anteprima Vola il CH-5, il REAPER cinese 27-07-2017

Lo scorso 14 luglio, il drone di produzione cinese Cai Hong CH-5 ha effettuato il suo volo inaugurale nella provincia di Hebei (Cina settentrionale). Secondo i dati forniti dalla società produttrice, la China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), che paragona il velivolo all’UAV MQ-9 REAPER statunitense in termini di dimensioni e prestazioni – ed effettivamente il design è estremamente simile soprattutto nella coda a “V” e nella struttura del carrello - il CH-5 RAINBOW possiede un’autonomia di circa 6.500 km senza rifornimento in volo (in realtà l’autonomia è di circa 250 km ad orizzonte visivo tramite datalink e di 2.000 km via SATCOM) ed è in grado di trasportare 8 missili guidati anticarro AR-1 da 45 kg e 10 km di portata, montabili su 4 piloni subalari esterni, e altrettanti missili aria-sup a breve raggio a guida laser semi-attiva AR-2 da 20 kg e 8 km di portata, montati su una coppia di piloni subalari interni. Oltre a tali ordigni, il CH-5 può essere armato con missili a guida laser LAN JIAN 7, bombe guidate TG-100 e possiede una mission bay in grado di trasportare un ulteriore payload di 200 kg senza carichi subalari, fino a raggiungere un peso massimo al decollo di 3,3 tonnellate. Tornando all’autonomia, la CASC ha accennato ad un programma di upgrade diviso in 3 fasi che dovrebbe consentire al velivolo di incrementare progressivamente il proprio raggio d’azione prima a 10.000 km e, in futuro addirittura a 24.000. Il velivolo – di tipo MALE (Medium-Altitude Long-Endurance) - è costituito da una struttura in materiale leggero composito, ha un’apertura alare di 21 metri, per 11 metri di lunghezza, ed è alimentato da un motore singolo da 330 hp che gli consente di effettuare missioni di ricognizione/sorveglianza/pattugliamento - fino a 9.000 metri di altitudine - della durata di 60 ore (in questo caso il citato futuro programma di upgrade parla di un raddoppiamento della durata) ad una velocità di 180/220 km/h, mentre tale durata viene dimezzata in occasione di missioni delle missioni d’attacco al suolo che implicano il trasporto di ordigni. Nella baia interna, il RAINBOW 5 è in grado di trasportare diversi dispositivi, tra cui un sistema AEW - che gli consentirebbe di fungere da piattaforma di sorveglianza regionale e da centro di comando e controllo del campo di battaglia – dispositivi EW e sistemi antisom. Svelato ufficialmente per la prima volta lo scorso novembre durante l’AirShow di Zhuhai – mentre l’avvistamento del primo prototipo risale al 2015 - il CH-5 rappresenta la soluzione cinese per uno UAV in grado di effettuare missioni di attacco – oltre che di ricognizione - a lunga distanza (a lunghissima se si prendono per buone le stime della CASC riguardo agli upgrade). Indipendentemente dalle prestazioni dichiarate, il RAINBOW 5 rappresenta un ulteriore esempio dell’avanzamento del programma di sviluppo ed impiego di UAV da parte della Cina che, secondo alcune stime del Pentagono, potrebbe disporre di 42.000 velivoli a pilotaggio remoto (land e sea based) entro il 2023, a fronte di un costo totale di poco inferiore agli 11 miliardi di dollari. Inoltre, nel caso specifico del CH-5, il velivolo è già in possesso della licenza di esportazione ed è pronto ad essere prodotto in serie e venduto sul mercato internazionale sia ai clienti di altri UAV della serie “CH” (Arabia Saudita, Birmania, Egitto, EAU, Iraq, Nigeria, Pakistan e Turkmenistan) – in particolare CH-3 e CH-4, con i quali è in grado di comunicare e condividere dati tramite datalink, oltre a condividere lo stesso sistema di controllo - che ad altre nazioni interessate, a meno della metà del prezzo del REAPER (si parla di 7/8 milioni al pezzo) e con l’importante aggiunta dell’eventuale trasferimento di tecnologia, possibilità negata agli acquirenti del concorrente statunitense il quale, tuttavia, ad oggi offre una maggior tangenza operativa (15.000 metri), un motore decisamente più performante (900 hp) ed un maggior carico bellico trasportabile (1.700 kg).

a cura di Andrea Mottola
anteprima La prospettiva italiana per la NATO del futuro 27-07-2017

Il 26 luglio si è svolta a Roma la conferenza organizzata dal Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) dal titolo “Sfide e opportunità per la NATO del futuro: la prospettiva italiana” presso la Biblioteca del Senato.

a cura di Francesco Guastamacchia
anteprima L'Europa sono io 27-07-2017

La Francia, per bocca del suo Ministro dell'Economia Bruno Le Maire, ha annunciato l'esercizio del diritto di opzione sui cantieri di Saint Nazaire. La ex STX France diventa così di proprietà dello Stato francese. Sfuma pertanto l'operazione di acquisto di Fincantieri che si era assicurata la controllata francese del fallito gruppo sudcoreano STX presentando un'offerta (unica) al tribunale di Seul. L'operazione, che avrebbe portato Saint Nazaire in mani completamente italiane sommando le quote di Fincantieri e della Fondazione CR Trieste (48% e 6%), aveva ricevuto la benedizione dall'ex Presidente Hollande e si basava su un accordo che comprendeva vincoli e paletti precisi, tra cui il mantenimento degli attuali livelli occupazionali per 5 anni e l’impegno per Fincantieri a non superare la soglia azionaria del 50%. Inoltre, i presupposti industriali dell’operazione c'erano tutti. Fincantieri avrebbe salvato un cantiere importante come Saint Nazaire, destinato altrimenti anch'esso al fallimento, garantendone dunque lo sviluppo industriale (perché quello c’era, e c’è, nei piani dell’AD di Fincantieri Giuseppe Bono), e si sarebbe ulteriormente consolidata come colosso mondiale del settore da oltre 26.000 dipendenti e 5,5 miliardi di euro di ricavi. Un colosso capace di competere pari a pari con i giganti sudcoreani (che, tuttavia, non possono vantare il medesimo livello di contenuto tecnologico del gruppo italiano) con una fetta di mercato che sarebbe passata dal 38% al 55%. STX France avrebbe portato in dote un portafoglio ordini, da qui al 2026, di 14 navi da crociera, per un valore di 12 miliardi di euro, senza dimenticare pure un'expertise ed una conoscenza nel settore militare importante che copre capacità costruttive ad ampio spettro – navi anfibie, pattugliatori, ecc. - e che consentirebbe a Saint Nazaire di avere un ruolo di primo piano nella costruzione della futura portaerei della Marina Francese che dovrà rimpiazzare la DE GAULLE. Fincantieri, inoltre, aveva bisogno come il pane di un cantiere grande – Saint Nazaire lo è con il suo bacino di carenaggio più lungo di Europa (quasi un chilometro) – dove costruire navi che altrimenti non potrebbe realizzare (per ovvie questioni fisiche e di morfologia) e soddisfare una domanda in crescita sia nel civile sia nel militare. Macron ha però rimesso dapprima in discussione tutto, e poi fatto fallire il primo, grande tentativo d'integrazione della cantieristica europea. Il Ministro dell'Economia francese ha sì detto che si tratta di “nazionalizzazione temporanea”, lasciando aperto uno spiraglio per una futura trattativa, ma a questo punto è chiaro che la Francia non è disposta a cedere all'Italia il controllo di Saint Nazaire come aveva fatto con i Coreani. Anzi, verrebbe da pensare che piuttosto sarebbe disposta a far fallire il cantiere, anche perchè se era così interessato alle sorti di Saint Nazaire lo Stato francese avrebbe potuto rilevarlo ben prima dalle mani del Tribunale di Seul. Vedremo a questo punto quello che succederà. Certo è che il Presidente Macron sembra giocare apertamente contro gli interessi italiani. Ha portato unilateralmente Haftar e Serraj a Parigi, tenendo fuori Roma, sta ostacolando in tutti i modi una missione di polizia per il controllo dei confini tra Niger e Libia, sbarra la strada al consolidamento della cantieristica europea e, come se non bastasse, ha pure dichiarato che la Francia è pronta a creare gli hotspot per i migranti direttamente in Libia, con o senza l'Europa. Insomma, quando Macron vede italiano...vede rosso. In altri tempi sarebbe scoppiata una guerra, ma oggi, si sa, siamo tutti europei...ed europeisti....

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Macron: attacco all'Italia? 26-07-2017

Il neo Presidente francese Macron non ha perso tempo nel porsi al centro della scena internazionale, in virtù anche di un amplissimo mandato ricevuto dagli elettori. Prima ha stretto un patto di ferro con la Germania e la Cancelliera Merkel, forgiato su una cooperazione in materia militare che spazierà dalla PESCO (la cooperazione rafforzata), ad un nuovo caccia che dovrà rimpiazzare l'Eurofighter TYPHOON. Poi, si è dedicato alla "Franciafrica", visitando subito le truppe francesi di stanza nel Sahel nell'ambito dell'Operazione BARKHANE e lanciando la forza di contro-terrorismo del cosiddetto G5 Sahel (il gruppo di coordinamento sahelita che comprende Mali, Mauritania, Ciad, Niger e Burkina Faso). Dopodichè, Macron ha messo nel mirino la Libia – da sempre terreno di contesa strategica ed economica con l'Italia – ed ha portato a Parigi, in un incontro senza precedenti, il Premier Serraj ed il Generale Haftar. L'incontro, svoltosi ieri, è culminato in una dichiarazione congiunta, e in una stretta di mano, in cui i 2 contendenti si sono impegnati ad un cessate il fuoco ed a nuove elezioni, all'integrazione dei combattenti in Forze Armate libiche regolari ed al riconoscimento dell'Accordo Politico Libico di Skirat del dicembre 2015. Il tutto di fronte al Presidente Macron che ha portato a casa un successo d'immagine notevole. Vedremo poi se questo si tramuterà anche in un successo politico-strategico. Infatti, adesso dipenderà dai 2 contendenti imporre ai propri fronti interni quanto stabilito a Parigi, e non sarà facile. Oggi Haftar sembra il più forte sul terreno, in virtù degli ultimi successi sul campo a Benghasi ed a Jufra, ma la sua forza dipende sempre di più dall'appoggio di alcune tribù, fondamentali nella società libica, a cominciare dai Warfalla, la tribù più numerosa e potente del Paese. Serraj, invece, deve la sua sopravvivenza semplicemente al "patto di sindacato", o cupola se si preferisce..., formata da Haithem Al Tajouri, Abdul Rauf Kara,  Abdul Ghani Al-Kikli, detto Ghneiwa, e Hashm Bishr, del “mandamento” di Abu Salim, che a Tripoli garantisce la...”protezione” a Serraj. “Protezione” che si è già rivelta fondamentale in 2 occasioni per respingere i tentativi di restaurazione dell’ex Prmier Khalifa Gwell. In queste condizioni fare previsioni non è semplice. Di sicuro, Macron ha assestato un bel colo alla leadership – riconosciuta da ONU e Casa Bianca – che finora l’Italia ha avuto sul dossier libico dopo che lo stesso Macron ha di fatto bloccato l’operazione Fincantieri-STX France rimettendo in discussione la governance del cantiere e il controllo da parte italiana. Questi, ad oggi, i fatti, certo non positivi per Roma.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Norwegian Police chooses AW169 as new helicopter 26-07-2017

Leonardo welcomes the decision by the Norwegian Police Directorate to choose the AW169 as their new law enforcement helicopter following a tender for their helicopter service modernization programme. 

a cura di Redazione
anteprima F-35s surpass 100.000 flight hours 25-07-2017

 

The Lockheed Martin F-35 LIGHTNING II fighter aircraft fleet recently exceeded 100.000 flight hours. At the same time the F-35 Integrated Test Force teams are completing the remaining requirements in the program’s System Development and Demonstration (SDD) phase. The remaining development flight testing includes validating the final release of 3F software, F35B ski jump testing, F-35B austere site operations, high-Mach loads testing for both the F-35B and F-35C and completion of the remaining weapons delivery accuracy tests. Lockheed Martin and Pentagon aim at completing air vehicle and mission systems software development by the end of 2017. Major SDD fleet test milestones in recent months include:

 

- Testing the F-35A’s final envelope involving high risk "edge of the envelope" maneuvers

 

- Stressing the aircraft to its limits in structural strength, vehicle systems performance and aerodynamics

 

- Completing all U.K. Weapon Delivery Accuracy tests for the AIM-132 ASRAAM and Paveway IV weapons

 

- Completing 45 of 50 SDD Weapon Delivery Accuracy tests including multiple target and multiple shot engagements as well as internal gun and centerline external pod 25 mm gun accuracy tests

 

- Performing multi-ship mission effectiveness tests, such as Offensive Counter-Air and Maritime Interdiction  


 

a cura di Redazione
anteprima Type 26: parte la costruzione 24-07-2017

Nel cantiere BAE Systems di Govan, Scozia, il Ministro della Difesa britannico Michael Fallon ha dato ufficialmente il via alla costruzione della prima fregata multiruolo Type 26. L'unità si chiamerà HMS GLASGOW ed è parte di un primo lo0tto di 3 navi coperto da un contratto da 3,7 miliardi di sterline concesso recentemente a BAE Systems dal MoD britannico. Le Type 26 rimpiazzeranno in seno alla Royal Navy le fregate Type 23 a partire dalla metà del prossimo decennio. Le Type 26 sono unità molto importanti, da oltre 8.000 t a pieno carico, che uniscono la capacità antisom – hanno uno scafo progettato per ridurre al minimo la segnatura acustica e sono equipaggiate con il sonar di scafo Thales Type 2050 e con la cortina trainata Thales Type 2087, oltre naturalmente che con l'elicottero ASW – ad una natura spiccatamente multimissione. Dietro all'hangar, infatti, è localizzata un ampia baia di missione che può ospitare fino a 10 container standard, oppure 6 RHIB o un ulteriore elicottero, oltre ovviamente a AUV. Inoltre, le Type 26 sono navi pesantemente armate. A prua sono disponibili 24 celle verticali per il lancio di altrettanti missili MBDA CAM/SEA CEPTOR e subito dietro è presenta la zona che ospita 2 moduli MK 41 da 8 celle per il lancio di missili da crociera land-attack - Future Cruise/Anti-Ship Weapon – e di missili sup-aria a lungo raggio per la difesa di area o la difesa antibalistica oppure di ulteriori CAMM impiegando gli appositi quad pack da 4 ordigni inseribile in una singola cella del Mk 41. Di fatto, questo spazio conferisce alle navi una grande flessibilità operativa e permette loro di adattarsi a diversi scenari. Altre 24 celle per altrettanti CAMM sono poi presenti in uno spazio tra l'hangar e la tuga. In teoria, dunque, le Type 26 potrebbe essere armate con un totale di 112 CAMM.

a cura di Redazione
anteprima Russia and Iraq sign T-90 deal 21-07-2017

Moscow and Baghdad have signed a major deal to deliver “a large batch” of advanced Russian-made T-90 tanks to the Iraqi Armed Forces. A Kremlin official confirmed the deal adding the T-90s will reinforce the Iraqi Armed Forces' M1A1 Abrams fleet, part of which was damaged or captured in the fight against IS. The numbers of the deal have not been revealed, but according to the same official they are significant. Iraqi Ministry of Defense has also confirmed the purchase of the Russian-made tanks. In the past months, Uralvagonzavod, the tank’s manufacturer, had reportedly said it would have delivered 73 T-90S and T-90SK tanks to Iraq during this year. The T-90 SK is a specialized version of the T-90 for the command and coordination of the dependent tank units featuring HF antenna, more complex navigation system and other dedicated equipment.

a cura di Redazione
anteprima Prende forma il Comando Cibernetico 20-07-2017

La costituzione del Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC) sta entrando nel vivo. Il Comando, la cui costituzione è stata prevista da un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2013 e dal Libro Bianco 215, conseguirà la IOC (Initial Operational Capability) entro la fine dell'anno e la FOC (Full Operational Capability) nel 2019 ed avrà il compito di concorrere alla sicurezza delle reti militari e di garantire la condotta delle cosiddette Computer Network Opearations (CNO). Il CIOC dipenderà, come stabilito nel Libro Bianco, direttamente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa ed, in particolare, dal Vice Comandante per le Operazioni e sarà a tutti gli effetti un provider di forze. Al momento, l'organigramma prevede un'area di comando e di staff ed un reparto operativo, un'area addestrativa, ovvero il neo-costituendo cyber range della Scuola TLC di Chiavari, ed un'area sperimentale, con un Cyber Lab incaricato di studiare malware, trojan, ecc. e le contromisure per le minacce cibernetiche. Il reparto operativo, in particolare, avrà il compito di enucleare le cosiddette COC (Cellule Operative Cibernetiche) che costituiranno le "pedine di manovra" vere e proprie del comando per la condotta delle CNO e le operazioni cyber difensive ed offensive. Le COC opereranno nei teatri operativi e saranno a disposizione del comandante di teatro che le potrà impiegare come ogni altra pedina per il conseguimento del suo "end state" militare.

a cura di Redazione
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