Notizie a cura di RID
anteprima La NATO rafforza la presenza in Afghanistan 30-06-2017

Dal meeting dei Ministri della Difesa NATO conclusosi ieri sera Bruxelles è giunta la conferma dell’intenzione della NATO di rafforzare la propria presenza militare in Afghanistan. Quindici nazioni hanno già garantito i propri contributi aggiuntivi alla missione RESOLUTE SUPPORT. I dettagli precisi non sono stati ancora forniti, ma si parla di 3.000-5.000 unità, la gran parte delle quali americane. Tale incremento permetterà di intensificare gli sforzi di supporto alle forze afghane soprattutto in 3 aree - forze speciali, forze aeree e formazione di nuovi ufficiali – nell’ambito della nuova road map quadriennale promossa dal Presidente Ashraf Ghani. Oggi, in Afghanistan a fianco delle forze di sicurezza afghane ci sono 13.000 soldati della NATO e di alcuni Paesi partner. Di questi, circa 7.000 sono americani, una parte dei quali – si parla di 2.000-2.5000 unità - ha il “doppio cappello” operando anche sotto il comando della missione FREEDOM SENTINEL, la missione americana lanciata dall'Amministrazione Obama nel 2015 che ha il compito di fornire il supporto aereo ravvicinato alle forze governative e colpire obbiettivi ad alto contenuto strategico legati alla filiera talebana e terrorista per ottenere quelli che nel gergo della stessa missione si chiamano gli "strategic effects". Tuttavia, gli Americani non ha ancora ultimato la revisione delle loro forze nello scacchiere dell'Asia sudorientale al termine della quale seguirà l'indicazione sul numero dei soldati che Washington invierà in Afghanistan. A quel punto, presumibilmente a metà luglio, saranno chiari anche i contributi degli altri Paesi. Questo incremento di truppe da parte di NATO ed USA si è reso necessario, sulla base delle indicazioni del Generale John Nicholson, Comandante di U.S. Forces Afghanistan (USFOR-A) e della missione RESOLUTE SUPPORT, a causa della precaria situazione di sicurezza che continua a regnare in molte parti del Paese. Secondo un recente rapporto dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR), i Talebani controllano o contestano il 40% dei distretti afghani. In particolare, i Talebani hanno una significativa influenza su una fascia di territorio che dalla provincia di Farah attraversa le provincie di Helmand, Kandahar, Uruzgan, Zabul, fino alla provincia di Ghazni. In quest'ultima, ai primi di giugno i Talebani hanno occupato il distretto centrale di Waghaz facendo sfilare i propri uomini in parata – in pieno giorno e senza che nè la colazione nè i governativi intervenissero – e pubblicando il relativo video sul Web. I Talebani hanno adesso il controllo completo di 5 distretti su 18 della provincia di Ghazni e del 60% di altri 9 distretti. Peraltro, Ghazni è anche una roccaforte di Al Qaeda, Stato Islamico, Islamic Movement of Uzbekistan e dei pachistani di Lashkar-e-Taiba. 

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Leonardo to cooperate with BAE Systems on new PGM 29-06-2017

BAE Systems and Leonardo have announced an initiative to pursue collaborations on new precision-guided solutions that will offer U.S. and allied military forces a range of low-risk, cost effective, advanced munitions for advanced, large caliber weapon systems.

a cura di Redazione
anteprima Siria: siamo alla svolta? 28-06-2017

La guerra civile siriana, o, come l'abbiamo sempre chiamata su RID, la guerra mondiale siriana, sembra giunta ad una svolta. Il collasso della Stato Islamico, che sta perdendo la “capitale” Raqqa, ed arretrando ovunque nella Siria centro-orientale, dopo aver sostanzialmente perso tutta la fascia di confine con la Turchia nel nord della Siria, ha creato un vuoto che altri hanno subito riempito. Questo discorso vale per le forze governative, che hanno lanciato una grande offensiva verso il confine con l’Iraq, partendo dall’area di Homs e Palmira, per ricongiungersi con le Pupular Mobilzation Unit (ormai pienamente integrate nella struttura delle FA irachene), per i Curdi-siriani, che stanno sostenendo lo sforzo principale per la conquista di Raqqa, e per le forze filo-turche impegnate ad allargare la propria sfera di influenza nel nord della Siria per impedire la formazione di un’entità curda autonoma. In questa nuova fase della guerra civile siriana, si sono inseriti a pieno titolo anche gli Americani appoggiando in maniera massiccia l'offensiva arabo-curda su Raqqa e sostenendo i gruppi ribelli nel quadrante sud-orientale. Al di là della lotta all’IS, ormai sconfitto, l’obbiettivo di Washington è duplice. Da un lato, arginare le tensioni tra Curdi e Turchi nel nord della Siria, impedendo uno scontro aperto, dall’altro, ostacolare il più possibile il ricongiungimento tra governativi e PMU ed evitare che i primi occupino una fetta troppo ampia di confine tra Siria e Iraq. In entrambi i casi, gli Americani hanno di fronte difficoltà significative a fronte di un coinvolgimento sul terreno troppo limitato. E, se le tensioni tra Turchi e Curdi, sembrano ad un passo dall'escalation, i governativi sono ormai in possesso di quasi 100 chilometri di confine con l’Iraq. Sul fronte settentrionale la Turchia sembra pronta all’offensiva contro il cantone curdo-siriano di Afrin, dove negli ultimi giorni si sono registrati scambi di artiglieria e scontri regolari tra YPG e forze dell’FSA filo-Ankara. Dallo scorso 21 giugno, diversi veicoli turchi hanno attraversato il confine con la Siria dirigendosi verso Azaz, da cui potrebbe partire l’offensiva sulla vicina Afrin. Nell’area di Raqqa, invece, lo scorso 6 giugno è partita l’offensiva finale guidata dalle forze arabo-curde dell’YPG - sostenute dagli Stati Uniti - per la conquista della “capitale” del Daesh. Al momento la battaglia si sta portando verso la città vecchia, dove si stima la presenza di almeno 3.300 miliziani jihadisti. La direttrice principale dell’offensiva è quella proveniente da nord, in particolare dall’area nei pressi dell’ex base della 17ª Divisione dell’Esercito Siriano, ora divenuta centro di comando delle forze curde impegnate nell’offensiva. Le altre 2 direttrici sono quella proveniente da ovest (al-Jazrah, al-Qadisiyyah e Yarmouk, sedi di intensi combattimenti) e quella da est/nordest (Nazah, zona cimitero e zuccherificio). Più ad ovest, i governativi hanno ripreso il possesso della Piana di Maskanah, situata tra Raqqa ed Aleppo, area a cui non avevano accesso dai primi mesi del 2013. Da Maskanah i governativi hanno proseguito prima verso sud, prendendo il controllo sull’autostrada 42 che collega Ithriyah e la città archeologica di Resafa, per poi dirigersi ad est, proprio verso Resafa, ormai quasi liberata dalle forze del Daesh. Molto attivo, nelle ultime settimane, pure il fronte orientale. Lo scorso 31 maggio durante un raid aereo nella provincia di Deir Ezzor, gli Stati Uniti hanno eliminato il “Gran Mufti” del Califfato, Turki al Binali, la cui morte è stata confermata dagli stessi americani il 19 giugno. Ad esso, il 16 giugno, si è aggiunto Fawaz Muhammad Jubayr al Rawi, capo delle operazioni finanziarie del Daesh, anch’egli ucciso in seguito ad un raid americano nell’area di Deir Ezzor. Ma la situazione potenzialmente più esplosiva è quella al confine tra Iraq e Siria, dove nelle scorse settimane l’USAF ha abbattuto un cacciabombardiere siriano Su-22 e colpito colonne governative che si stavano avvicinando troppo al posto di confine di Al Tanf, dove SOF e consiglieri americani addestrano le forze ribelli. Oltre a quello di Al Tanf, gli Americani hanno creato un secondo avamposto ad al-Zquf, ad un centinaio di chilometri a nordest di Tanf e ad una ventina di chilometri a nord del confine con l’Iraq. L’intera area fa parte di una zona cuscinetto gestita dalle fazioni ribelli appartenenti a “pezzi” del Free Syrian Army, sostenute dagli Americani e dai Giordani, creata con l’evidente scopo di rompere la continuità strategica tra Iraq e Siria all’insegna dell’influenza iraniana. Tuttavia, più a nord, le forze governative (Esercito Siriano, Forze di Difesa Nazionale, Hezbollah e Liwa al-Quds) hanno conquistato grosse porzioni di territorio tra Palmira ed al Bawdah, verso il confine con l’Iraq. Proprio da al Bawdah, negli ultimi giorni è partita un’offensiva che mira alla riconquista del villaggio di Humaymah e della stazione di pompaggio del greggio T2, con annesso aeroporto, dalla quale verrebbe lanciata l’offensiva verso Al Bukamal, ancora in mano a IS, città ubicata a pochi chilometri dal confine con l’Iraq, la cui riconquista sarebbe possibile grazie alla contemporanea offensiva delle forze irachene provenienti da Al Qaim. Non lontano da Palmira, inoltre, in particolare nel villaggio di Arak, sede di un’importante stazione gassifera, si sono registrati pesanti scontri tra miliziani di Daesh e governativi. Questi ultimi, nel frattempo, hanno riconquistato il centro di pompaggio T-3, dopo il lancio, da parte dell’Iran, di 6 missili balistici tattici ZULFIQAR – versione potenziata del FATEH-110 - contro postazioni del “Califfato” situate nell’area di Palmira (e di Deir Ezzor). E’ verosimile ritenere che, una volta eliminate le resistenze del Daesh in tali aree, le forze pro Assad, provenienti da Al Bukamal e Palmira, possano convergere su Deir Ezzor per rompere l’assedio del “Califfato” contro la periferia orientale della città e riprendere il controllo sul lungo tratto autostradale che collega Homs con Deir Ezzor. Particolarmente caldo anche il fronte meridionale che, negli ultimi giorni, ha visto un progressivo coinvolgimento da parte di Israele. Tra il 23 ed il 26 giugno caccia ed elicotteri israeliani hanno effettuato diversi raid contro postazioni di artiglieria e veicoli corazzati dell’Esercito Siriano nella provincia di Quneitra, situata nella porzione di Golan sotto controllo di Damasco, in risposta a colpi d’artiglieria attribuiti da Tsahal agli stessi Siriani (ma sulla cui provenienza le fonti non concordano). Di sicuro, è un dato di fatto che gli Israeliani lavorino da tempo con alcune formazioni ribelli siriane attive nell'area del Golan (come documentiamo anche su RID 7/17). Proprio l’area di Quneitra è stata sede nelle ultime 2 settimane di pesanti scontri tra forze regolari e ribelli, soprattutto nei pressi di al-Baath e Khan Arnabeh. La prima, in particolare, una delle poche città della provincia ad essere rimasta sempre sotto il controllo dei governativi, ha subito un’offensiva su larga scala da parte da parte di Jaish Muhamad (Esercito di Maometto), una nuova formazione locale egemonizzata da elementi del gruppo qaedista Hayat Tahrir al-Sham (nuova denominazione di Jabhat al-Nusra). La conquista dei 2 centri viene vista dai ribelli come fondamentale per un’eventuale successiva offensiva verso nordest, nelle aree rurali che separano la zona dalla parte meridionale di Damasco. Ma Jaish Muhammad non è, tuttavia, ancora riuscito a penetrare le linee dei governativi. Il fronte più tranquillo sembra al momento essere quello di Idlib, dove i ribelli mantengono saldamente il controllo di tutto il governatorato, e dove sembra reggere il compromesso tra Russia e Turchia formalizzato nell’estate scorsa tra Putin e Erdogan.

a cura di Pietro Batacchi e Andrea Mottola
anteprima Russia delivering Su-30 fighters to Nigeria 27-06-2017

The Nigerian Air Force (NAF) has ordered 12 Su-30 heavy multirole fighters form Russia’s United Aircraft Corporation (UAC). Two aircraft have already been received earlier this year and another 10 aircraft batch will deliver in 2018. The Su-30 variant on order was not disclosed. This year the NAF has allocated a budget to purchase 3 JF-17 light fighters from Pakistan Aeronautical Complex (PAC) and also planned the acquisition of Mi-35 attack helicopters and A-29 SUPER TUCANO COIN aircraft. The interest for Su-30 was not known yet and it was revealed only recently by Anatoliy Punchuk, the deputy director of the Federal Service for Military-Technical Cooperation (FSMTC) of Russia, who confirmed Nigerian order. With the Su-30 and JF-17, the NAF would maintain a high-and-low fleet composition to address a wide spectrum threat as the country is deeply committed in fighting Boko Haram terror group not only on its own territory but also deeper in neighbouring areas. Nigeria is the third African country after Algeria and Uganda (in the photo) to have ordered the Su-30.

a cura di Redazione
anteprima Vola il GRIPEN E 26-06-2017

Lo scorso 15 giugno, presso lo stabilimento Saab di Linkoping, il caccia multiruolo JAS-39 GRIPEN E ha effettuato il suo primo volo. Il velivolo, protagonista di un volo di circa 40 minuti ed equipaggiato con suite avionica e software MS20 complete (il processo di certificazione di quest’ultimo ha ritardato di circa 6 mesi la data del volo, inizialmente programmata per la fine del 2016), è il primo prototipo di 4 velivoli monoposto – tra i quali uno degli aerei destinati al Brasile - che effettueranno i vari test fino al termine del prossimo anno. La variante E del velivolo svedese è stata presentata per la prima volta circa un anno fa (maggio 2016) come diretta discendente del programma GRIPEN NG (Next Generation) creato per la progressiva sostituzione dei JAS-39 di prima (A/B) e seconda generazione (C/D). Il GRIPEN al momento è destinato a Brasile e Svezia. L’aeronautica Brasiliana nell’ottobre del 2014 ha sottoscritto un contratto del valore di 5,44 miliardi di dollari per la fornitura di 36 aerei (28 monoposto E ed 8 biposto F, questi ultimi sviluppati in Brasile a São Bernardo do Campo e a Gavião Peixoto con la collaborazione della Embraer) che verranno consegnati tra il 2019 ed il 2024. La Svezia, invece, prevede l’acquisto di 60-70 aerei, tutti nella variante monoposto JAS-39E, con prime consegne previste, anche in questo caso, a partire dal 2019. Le differenze della nuova variante rispetto al JAS-39C/D sono diverse. Innanzitutto, il GRIPEN E pesa 2,5 tonnellate in più rispetto al predecessore (16,5 t invece di 14), aumento giustificato sia dalla maggior quantità di carburante imbarcabile (+40%) - ottenuto grazie ad una modifica del sistema carrello, la cui componente principale è adesso retraibile nelle ali interne anziché in fusoliera, che ha permesso di liberare più spazio in fusoliera per ridisegnare le taniche interne - - sia dalla sostituzione del sistema propulsivo e di quello radar. Riguardo al primo aspetto, il GRIPEN E è dotato di un nuovo motore turbofan General Electric F414G da 22.000 libbre di spinta - costituito da una nuova turbina ad alta pressione ed un nuovo compressore a 6 stadi – e capacità di super-crociera. Per quanto concerne il radar, il JAS-39E dispone dell’AESA ES-05 RAVEN di Leonardo , inserito in un radome riprogettato, e dell’IRST SKYWARD, sempre di Leonardo, posto davanti al cockpit. Ulteriori approfondimenti su RID 8/2017.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Dentro il PISQ 23-06-2017

Lo scorso 1° giugno RID, grazie ad MBDA Italia, ha avuto la possibilità di partecipare ad una visita al Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Salto di Quirra (PISQ). Tale struttura rappresenta un centro di assoluta eccellenza nell’ambito dei poligoni d’addestramento nel panorama europeo e NATO. Durante la visita, il Comandante del Poligono Generale B.A. Giorgio Francesco Russo ci ha mostrato il corpo centrale della base e, in particolare, la nuova sala operativa C2 - dove si effettua il monitoraggio in tempo reale delle attività addestrative e sperimentali del poligono (Real Time Display) – ammodernata dalla Vitrociset nel 2015 con nuove console VTS e 2 server speculari che assicurano la ridondanza nella raccolta dati. Durante la visita, il Tenente Colonnello Massaiu ha effettuato una presentazione estremamente dettagliata del PISQ e delle diverse attività che si svolgono al suo interno. Fondato nel 1956 per la sperimentazione dei sistemi aerospaziali - attività che ha permesso all’Italia di disporre e lanciare i propri satelliti già negli anni ‘60 – dopo meno di un anno il PISQ cominciò ad essere utilizzato dall’Aeronautica Militare per la sperimentazione di missili di difesa aerea. Dal 1959 tale attività venne condivisa da Marina ed Esercito, trasformando il PISQ in un poligono per scopi addestrativi, sperimentali e scientifici totalmente interforze. Dal punto di vista geografico, il PISQ è suddiviso in 2 grosse aree: il poligono terrestre situato nell’area di Perdasdefogu, che copre circa 120 km², ed il poligono “a mare” del distaccamento AM di Capo San Lorenzo, situato lungo una piccola striscia costiera di 11 km². Il Poligono dispone di un’ampia rete radar localizzata principalmente su 60 km di costa (tratto strumentato concentrato soprattutto a sud, area maggiormente impiegata). Di questa rete fanno parte un radar per il controllo del traffico aereo dedicato e “linkato” alla rete dell’ENAV, uno di sorveglianza a bassa quota PLUTO per il sistema AA SPADA e alcuni radar navali impiegati per la sorveglianza e la scoperta di battelli sotto costa. Per il tracking sono 9 i radar presenti nell’area del Poligono: 6 radar in banda C refittati totalmente nel 2016, un vecchio radar NIKE utilizzato per il plottaggio o per l’utilizzo nelle attività di guerra elettronica e 2 radar doppler. Anche la suite di sensori presente nel Poligono è di tutto rispetto, tenuto conto dell’importanza che tali sistemi rivestono nelle attività del PISQ. Tra i sistemi ottici sono presenti 15 sensori CTD e 4 piattaforme elettroottiche multisensori con capacità IR performanti, soprattutto dal punto di vista di capacità angolare. Per le attività di addestramento dei piloti e di validazione di sistemi d’arma antimissile/antiaereo, il PISQ dispone di 31 droni bersaglio MIRACH di tipo 100/4 e 100/5 (quest’ultimo in servizio dal 2005) per la simulazione di caccia subsonici. I MIRACH possono trasportare 2 “sub target” subalari anche manovranti, come il bersaglio ad autopropulsione LOCUSTA, per simulare il lancio di un missile e, tramite kit supplementare, possono essere equipaggiati con sistemi di autoprotezione (chaff e flares) e lenti di Lunenberg per l’amplificazione della RCS (Radar Cross Section). Come detto, il PISQ è una struttura totalmente interforze e, in quanto tale, fornisce possibilità di addestramento e sperimentazione per ognuna delle FA italiane che ne faccia richiesta. Il periodo di attività “di fuoco” del poligono è di 8 mesi l’anno, dal 1° ottobre al 31 maggio, mentre nei 4 mesi “estivi” (1° giugno-30 settembre) non si effettuano tali attività a causa della forte presenza turistica nelle aree adiacenti. In tale periodo, tuttavia, proseguono le attività sperimentali che rappresentano il 15% del totale. Negli 8 mesi l’attività è stata estremamente intensa e, solo negli ultimi 2 anni, ha visto test su diversi sistemi d’arma ed esercitazioni complesse durate lunghi periodi. Tra i test effettuati, va menzionato quello riguardante l’UCAV europeo NEURON che nella primavera del 2015 è stato rischierato sulla base di Decimomannu, effettuando 12 voli sull’area del PISQ volti a testarne la bassa osservabilità (segnatura elettromagnetica ed infrarossa) e la capacità di ingaggiare un bersaglio in modo completamente autonomo. I voli sono stati effettuati a quote e con profili differenti e contro “minacce” rappresentate sia da radar ground-based che aerei. A ciò, ovviamente, bisogna aggiungere le attività di validazione che in passato hanno riguardato, tra l’altro, l’ottenimento della “combat capability” del Eurofighter TYPHOON, compresa l’integrazione dei suoi sistemi d’arma (eccezion fatta per il missile aria-aria METEOR), di quella relativa ai TORNADO ed AMX, dopo i rispettivi aggiornamenti di mezza vita MLU, ed il programma di digitalizzazione del missile antinave MBDA TESEO. Ulteriori approfondimenti e reportage completo sulla visita al PISQ su RID 8/2017.

a cura di Andrea Mottola
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