anno fiscale 2019.

anteprima logo Stato Maggiore Difesa Forze Armate: cooperare per crescere

A Trapani l'Aeronautica Militare e l'Esercito Italiano cooperano secondo gli obiettivi del Libro Bianco.

a cura dello
anteprima logo RID Ground Based Midcourse Defense

Il 2 novembre 2017 il 44º ed ultimo, almeno per il momento, missile GBI (Ground-Based-Interceptor) è stato installato nella base di Fort Greely, Alaska, rispettando in pieno i tempi del programma (cosa non così frequente, ultimamente…). Pochi giorni dopo la Casa Bianca ed il Congresso statunitense hanno previsto di acquisire ulteriori 20 missili, da installare in Alaska il prima possibile. Oltre a questo si sta valutando un altro sito di lancio sulla costa atlantica o nel Midwest, unitamente all'acquisizione di altri 40 missili intercettori, in modo da portare il totale degli intercettori a 104. Negli anni della Guerra Fredda la pace è stata assicurata dalla deterrenza nucleare delle 2 superpotenze dell'epoca. Attraverso la cosiddetta MAD (Mutual Assured Destruction) nessuno dei 2 avversari avrebbe deciso di scatenare una guerra termonucleare globale, conscio che dall'altra parte sarebbe stato lanciato in risposta un numero di testate tali da annientare il proprio Paese. Quindi, sia pur con l'incubo di un possibile olocausto nucleare, che avrebbe devastato l'intero pianeta e non solo i 2 contendenti, buona parte del mondo ha vissuto un lungo periodo di relativa pace, rotto soltanto, anche se frequentemente, da conflitti locali. Le 2 superpotenze erano così definite proprio in funzione della capacità di distruggere completamente l’avversario. Altri Paesi, come Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan ed Israele, vengono definite militarmente medie potenze e dispongono invece di arsenali molto più limitati, ciascuno con alcune decine di testate, tante da poter comunque svolgere un ruolo di dissuasione strategica, ma non tali da annientare completamente un Paese di medie dimensioni. In questo scenario la difesa antimissili era considerata un elemento potenzialmente destabilizzante, visto che avrebbe potuto alterare la bilancia su cui si reggeva la mutua deterrenza. Per tale ragione nel 1972 venne firmato il trattato ABM che limitava a 100 vettori antimissile equipaggiati con teste nucleari la difesa di ciascun Paese. I Sovietici schierarono i loro intercettori UR-96 (ABM-1 GALOSH) intorno a Mosca, mentre gli Statunitensi dispiegarono i missili SPRINT in North Dakota, a protezione di parte dei silos degli ICBM. Il sistema americano ebbe vita breve e venne smantellato già nel 1976. L'ABM-1 GALOSH venne seguito dal missile 51T6 (ABM-4 GOROGN), ritirato dal servizio nel 2005. Ancora oggi il sistema antimissili balistici russo posto a protezione di Mosca è attivo, ed impiega missili 53T6 (ABM-3 GAZELLE), entrati in servizio nel 1995 e basati in silos. Come i suoi predecessori, questo velocissimo intercettore (17 Mach), non è in grado di colpire una testata nemica al di fuori dell'atmosfera con una manovra precisa che porti all'impatto diretto. Utilizza invece una testa nucleare da 10 kT che compensa quindi la mancanza di precisione. L'Amministrazione Reagan ha contribuito a far crollare l'URSS grazie al progetto SDI (Strategic Defense Initiative), anche noto con i nomignolo di Star Wars, che annunciava la possibilità di abbattere i missili sovietici in arrivo grazie a sensori basati nello spazio e ad armi avveniristiche ad energia diretta, modificando così la bilancia strategica. L'Unione Sovietica si rese presto conto che non avrebbe potuto mai realizzare qualcosa di simile. In realtà la SDI è stata un grande bluff, dato che all'epoca non vi erano ancora risorse adeguate per realizzare l'insieme di sensori e di armi necessari a fermare un attacco missilistico globale, con risorse basate tanto a terra che nello spazio. Nel 1993 la Guerra Fredda era ormai finita, e l'Amministrazione Clinton ridimensionò pesantemente il progetto, trasformandolo in BMD (Ballistic Missile Defense), volto alla protezione contro la minaccia dei missili balistici di teatro (TBM) che operavano a livello regionale, e quindi non contro gli Stati Uniti, che godono della protezione data dalla posizione geografica contro i cosiddetti Stati-canaglia. Nel 1998 l'attenzione venne però nuovamente rivolta verso la difesa nazionale, a fronte del rischio posto da attacchi tanto isolati, quanto ipotetici, lanciati dall'Iran, dalla Corea del Nord, o da lanci accidentali da parte di Russia o Cina (veri incidenti, colpi di mano di unità ribelli, o missili caduti nelle mani di terroristi). Nel dicembre 2001 l'Amministrazione George W. Bush ha infine annunciato che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dal Trattato ABM del 1972.

anteprima logo Stato Maggiore Difesa 4 neo specialiste afgane in comunicazioni

Herat- È terminato ieri il corso per specialisti nelle comunicazioni operative a favore di 13 militari del 207^ corpo d’armata afgano che sono stati abilitati alle procedure di concezione e di diffusione dei messaggi in supporto alle operazioni.

a cura dello
anteprima logo Stato Maggiore Difesa Iraq:concluso 3° corso Operazioni ad alto rischio

Si è concluso, con la consegna degli attestati di partecipazione, il corso per operazioni ad alto rischio a favore delle Forze di Sicurezza irachene della Regione Autonoma del Kurdistan

a cura dello
anteprima logo RID Il Bilancio della Difesa 2018

Dopo un biennio di sostanziale assestamento e di arresto della tendenza alla diminuzione, finalmente quest'anno il Bilancio della Difesa fa registrare un sensibile incremento. Nulla di eccezionale, certamente, ma quanto meno il segno di un'inversione di tendenza che, speriamo, possa essere consolidata nei prossimi anni. Del resto, le ragioni per aumentare le spese della Difesa ci sono e sono sotto gli occhi di tutti: il precario scenario di sicurezza (con le minacce e i rischi a tutti ben noti e mai come oggi così vicini ai nostri confini), alla Brexit e alla repentina accelerazione del processo di integrazione europea in ambito Difesa, senza dimenticare la road map della NATO per il famoso 2% del PIL da destinare alla Difesa. Soprattutto gli ultimi 2 fattori sono oggi quelli a nostro avviso determinanti. L'Europa ha compiuto negli ultimi 2 anni dei progressi mai visti in tema d'integrazione della difesa con l’avvio ufficiale alla PESCO (Permanent Structured Cooperation) e l’assegnazione dei primi fondi per la ricerca militare. Fondi che cresceranno nei prossimi anni e che, oltre alla ricerca, andranno a finanziare pure le capacità. Un progresso enorme – appunto, mai visto in precedenza – che se da un lato offrirà al nostro sistema delle notevoli opportunità dall'altro richiederà che a livello nazionale vi siano delle basi di partenza solide e sviluppate – e non deboli perchè sotto-finanziate o mal finanziate – anche perchè la cooperazione internazionale richiede il massimo rispetto degli impegni, soprattutto in termini finanziari. E poi la NATO. Ovviamente sappiamo tutti, NATO compresa, che l'Italia non spenderà mai il 2% del PIL per la Difesa, ma nell'ambito della road map ci sono comunque vincoli precisi su capacità e impegni che non possono essere ignorati. Vero, l'Italia può sempre dire, a ragione, di fare sul piano della sicurezza internazionale molto più della grossa e ricca Germania, di essere il meglio per ciò che concerne le operazioni di stabilizzazione, di essere affidabile molto più di diversi altri Paesi NATO (ebbene sì, signori, l'Italia negli ultimi 30 anni lo è stata), ma la road map di Mattis è lì e non si può far finta che non ci sia. Per cui anche se non sarà il 2% bisogna mostrare, fatti alla mano, che l'Italia incrementa le spese militari e che lo fa tenendo conto delle indicazioni NATO ed allocando in maniera strategica e razionale le risorse. Dunque, oggi non siamo più al dogma "fare di più con meno", bensì al "fare meglio con (un po') di più".