Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID La missione in Niger 29-12-2017

 La missione in Niger, che verrà dispiegata nel Paese del Sahel nelle prossime settimane, avrà il compito di addestrare le Forze Armate e di Polizia nigerine e supportarle nel controllo e monitoraggio di un'area strategica al confine con la Libia, fondamentale per i flussi migratori ed i traffici diretti verso l’Europa e l’Italia. Nel dettaglio si tratta di una missione sotto mandato ONU (anche se tecnicamente non sarà una missione ONU tipo UNIFIL in Libano), richiesta dal Governo del Niger, che vedrà l'Italia operare a fianco di Stati Unti, Francia, Germania, e 5 Paesi africani tra cui Mali, Mauritania, Ciad, Burkina Faso e pure lo stesso Niger. In pratica, i nostri militari lavoreranno in coordinamento con gli uomini dell’Operazione francese BARKHANE, attiva da tempo in tutto il Sahel, e con le forze americane presenti nella regione, nonchè con le controparti nigerine. La missione, pertanto, si caratterizza come impegno a tutela dell'interesse nazionale in uno scacchiere, quello del Mediterraneo Allargato, che è vitale per la sicurezza dell'Italia e che il Libro Bianco identifica come area d'intervento prioritario dello strumento militare del nostro Paese. Come affermato anche dal Ministro della Difesa Pinotti in un'intervista a Repubblica, la missione sarà composta da un numero massimo di 470 militari ed oltre 100 veicoli e si schiererà sul terreno in 3 fasi con una prima aliquota di 30 unità, poi 120 ed il totale entro la fine dell'anno. Lo Stato Maggiore della Difesa non ha ancora fornito ulteriori dettagli circa la composizione e la configurazione del contingente che, ricordiamo, andrà ad operare in un'area molto impegnativa sotto il profilo della sicurezza dove sono attive cellule della locale branca dello Stato Islamico, gruppi legati ad AQMI (Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e bande criminali di ogni genere, e dove solo 2 mesi fa in una battaglia con miliziani jihadisti sono stati uccisi 4 Berretti Verdi americani. Non è noto neppure dove verrà dispiegato il contingente. Al momento sono state condotte da personale italiano alcune ricognizioni nell’area, ma un’opzione potrebbe essere quella di un utilizzo congiunto della base franco-nigerina di Madama, nei pressi del confine con la Libia. Un paio di aerei da trasporto dovrebbero assicurare i collegamenti, ma è lecito attendersi anche il dispiegamento di una componente elicotteristica, quanto mai necessaria in un contesto molto complicato da un punto di vista logistico ed orografico. A Madama è da tempo attivo un contingente francese basato su un distaccamento blindato francese, forze speciali, più, ovviamente, tutti i necessari elementi logistici, del genio e di supporto. La base è servita da una pista capace di far atterrare e decollare velivoli cargo e da pad per elicotteri. Parallelamente al nuovo impegno militare in Niger, l'Italia alleggerirà nel 2018 la propria presenza in Afghanistan e dimezzerà quella in Iraq, dove il numero dei nostri militari scenderà dagli attuali 1.500 a 700-800, che continueranno il training per le FA e le Forze di Polizia irachene, come conseguenza della sconfitta dello Stato Islamico.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima logo RID Il Comando Operazioni Cibernetiche 27-12-2017

Come spesso accade, l’evoluzione porta con sé grandi vantaggi, ma anche alcune vulnerabilità. L’era dei computer, che ormai sono presenti sotto diverse forme in quasi tutti gli apparati che usiamo nella vita quotidiana, se da un lato ci ha reso molte cose più facili e veloci, dall’altro ha inserito un elemento di grande vulnerabilità: siamo infatti tutti consci di quanto sia facile, per chi lo sa fare, entrare nei nostri computer e appropriarsi dei nostri dati o anche, cosa ancor peggiore, assumere il controllo dei nostri apparati. Questo tipo di aggressione, nota come cyber attacco, definizione ormai universalmente accettata, è in grado di mettere in crisi l’intero globo terracqueo se portata a livelli universali. Da qui la necessità per gli Stati e per le istituzioni chiave di mettere in atto strategie difensive per annullare o mitigare gli effetti di questo tipo di azioni. Fra le istituzioni chiave rientra ovviamente la Difesa. Per capire quale sia la situazione italiana sotto l’aspetto della cyber difesa, e più in particolare per comprendere ciò che sta facendo la Difesa, ci siamo recati presso il neo-costituito Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC), dove abbiamo potuto incontrare il Gen.B.A. Francesco Vestito, Comandante del nuovo ente. L’ambiente cyber non ha frontiere definite, quindi la componente militare della difesa in questo settore si integra con un’architettura a livello nazionale. “La dottrina nazionale fu espressa pochi anni fa, nel 2013, nel cosiddetto Piano Nazionale (la copertina del documento nella foto in basso) messo a punto a seguito del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 gennaio 2013 intitolato "Indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale", noto anche come Decreto Monti”, spiega il Gen. Vestito.

a cura di Redazione
anteprima logo RID Il Generale Salvatore Farina nuovo Capo di SME 22-12-2017

Il Consiglio dei Ministri ha nominato il Generale Salvatore Farina, attuale Comandante del Joint Forces Command NATO di Brunssum, uno dei 2 Comandi operativi della NATO assieme al “gemello” JFC di Napoli, nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Il Generale Farina, che assumerà l’incarico a partire da febbraio, vanta un curriculum di altissimo profilo con una grande esperienza internazionale ed una profonda conoscenza di settori strategici quali la pianificazione e la politica di difesa. Il Generale, infatti, è stato, tra l’altro, Comandante dell’Operazione NATO JOINT ENTERPRISE in Kosovo, Addetto Militare a Londra, Presidente del Comitato per l’Implementazione del Libro Bianco per la Difesa, Capo Dipartimento Trasformazione Terrestre dell’Esercito, nonché Capo del III Reparto - Politica Militare e Pianificazione - dello Stato Maggiore della Difesa. Tutti incarichi che hanno permesso al Generale Farina di rivestire un ruolo fondamentale nel processo di revisione dello Strumento militare Italiano. Dal marzo 2016, è stato infine nominato Comandante del JFC di Brunssum.

a cura di Redazione
anteprima logo RID AH-249, il successore del MANGUSTA 22-12-2017

Nel corso di un convegno svoltosi a Cracovia, in Polonia, l’Aviazione dell’Esercito (AVES) ha finalmente divulgato le prime informazioni dettagliate circa il nuovo elicottero d’attacco della Forza Armata. Su queste pagine abbiamo già dato conto dell’avvio ufficiale del programma decennale relativo al Nuovo Elicottero da Esplorazione e Scorta dell’EI (vedi RID 11/16 pag 7 e RID 12/16 pag. 22) che, partito nel 2016 con uno stanziamento iniziale di 5,56 milioni di euro, prevede un esborso complessivo di 487,06 milioni di euro in 10 anni per lo sviluppo della nuova macchina sulla quale si sapeva finora ben poco. Tuttavia, grazie alle notizie divulgate dall’AVES nel corso della Combat Helicopter Conference, organizzata dalla società inglese TDNUK (specializzata in eventi di questo tipo), è stato possibile avere un quadro molto più preciso sul programma e farsi un’idea molto più dettagliata delle caratteristiche richieste al nuovo elicottero. L’Italia, grazie ad Agusta (poi AgustaWestland ed oggi Leonardo), ha il primato di aver realizzato il primo vero elicottero controcarro occidentale al di fuori degli Stati Uniti. Il programma per una macchina d’attacco è partito infatti nel lontano 1972, quando iniziarono gli studi relativi ad un derivato controcarro dell’A-109 (oggi AW-109): nel 1981 veniva avviato il progetto di dettaglio, seguito l’anno successivo dalla costruzione del primo prototipo che volava nel 1983.

a cura di Eugenio Po
anteprima logo RID Caccia emiratini stabilmente in Libia? 21-12-2017

Nei prossimi mesi il coinvolgimento emiratino in Libia potrebbe vedere un sensibile incremento. Alcune immagini satellitari pubblicate negli ultimi mesi, infatti, mostrano il netto cambiamento, dal punto di vista infrastrutturale, subito da quella che va considerata come una vera e propria “Forward Operating Base” degli EAU in Libia, la base aerea di Khadim. Ciò che fino alla prima metà del 2016 rappresentava poco più di un aeroporto secondario - situato 70 km a sud di Marj, nella parte orientale del Paese – adesso costituisce una base aerea di tutto rispetto, dotata di una pista in asfalto di 3.608 m di lunghezza (per 45 m di larghezza), di una larga area di parcheggio completamente pavimentata e di ben 10 shelter di dimensioni medio piccole, sistemati ai margini della suddetta area, probabilmente destinati ad accogliere il personale presente, tra cui diversi contractor appartenenti alla Academi (ex Blackwater). Dalle immagini si evince, inoltre, che accanto all’area di parcheggio è in via di pavimentazione un’altra piazzola di grandi dimensioni – al momento ancora non collegata con la pista di rullaggio - ai margini della quale sono presenti 4 hangar di dimensioni medio/grandi più altri 2 in via di costruzione. E’ probabile che si tratti di una possibile dock area destinata allo stazionamento di aerei cargo di grosse dimensioni – come gli Il-76 TD utilizzati per il trasporto dei materiali ed equipaggiamenti necessari al ripristino dell’aeroporto - ed alla movimentazione del loro carico. Come detto, tali modifiche appaiono abbastanza evidenti se si tiene conto delle condizioni in cui versava la pista di Khadim fino ai primi mesi del 2016: totale assenza di shelter o hangar, ed area di parcheggio e pista scarsamente pavimentate. Gli interventi migliorativi ad Khadim sono partiti nella primavera del 2016, quando gli EAU hanno iniziato a rischierare i propri velivoli in Libia, per sostenere il Parlamento di Tobruk e le milizie di Haftar, il cui Comando militare centrale, peraltro, ha sede proprio a Marj. Da giugno 2016, Khadim ha ospitato diversi aerei emiratini: turboelica COIN AT-802i BPA, elicotteri UH-60 BLACKHAWK e UAV MALE di fabbricazione cinese WING LOONG, tutti velivoli impiegati in varie occasioni in missioni di interdizione, supporto aereo ravvicinato e ricognizione per dar manforte alle truppe di Haftar impegnate nei combattimenti con le milizie islamiche (Ansar al Sharia/BRSC e Consiglio della Shura dei Mujaedeen di Derna) in Cirenaica. Tuttavia, la mancanza di strutture adatte al ricovero dei velivoli e di un’adeguata area cargo/logistica, ha finora impedito il rischieramento di una componente aerea maggiormente “pagante” e per lunghi periodi di tempo. Ciò spiega gli interventi effettuati su Khadim che, stando ad una prima analisi delle recenti immagini, ora sembrerebbe dotata di hangar in grado di ospitare una squadriglia di 4/6 tra F-16E/F Block 60 e MIRAGE 2000-9/EAD/RAD, oltre all’attuale contingente costituito da 6/8 AT-802, almeno una coppia di UH-60 ed un paio di WING LOONG. Tale contingente, tuttavia, risulta inadeguato ad operare – per questioni di autonomia - sui fronti lontani dalla Cirenaica che, attualmente, appaiono maggiormente caldi: Misurata, Sirte, ed il Fezzan (in particolare zone di Saba e Fuqaha), tutte aree in cui, peraltro, dalla scorsa estate si registra il ritorno di una forte presenza del Daesh.

a cura di Andrea Mottola
anteprima logo RID Altri RAFALE e blindati VBCI per il Qatar 07-12-2017

La visita del presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron in Qatar ha portato i suoi frutti: l’Emirato ha infatti annunciato di aver intenzione di acquistare altri caccia RAFALE, esercitando un'opzione per 12 esemplari aggiuntivi, e di avere selezionato il VBCI quale futuro veicolo da combattimento per la fanteria. Una lettera d’intenti circa l’acquisizione dei blindati è stata firmata, ma le notizie al riguardo sono scarse. Alcune voci indicano però che potrebbe trattarsi di un massimo tra 400 e 500 veicoli e non 300 come sembrava inzialmente. Nessuna notizia circa il modello esatto, le versioni e l’armamento.

a cura di Paolo Valpolini
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