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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Russia e Siria si preparano alla guerra

La Russia ha attualmente in Siria un importante dispositivo militare. Poco dopo l’intervento nel conflitto, Mosca ha rischierato diversi sistemi di difesa aerea nel Paese, elementi fondamentali per la creazione di una bolla anti-access/area denial (A2/AD) che garantisce la difesa della base aerea di Jableh e di quella navale di Tartus costituendo un deterrente di tutto rispetto in caso di guerra. A Jableh/Khmeimeem, dal novembre 2015, è presente una batteria di S-400 TRIUMF rischierata in seguito all’abbattimento di un Su-24 russo ad opera di un F-16 turco. Ad essa, dovrebbero essersene aggiunte altre 2, inviate - tra agosto 2017 e lo scorso gennaio - via aerea a Jableh e via mare a Tartus, ma ad oggi non è possibile stabilirne l’esatta ubicazione. Alcune immagini satellitari, risalenti alla fine di settembre, posizionerebbero una di queste batterie su una zona montuosa situata 13 km a nordovest di Masyaf (40 km ad ovest di Hama), nei pressi di una vecchia stazione radar early-warning siriana, associato ad un radar a lungo raggio bidimensionale in banda VHF P-14, risalente agli inizi degli anni ‘60. L’altra batteria dovrebbe essere situata nell’area di As Safirah, 25 km a sudest di Aleppo. Queste 2 ulteriori batterie dovrebbero aver chiuso il gap di copertura della “bolla” causato inizialmente dalla particolarmente difficile orografia di questa aerea. Ogni batteria è generalmente equipaggiata con un radar multifunzione di acquisizione/guidamissili 92N6E GRAVE STONE, e radar un tridimensionale da scoperta/acquisizione a lungo raggio 91N6E BIG BIRD. Il sistema è in grado di lanciare 4 tipi di vettori, operanti su 4 diverse distanze: 2 a lungo raggio – il 48N6 (con gittata fino a 250km) e il 40N6 (400km, a guida radar attiva) – e 2 a medio raggio – e cioè il 9M96E2 (120km), e il 9M96E (40km). Grazie a questo mix, l’S-400 può garantire l’intercettazione di aerei AWACS, caccia, UAV, missili da crociera e missili balistici a corto-medio raggio. Come ogni “bolla”, il sistema missilistico di difesa aerea stratificato è completato dalla presenza di un numero imprecisato di sistemi antiaerei a medio raggio BUKM1/M2 e da 3 complessi misti a corto raggio PANTSIR-S1/S2. Per la protezione della base navale russa di stanza a Tartus - dal 11/4 vuota, eccezion fatta per un sommergibile classe KILO 636.3, a causa di un’esercitazione prevista per il 12/4 -, dallo scorso settembre è presente una batteria di S-300, giunta in Siria via mare dalla Crimea. Dall’analisi di alcune immagini satellitari, tale batteria dovrebbe situarsi 15 km a sud di Tartus, laddove nel 2014 esisteva una batteria di vecchi SAM S-125 PECHORA-2M (SA-3 GOA) siriani. La batteria in oggetto dovrebbe essere costituita dal sistema S-300V4 (SA-23 GIANT/GLADIATOR). Il sistema, basato su veicoli cingolati, rappresenta una delle ultime evoluzioni della famiglia S-300V. Il sistema dovrebbe comprendere un radar di scoperta 9S15 BILL BOARD, un radar di early warning 9S19 HIGH SCREEN ed un radar d’ingaggio 9S32M GRILL SCREEN. Questa versione, inoltre, dovrebbe impiegare missili 9M83 GLADIATOR e 9M82 GIANT aggiornati, con portate maggiorate, capaci di intercettare bersagli aerei, missili da crociera e missili balistici (secondo alcune fonti anche missili balistici a raggio intermedio). La “bolla russa” beneficia di solito anche del “picchetto” garantito dal radar Salyut MR-800 VOSHKOD TOP PAIR a bordo degli incrociatori russi classe SLAVA che operano regolamentate nell’area, tuttavia al momento né il MOKVA né il VARYAG sembrano essere in teatro operativo. Queste navi sono armate, tra l’altro, con 8 lanciatori ottupli a tamburo per missili sup-aria S-300F (SA-N-6 GRUMBLE), versione imbarcata del sistema di difesa aerea S-300, e 8 complessi binati per i missili antinave supersonici pesanti P-500/1000 BAZALT/VULKAN da oltre 500 km di portata. Secondo alcune fonti, la Marina Russa dovrebbe avere attualmente in Mediterraneo Orientale 12-15 navi. Tra queste, 2 moderne fregate classe ADMIRAL GRIGORIVICH, una più anziana fregate classe KRIVAK-II, navi da sbarco e logistiche ed un paio di sottomarini a propulsione convenzionale classe VARSHAVYANKA. Le GRIGORIVICH hanno un dislocamento di 4.000 t a pieno carico e sono equipaggiate con un rilevante armamento antiaereo ed antinave/land-attack. Nel primo caso la nave è dotata del nuovo sistema a corto-medio raggio SA-N-12 SMERCH (o GRIZZLY) basato su 3 moduli 3S90M da 12 celle verticali per il lancio del nuovo missile sup-aria 9M317ME. Per la lotta mare-mare e land-attack, invece, la GRIGORIVICH dispone di un modulo UKSK da 8 celle capace di lanciare missili antinave supersonici P-800 ONIKS da oltre 600 km e missili land-attack 3M-14 KALIBR da oltre 2.000 km di raggio. Questi ultimi equipaggiano anche i sottomarini VARSHAVYANKA. La citata robusta rete di sistemi di difesa aerea integrata e stratificata, inoltre, è supportata anche da importanti assetti dedicati alla guerra elettronica, come il sistema mobile ruotato 1LR257 KRASUKHA-4, presente nella base di Jableh, in grado di accecare non solo i radar ground based, ma anche i velivoli AWACS e i dispositivi di ricezione del segnale satellitare di UAV e missili cruise, nonché i satelliti in orbita bassa. Oltre ai dispositivi antiaerei, in Siria è presente una batteria mobile per la difesa costiera K-300P BASTION-P, basata sul missile da crociera supersonico da oltre 600 km di portata SS-N-26 YAKHONT ed utilizzata nel novembre 2016 anche per colpire bersagli terrestri nell’area di Homs ed Idlib (dimostrando una capacità di “land attack” che, seppur ritenuta precedentemente probabile, non era mai stata ufficializzata riguardo ad un sistema che nasce per la difesa costiera antinave). Tenuto conto della mobilità di tali complessi, è difficile stabilirne l’ubicazione; tuttavia, fino a maggio 2017 almeno una batteria si trovava nell’entroterra, circa 30 km ad est di Baniyas, tra Latakia e Tartus. Alcune immagini satellitari risalenti al novembre 2016, inoltre, rivelerebbero la presenza di una coppia di veicoli di trasporto e lancio MZK-79306 per missili balistici tattici 9K720 ISKANDER-M (SS-26 STONE) nella parte nordorientale della base di Jableh. Per quanto riguarda gli assetti aerei, attualmente è difficile determinare con esattezza la composizione della componente aerea presente a Jableh, tenuto conto della continua alternanza di velivoli dall’inizio della campagna aerea in Siria. Al momento, tuttavia, è verosimile la presenza di un contingente misto composto da: 8 bombardieri tattici Su-24M FENCER, 12 caccia multiruolo pesanti Su-30SM FLANKER-C, 7 aerei d’attacco Su-25SM FROGFOOT, 4 cacciabombardieri pesanti Su-34 FULLBACK (armabili con l’avanzato missile antinave Kh-35), 6 caccia multiruolo pesanti super-manovranti Su-35S, un velivolo ELINT IL-20M COOT, un velivolo da pattugliamento marittimo Il-38M MAY ed un aereo AWACS A-50 MAINSTAY. Inoltre, in diverse occasioni, i russi hanno utilizzato bombardieri a medio raggio Tu-22M3 BACKFIRE-C, rivelatisi maggiormente “costo-efficaci” nelle operazioni in Siria rispetto ai bombardieri strategici Tu-95 BEAR e Tu-160 BLACKJACK - pure utilizzati, seppur in appena un paio d’occasioni – decollati da Mozdok (Ossezia del Nord) e dalla base iraniana di Hamedan Quest’ultima, insieme a quella di Omidiyeh, potrebbe essere utilizzata nelle prossime ore per un rischieramento di un’aliquota di BACKFIRE. La Russia dispone anche di 5.500/6.000 uomini inquadrati in un unico “battlegroup” di fanteria leggera, più diverse decine di contractor, nuclei di forze speciali e del GRU. Passando ad analizzare le forze di difesa aerea siriane, è bene precisare che la Siria dispone di una rete di sorveglianza radar e difesa missilistica, seppur in parte decisamente antiquata, tra le più estese della regione e pienamente integrata coi dispositivi missilistici ground-based russi. Tale network, servito da una 15/18 radar di ricerca e scoperta – tra cui un nuovo radar di early warning di origine iraniana in grado di dare maggiore visibilità sullo spazio aereo libanese e israeliano fornendo tempestivamente le informazioni alle unità di difesa aerea, installato nel 2010 -, è principalmente concentrato a fornire una copertura ridondante su 3 punti critici: la capitale Damasco, le alture del Golan e la fascia mediterranea del Paese. Per quanto concerne la difesa strategica, i sistemi SAM più diffusi nell'arsenale siriano, presenti in 60 batterie, sono i vetusti SA-2 GUIDELINE e gli S-125 PECHORA/2M (SA-3 GOA), coadiuvati da 8 batterie di S-200 (SA-5 GAMMON), tutti collocati in postazioni fisse, delle quali una nella base di Kweires, nel nord-ovest del Paese. I SA-2 e i SA-3 sono sistemi a medio/lungo raggio, ormai decisamente avanti con l'età. In particolare, gran parte dei SA-2 sarebbe stata ritirata dal servizio ed il resto dei sistemi sarebbero stati ammodernati, soprattutto nella componente radar, grazie all’assistenza iraniana. Una batteria è certamente presente come detto presso la base aerea di Kweires insieme ad un sistema 9K37 BUK-M. I SA-3 dovrebbero essere, invece, tutti quanti operativi. Gli S-200, acquisiti dalla Siria a partire dagli anni '80 invece, sono sistemi di difesa a lungo raggio primariamente volto alla difesa contro i bombardieri strategici ed è conseguentemente meno adatto a fornire copertura contro i più agili cacciabombardieri moderni. Per quanto riguarda invece la difesa aerea a medio raggio pura, il principale sistema missilistico operativo mobile è il 2K12 KUB (SA-6 GAINFUL), presente in 16/17 batterie, posizionate in parte a protezione delle altre installazioni missilistiche fisse e in parte dispiegate in maniera variabile, a seconda delle esigenze. Il GAINFUL è un sistema concepito negli anni '60 ed entrato in servizio in Siria nei primi anni '70, che si caratterizza per l'estrema mobilità delle batterie che hanno un raggio di scoperta pari a circa 70 km e una gittata utile dei missili pari a 25 km. Quale complemento del SA-6, sono presenti anche 14 batterie di 9K33 OSA (SA-8 GECKO), forniti alla Siria nei primi anni '80, che rappresentano l'elemento missilistico di difesa di punto, rapidamente dispiegabile e l'unico con la capacità di ingaggio multiplo dei bersagli grazie all’integrazione del radar nel veicolo lanciatore. Come si vede il complesso degli apparati di difesa aerea, per quanto articolato e ridondante, risulta in larga parte affetto da problemi di obsolescenza, versando in condizioni critiche e bisognosi di un aggiornamento soprattutto nelle componenti elettroniche e di contromisure. Peraltro, alcuni dei sistemi citati sono stati pesantemente colpiti dai recenti raid israeliani, in particolare quello effettuato lo scorso 10 febbraio, quando sono state eliminate tra 5 e 10 batterie missilistiche. Tornando ai problemi di obsolescenza, alcuni sono stati parzialmente risolti a partire dal 2008, con la finalizzazione di un ordine d'acquisto dalla Russia di 40 batterie mobili miste e modulari per la difesa di punto PANTSIR S1 (SA-22 GREYHOUND in codice NATO). Il sistema è composto da un unico veicolo dotato di 12 tubi per il lancio di missili antiaerei e di una coppia di autocannoni binati da 30 mm, asserviti ad un radar di tracking per missili a guida radar semiattiva 57E6/E. Nell'ambito del medesimo contratto con la Russia, era compresa anche la fornitura di 8 sistemi missilistici a medio raggio 9K317E BUK-M2E (SA-17 GRIZZLY), che si aggiungono ai 20 BUK-M1-2 già presenti. Sempre nell’ambito dei sistemi antiaerei punto a punto a corto raggio, negli ultimi anni, le forze siriane hanno acquisito dalla Russia 40 sistemi IGLA-S STRELETS, variante con modulo di lancio multiplo montato su veicolo del sistema MANPADS IGLA, che si aggiungono ai 20 vecchi sistemi semoventi 9K31 STRELA-1, ed ai 30/35 9K35 STRELA-10. Altra acquisizione recente, riguarda una batteria del sistema antinave BASTION-P, presente nell’area di Masyaf.

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Dieci militari dell’Esercito Afgano di cui tre donne hanno raggiunto la qualifica di specialista nel processo decisionale militare

a cura dello
anteprima logo RID Siria: la spirale della credibilità

Questa volta gli USA non potranno limitarsi ad una risposta meramente simbolica al presunto attacco chimico di Douma come quella data lo scorso anno per Khan Sheikun, e dopo la "non risposta" dell'agosto 2013 ai fatti di Ghouta, ma dovranno necessariamente agire in maniera più robusta. Ne va della loro credibilità di fronte al mondo rispetto all’obbligo di far osservare quelle soglie dichiarate come non superabili. In pratica, è come se Washington si ritrovasse prigioniera delle proprie dichiarazioni/impegni per i quali finora è stata sostanzialmente inadempiente. Una non risposta, o una risposta “leggera”, infatti, incentiverebbe i nemici ad usare ancora armi chimiche, legittimandone di fatto un utilizzo limitato sul piano tattico (come avvenuto in tutti questi anni in Siria da entrambi i fronti), e dimostrebbe ad amici ed alleati la scarsa credibilità dell'impegno politico-militare americano. Tuttavia, il "dilemma della credibilità" vale anche per la Russia. Mosca non potrebbe non rispondere ad un'azione americana che non sia solo simbolica, pena, da un lato, la dimostrazione della debolezza della propria strategia di “guerra ibrida”, dall’altro, la dimostrazione agli occhi dei propri clienti/alleati locali del limite della propria garanzia. Si sta creando, perciò, una pericolosa spirale che ricorda sinistramente quella che portò alla Prima Guerra Mondiale.

anteprima logo RID Siria: aggiornamenti

Il riacutizzarsi della crisi siriana dopo il presunto attacco con armi chimiche di Douma del 7 aprile, l’attacco israeliano contro la base siriana T4 e le parole del Presidente Trump stanno portando a una nuova mobilitazione militare nell’intera regione.

anteprima logo RID Siria: preparativi di guerra generale?

Il riacutizzarsi della crisi siriana dopo il presunto attacco con armi chimiche di Douma del 7 aprile, l’attacco israeliano contro la base siriana T4 e le parole del Presidente Trump stanno portando a una nuova mobilitazione militare nell’intera regione.

anteprima logo RID Scontro totale in Siria?

Nuova, pericolosa, escalation in Siria. Dopo il presunto attacco chimico di ieri contro la cittadina di Douma alle porte di Damasco – attacco attribuito da ribelli e potenze occidentali ai governativi e che ha provocato la definitiva resa dei ribelli salafiti filo-sauditi di Jaish Al Islam e la loro evacuazione – Israele sembra aver approfittato della situazione creatasi – con l'avvertimento ad Assad da parte di Trump e le voci di una possibile risposta americana – per colpire di nuovo la base T4, nel governatorato di Homs. Secondo il Ministero della Difesa russo, nell'attacco sarebbero stati impiegati 2 cacciabombardieri pesanti F-15I RAAM che avrebbero lanciato 8 missili – probabilmente missili standoff della famiglia POPEYE – di cui 5 sarebbero stati abbattuti dalla contraerea e 3 andati a segno. In particolare, nell'attacco sarebbero morti 15 soldati governativi ed alcuni consiglieri iraniani che usano la base come hub per la pianificazione delle operazioni di assistenza militare all’alleato siriano e l’impiego di velivoli senza pilota. La situazione in Siria diventa, così, incandescente come mai prima con lo spettro di uno scontro di più ampia portata tra le potenze coinvolte. Oggi si riunisce il Consiglio di Sicurezza e gli USA meditano sul tipo di risposta da dare ad Assad. Al momento non ci sono portaerei americane nell'area, ma Washington può sempre contare su sottomarini e cacciatorpediniere/incrociatori per il lancio di missili TOMAHAWK, sulla grande base qatarina di Al Udeid, sede del Comando avanzato della componente aerea del CENTCOM (Central Command), dove sono rischierati bombardieri B-1B LANCER, sulla base emiratina di AL DHAFRA, dove sono di stanza cacciabombardieri F-15E, caccia a bassa rilevabilità radar e IR F-22 RAPTOR e caccia F-16, e sugli F-16 schierati nella base giordana di Muwaffaq Salti. Ad AlDhafra e Muwaffaq Salti sono basati anche MIRAGE 2000D e RAFALE francesi.

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