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anteprima logo RID Usato sicuro per il naviglio italiano

Nel mese di giugno si è tenuta a La Spezia la manifestazione SEAFUTURE: in quest’occasione si è parlato anche del futuro delle navi in fase di dismissione dalla Marina Militare. E a sottolineare la questione, erano presenti in porto 3 unità, appartenenti ad altrettanti classi di corvette, pattugliatori di squadra e fregate, poi radiate il 16 luglio: EURO (MAESTRALE), AVIERE (SOLDATI), DRIADE (MINERVA). In passato, né le navi realizzate col programma navale del 1950, nè quelle (eccellenti, ma poche: la famosa “flotta di qualità”, ma anche dei prototipi) costruite tra 1958 e primi anni ’70, avevano fornito “pezzi” da immettere sul mercato dell’usato, se si escludono alcuni dragamine e cisterne ceduti a Grecia, Ecuador e Tunisia, e la nave salvataggio PROTEO alla Bulgaria. Tuttavia, la “grande flotta” nata con i programmi degli anni ’70, e integrata via via sino agli anni ’90 con nuove realizzazioni, poteva contare su una portaerei, 2 caccia, 8 sommergibili, 16 fregate (comprese quelle ex irachene), 12 tra corvette e OPV, 7 aliscafi lanciamissili, 12 cacciamine, 3 LPD, 3 rifornitori, e naviglio ausiliario, con armi e sensori all’avanguardia, e costantemente aggiornati o sostituiti, e un buon livello di automazione e standardizzazione. Soprattutto, la presenza di molti esemplari all’interno della stessa classe, favorisce il supporto di unità aggiornate, grazie alla presenza di piattaforme da cannibalizzare. La Marina e l’industria hanno così avviato un percorso parallelo a quello classico incentrato sinora sul ciclo RDT/disarmo/radiazione/demolizione – o in alternativa, all’impiego come bersaglio, e più raramente (si pensi ai sommergibili TOTI e SAURO) alla musealizzazione -, che ancora di recente ha avviato verso la fiamma ossidrica 2 unità gloriose come i caccia ARDITO e AUDACE. L’obbiettivo è quello di arrivare alla cessione o vendita delle unità costruite a partire dagli anni ’70, ottenendo per Fincantieri e Leonardo i contratti di ammodernamento e/o acquisizione di nuovi sistemi d’arma e sensori. Qualcosa in passato è già stato fatto, come con la vendita al Perù nel 2004-2005 delle 4 fregate LUPO appena passate in riserva dalla Marina Militare, e simili alle 4 già acquistate da Lima nuove di pacca negli anni ’70. I contratti, entrambi del valore di 30 milioni di euro, comprendevano per ogni nave non solo 5 milioni per la cessione, ma anche altri 10 per revisione e upgrade, cui nel 2010 e 2015 si sono aggiunti i contratti per la vendita di 4 radar KRONOS destinati ad un ulteriore ammodernamento. Le LUPO erano tuttavia nel 2004 abbastanza recenti, essendo entrate in servizio nel 1977-1980, e benché spremute erano state aggiornate nel 1991-1995, e passate in RDT nel 2002-2004. Oggi, le unità loro coetanee si presentano più anziane, decisamente sfruttate, ma non per questo meno appetibili. Il secondo colpo è stato così segnato quando nel 2015 il Bangladesh ha acquistato 2 corvette classe MINERVA in RDT dal 2012: la capoclasse e la SIBILLA (la più recente delle 8 unità completate tra 1987 e 1991) sono così state trasformate in OPV per la Guardia Costiera del Paese asiatico, dove nel 2016 sono andate a formare la classe LEADER, cui nel 2017 si sono aggiunte anche URANIA e DANAIDE. Nel frattempo, dal 2012 altre unità hanno ammainato la bandiera, passando in disarmo: delle fregate antisom classe MAESTRALE, costruite tra 1978 e 1985, la capoclasse nel 2015, seguita da ALISEO nel 2017 ed EURO nel 2018; tutti e 4 i pattugliatori di squadra classe SOLDATI, radiati tra 2013 e 2018 e simili alle LUPO, realizzati per l’Iraq nel 1982-1987 e poi modificati per la Marina Italiana nel 1993-1996; delle corvette MINERVA, oltre alle 4 già vendute, sono in disponibilità dal 2017-2018 anche SFINGE, DRIADE e FENICE, cui presto dovrebbe aggiungersi la “superstite” CHIMERA. Per queste unità, le più appetibili, già nel 2012 c’era stato l’interessamento delle Filippine, seguito da visite di delegazioni peruviane ed ecuadoriane, mentre anche il Bangladesh potrebbe essere interessato a loro, magari riconvertendole in corvette lanciamissili e portaelicotteri per la Marina. In disarmo dal 2015 ci sono poi anche 2 cacciamine classe LERICI, dei 4 completati nel 1985, ancora decisamente interessanti (e a cui si aggiungeranno a breve gli altri 2), oltre ad un certo numero di unità ausiliarie minori, come rimorchiatori e cisterne degli anni ’70-’80. Infine, ci sono le unità di prossima radiazione: in primis le restanti 5 MAESTRALE, comprese le 4 aggiornate nel 2005-2009, che resteranno in servizio sino al 2020-2024, e quindi molto spremute. Attorno al 2025 saranno disponibili anche i 2 caccia lanciamissili classe DURAND DE LA PENNE, in servizio dal 1993 e aggiornati radicalmente nel 2006-2011, che potrebbero interessare al Perù, rimasto senza navi-comando e da difesa antiaerea dopo la radiazione del vecchio incrociatore ALMIRANTE GRAU nel 2017, ma validi anche per flotte più blasonate, come la Marina Greca. Sempre entro il 2023 andranno in pensione anche i 4 OPV classe CASSIOPEA, completati nel 1989-1991 ma robusti, spartani e dotati di hangar e ponte di volo per elicottero medio. Un altro assetto appetibile sono le 3 LPD tuttoponte classe SANTI, costruite nel 1984-1994 (ammodernate radicalmente 15 anni fa, e dal 2012 replicate con successo in versione migliorata per Algeria e Qatar), che nei piani vengono date in dismissione nel 2019-2022, mentre più difficile sarà collocare sul mercato dell’usato i 2 rifornitori classe STROMBOLI, in servizio dal 1975-1978 e sfruttatissimi, se non come eventuale cessione gratuita all’interno di qualche pacchetto, così come per la nave salvataggio ANTEO (1980) e la nave oceanografica MAGNAGHI (1975). Un discorso a parte va fatto per la portaeromobili GARIBALDI, i 4 restanti sommergibili tipo SAURO, e gli 8 cacciamine classe GAETA. Per questi ultimi, il prolungarsi dei tempi di aggiornamento (il programma si è svolto dal 2010 al 2018, per unità completate nel 1992-1996), sposta i termini di dismissione. Dei SAURO, ricordiamo che i primi 4 esemplari della classe, costruiti nel 1974-1982, sono stati dismessi tra 2003 e 2005: con il DA VINCI relegato a compiti minori sino al 2010, e il capoclasse trasformato in museo. Le restanti unità in disarmo per cannibalizzazione potrebbero però supportare la vendita dei 2 PELOSI (SAURO Trerza Serie, del 1988-1989) e dei 2 LONGOBARDO (1993-1995, Quarta Serie), ancora validi, e tutti peraltro aggiornati nel 1999-2003, anche se sui tempi di dismissione ancora non ci sono certezze, sebbene si parlasse del 2018-2022. I possibili sbocchi asiatici, come Bangladesh, Filippine e Thailandia, dati per possibili negli anni 2000, hanno scelto – o stanno per scegliere – altre strade, guardando soprattutto alla Cina e alla Russia, mentre i pochi Paesi africani che dispongono di una componente subacquea (Sudafrica, Egitto, Algeria) hanno puntato su prodotti nuovi di pacca, e la Libia molto difficilmente si doterà di nuovo di sommergibili in tempi brevi. Un possibile sbocco potrebbe essere il Sudamerica, dove i Type-209 degli anni ’70 in servizio con Ecuador, Perù, Colombia e Venezuela sono ormai vecchissimi, e l’Argentina è alle prese con la gestione del disastro del SAN JUAN. Infine, nave GARIBALDI, che nel 2022 sarà sostituita dalla nuova LHD TRIESTE da 33.000 t. in costruzione. Oggettivamente, anche offrendola assieme ad elicotteri AB-212 e HARRIER 2+ dismessi, è il pezzo più difficile da collocare, soprattutto dopo il recente acquisto da parte brasiliana dell’OCEAN inglese. Si tratta di una nave complessa e costosa che nel 2022 avrà 37 anni di vita, pur essendo stata costantemente aggiornata: e forse sarebbe meglio sin d’ora iniziare a pensare a una sua conservazione museale – magari anche ospitando aerei ed elicotteri dismessi dal servizio aeronavale – evitando il pantano in cui è finito l’incrociatore VITTORIO VENETO.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Libano: inaugurata a Tibnin nuova strada

Nell'ambito della missione in Libano proseguono le attività del contingente italiano a favore della popolazione locale

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anteprima logo RID I nuovi radar NS-100 e NS-200

Grazie ad una recente visita presso lo stabilimento di Hengelo (Olanda) abbiamo potuto fare il punto sui radar NS-100 e NS-200 di Thales Netherlands, sensori destinati principalmente ad unità navali di dimensioni contenute oppure a navi anfibie che devono operare in acque litoranee. Gli studi e i test effettuati per questa famiglia di radar hanno permesso di mettere a punto tecnologie allo stato dell’arte da applicare poi all’intera gamma di sistemi radar dell’azienda. Nel corso della Guerra Fredda il conflitto tra stati era quello atteso come prevalente. Lo scenario tipico aeronavale considerava quali minacce prioritarie velivoli armati di missili antinave oppure missili antinave lanciati da altre navi o da terra. La sfida tecnologica principale riguardava la capacità di contrastare attacchi simultanei e coordinati, con minore attenzione alla discriminazione della minaccia. D’altronde, la maggior parte delle operazioni avrebbe avuto luogo in alto mare (nelle cosiddette blue waters). Dagli anni novanta, con il proliferare delle missioni di peacekeeping o comunque a bassa intensità, le navi hanno iniziato ad operare sempre più vicino alla costa e contro minacce asimmetriche. Dunque, è cambiato sia il nemico che il contesto geografico di riferimento ed un buon radar avrebbe dovuto distinguere il bersaglio in un ambiente disturbato dal clutter; provocato da uccelli e dai fenomeni atmosferici oppure dissimulato nel traffico costiero. Secondo la visione di Thales Netherlands, per i radar odierni e futuri non si potranno più fare scelte di campo: le Marine Militari potrebbero trovarsi ad operare sia in uno scenario ad alta intensità, dove l’importanza e la numerosità delle minacce è notevole, sia in uno a bassa intensità e in ambiente litoraneo con tutte le insidie che attori non statali possono porre, oltre a numerosi scenari misti e multidimensionali.

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anteprima logo Aeronautica Italiana La Canadian Air Force visita il 61° Stormo

L’elevatissimo livello tecnologico del sistema integrato d’addestramento in uso alla scuola di volo di Galatina attrae delegazioni da tutto il mondo

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anteprima logo RID L’AEGIS ASHORE del Sol Levante

Mentre il 29 luglio veniva varato il MAYA, il primo dei 2 nuovi super-caccia AEGIS nipponici derivati dai KONGO/ATAGO, ma con capacità antimissile balistici potenziate, nelle stesse ore andava in scena uno stop-and-go per il programma AEGIS ASHORE, ossia l’acquisizione di 2 sistemi di difesa aerea simili a quelli imbarcati sulle unità AEGIS, ma basati a terra. Un piano che trae origine dalle prime minacce missilistiche (e poi atomiche) nordcoreane, iniziate con i test effettuati con missili a medio raggio dal regime di Pyongyang a partire dal 1998, ma che guarda anche alle tensioni con la Cina. Tuttavia, l’apparente disgelo in atto nella penisola coreana (che in realtà a Tokyo si vive con maggiori complicazioni, vista la rivalità economica e strategica anche con Seul), ha portato con sé diverse domande circa il programma AEGIS ASHORE. Soprattutto di natura finanziaria, visto che a fine luglio fonti di stampa riportavano i dubbi trapelati da ambienti governativi, circa i costi, stimati ora in 3,6 miliardi di dollari, contro i 2 inizialmente previsti: costi che poi arriverebbero a 5,4 miliardi di dollari (contro i 4 delle stime iniziali) comprendendo anche l’acquisto dei missili e il supporto logistico. Tuttavia, a sorpresa, nel bel mezzo delle polemiche, il 30 luglio il Ministero della Difesa nipponico ha annunciato di aver selezionato Lockheed Martin per la fornitura di 2 Long Range Discrimination Radar (LRDR), con un accordo del valore stimato in 2,34 miliardi di dollari ed operatività iniziale del sistema nel 2023. Si tratta tuttavia di una selezione solo ufficiosa: ancora pochi giorni prima, altre fonti riportavano un orientamento favorevole allo AN/SPY-6 /AMDR-Air and Missile Defense Radar, apparato in banda S in fase di sviluppo da parte di Raytheon. Pur riguardando sistemi avanzatissimi e allo stato dell’arte, gli analisti fanno notare che lo LRDR presenta tempi e rischi inferiori al radar rivale, che però andrà ad equipaggiare le future navi AEGIS della US Navy, creando così difficoltà nell’integrazione con le batterie AEGIS ASHORE nipponiche.

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anteprima logo Esercito Italiano Nuovo ciclo addestrativo ANDSF

I militari del Train Advise and Assist Command West di Herat sviluppano un innovativo ciclo di addestramento per le Forze di Sicurezza in Afghanistan.

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anteprima logo RID Il TASER

Anche l'Italia, dopo quasi tutti i Paesi europei, ha deciso di distribuire il TASER alle proprie forze di polizia, per ora solo a scopo sperimentale in alcune città campione, il più possibile rappresentative delle svariate tipologie di centro urbano del nostro Paese (capoluoghi più o meno grandi sparsi su tutto il territorio nazionale). Come spesso accade la cosa è stata accompagnata da vibranti polemiche. Ma su tutto questo torneremo più avanti. Il nome TASER viene spesso utilizzato molto impropriamente per definire qualsiasi storditore elettrico (stun gun) in grado di infliggere scosse dolorose, compresi addirittura i pungoli elettrici, utilizzati per il bestiame (cattle prodes). In realtà il TASER non è affatto assimilabile ad uno storditore elettrico. Attualmente esso rappresenta l'unico esempio di NMI (Neuro-Muscolar Incapacitator), ovvero un'arma che utilizza la corrente per interrompere il controllo dei muscoli volontari. Altri nomi simili per definire il TASER sono HEMI (Human Electro Muscular Incapacitation), oppure, CEW (Conducted Energy Weapon). Il nome TASER deriva da TSER, cioè Tom Swift's Electric Rifle, ovvero l'arma utilizzata dal protagonista di una serie di romanzi d'avventura per ragazzi pubblicati all'inizio del XX secolo. L'idea aveva evidentemente colpito un ingegnere della NASA, Jack Cover, che negli anni '70 sviluppò uno strumento che con una piccola capsula pirotecnica scagliava 2 dardi metallici, collegati ad un filo, in grado di scaricare nel corpo della vittima fino a 50.000 Volt, ma con una corrente molto bassa. Il risultato era una dolorosa serie di contrazioni muscolari che bloccavano qualsiasi atto volontario, senza causare effetti letali o danni permanenti. Nel 1979 Cover riuscì a vendere la propria invenzione al Dipartimento di Polizia di Los Angeles per una sperimentazione. Pochi mesi prima c'era stato un grave incidente: 2 agenti intervenuti per sedare un litigio, avevano ucciso una donna di colore, temendo che li volesse accoltellare. L'episodio aveva suscitato un notevole clamore mediatico ed il processo, pur se risolto con l'assoluzione degli agenti, aveva messo in pessima luce il Dipartimento di Polizia.

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anteprima logo Marina Italiana Interventi di bonifica su ordigni esplosivi in Liguria e nel Lazio

Dal 22 al 24 agosto 2018 i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) del Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) della Marina Militare, distaccati presso il Nucleo Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi (S.D.A.I.) della Spezia, hanno condotto due interventi d'urgenza a Santa Margherita Ligure (GE) e ad Anguillara (RM), nel lago di Bracciano per rimuovere 17 pericolosi ordigni esplosivi.

Le Prefetture di Genova e Roma, informate del ritrovamento di potenziali ordigni esplosivi rispettivamente dalla Capitaneria di Porto di Santa Margherita Ligure e dai Carabinieri di Anguillara, hanno richiesto un intervento di bonifica d'urgenza al G.O.S., al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza delle aree dove erano stati rinvenuti tali manufatti.

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anteprima logo RID L'Aeronautica dell'Algeria

L’Aeronautica Algerina ha avviato nel corso degli ultimi anni un programma di modernizzazione che ha interessato tutte le sue componenti e che consentirà al Paese di continuare ad occupare una posizione di primo piano a livello regionale. Un risultato ottenuto grazie ad importanti investimenti effettuati dal Governo in tutta la propria componente militare - soprattutto navale e terrestre - ma che ha avuto un discreto impatto anche sull’Aeronautica e sulla difesa missilistica. Nel 2017 l’Algeria ha investito il 5,71% del PIL (corrispondenti a 8,58 miliardi di euro) in spese per la Difesa, un decremento rispetto alle percentuali stanziate nel biennio precedente (6,27% nel 2015 e 6,42% nel 2016) che, tuttavia, non ne inficia il primato dell’intero continente africano. Tale primato, tuttavia, viene indebolito dall’ancora eccessiva dipendenza da sistemi di fabbricazione russa, alcuni dei quali con quasi 50 anni alle spalle, e dalla mancanza di esperienza di combattimento, anche dal punto di vista delle operazioni internazionali, della stragrande maggioranza dei suoi soldati. Il settore aeronautico, inoltre, è affetto da una cronica inefficienza manutentiva, testimoniata dai frequenti e, spesso, tragici incidenti che negli anni, anche più recenti, ne hanno coinvolto i velivoli. Tale inefficienza trova fondamentalmente spiegazione nella dottrina militare storicamente applicata in Algeria e basata su strategie di guerriglia - risalenti alla guerra d’indipendenza dalla Francia - unita alla dottrina militare sovietica che enfatizzava l’importanza delle forze terrestri – in particolare delle componenti corazzate e di artiglieria – rispetto all’aviazione. La minor importanza data a quest’ultima ha causato, nel corso degli anni, un grosso gap capacitivo in termini di obsolescenza dei mezzi e di preparazione del personale tecnico e degli equipaggi, considerato che, dal 1976, l’Aeronautica Algerina non è mai stata impegnata in alcun conflitto. Dalla sua costituzione post indipendenza, nel 1957, la Forza Aerea algerina ha subito almeno 3 fasi di modernizzazione.

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anteprima logo RID Il ruolo dell'OCCAR

Negli ultimi tempi, del dibattito sul come attuare concretamente la politica di sicurezza e difesa in Europa fanno parte anche alcune considerazioni riguardanti un maggior livello di cooperazione fra le Nazioni e le oggettive realtà industriali e tecnologiche dell’UE. La soluzione di creare, presso alcuni Paesi, nicchie di eccellenza da mettere poi a disposizione per gli scopi comuni è perseguibile forse dalle Nazioni più piccole, perché è difficile che quelle principali accettino di rinunciare alla gamma completa di capacità tipiche di uno strumento militare moderno. Pertanto, le forme d’investimento maggiormente efficaci si sintetizzano nell’ampliamento della cooperazione per l’acquisizione di sistemi e materiali militari, incentivando le economie di scala e perseguendo anche l’obiettivo di un’efficiente ed efficace processo di gestione dei programmi comuni. La cooperazione nel settore del procurement militare non rappresenta certamente una novità perché esistono già programmi di cooperazione bi- e multilaterale nei vari “domini” militari che hanno generato sistemi e piattaforme terrestri, navali e aeree di assoluto rilievo. In linea di principio, la gestione dei programmi d’armamento in cooperazione può avvenire attraverso un numero alquanto ristretto di modalità: affidare l’incarico a un singolo Paese, che svolge il ruolo di lead Nation e che rimane responsabile nei confronti della parte industriale anche per nome e per conto degli altri Paesi, oppure creare un’entità appositamente per questo scopo - generalmente un ufficio di programma, formato da individui provenienti dalle Nazioni partecipanti a uno specifico programma - e avente proprie regole e procedure. Ciascuna delle 2 modalità ha i propri vantaggi e svantaggi, e fra questi ultimi vi è il ruolo preponderante - e talvolta prevaricatore - assunto dalla Lead Nation o dal Paese che ospita fisicamente l’ufficio di programma. Una “terza via” per cercare di migliorare questi problemi e al contempo portare avanti in maniera efficiente ed efficace un programma di armamenti in cooperazione è maturata in Europa già da qualche tempo, attraverso la creazione di un’organizzazione permanente in grado non solo di gestire contemporaneamente più programmi d’armamento in cooperazione, ma anche di sviluppare in maniera continuativa iniziative e metodologie mirate a migliorare se stessa e a soddisfare sempre i propri “clienti”, cioè le Nazioni. Va dunque a tutto merito di alcuni Paesi europei - fra cui l’Italia - l’aver compreso l’esigenza di istituire l’OCCAR, cioè l’Organisation Conjointe de Coopération en matière d'Armement che, dopo un periodo d’incubazione durato qualche anno, nel 2001 ha conseguito un proprio status giuridico attraverso la ratifica di una propria Convenzione avente valore di trattato internazionale.

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anteprima logo RID L’Egitto si proietta sul mare

Già nel XIX secolo la Marina Egiziana aveva dimostrato ambizioni da Blue Water Navy, acquistando anche ben 6 corazzate, poi cedute alla Turchia. Dopo il 2010, quella che tra anni ’70 e ’90 era divenuta una flotta poco standardizzata e per lo più di “seconda mano”, con navi acquistate da Cina, URSS, Stati Uniti, Spagna, o realizzate localmente, sta assumendo una nuova forma, decisamente hi-tech, pur mantenendo diversificate fonti di procurement. E i programmi lanciati nell’ultimo decennio stanno ormai cambiandone la fisionomia. Dalla Francia arriva il grosso delle piattaforme destinate ad ammodernare la componente alturiera di superficie, incentrata sino a pochi anni fa su 10 tra fregate e corvette degli anni ’70 e ’80, cui si è poi aggiunta la coetanea SHAHAB MISR, una corvetta ex sudcoreana classe POHANG del 1988, trasferita nel 2017. Nel giugno 2015 è però entrata in servizio la fiammante fregata TAHYA MISR, una delle FREMM in costruzione per la Marina Francese, acquistata direttamente dal Governo egiziano mentre era ai collaudi, seguita nel 2016 dalle 2 grandi LHD anfibie da 23.000 t. classe NASSER, tipo MISTRAL impostate per la Russia, ma poi sottoposte a embargo e girate all’Egitto. Infine, il 22 settembre 2017 è entrata in servizio la EL FATEH, prima delle 4 fregate leggere/corvettone multiruolo da 2.600 t. tipo GOWIND-2500 ordinate nel 2014, con altre 2 in opzione. La prima unità, impostata 2 anni prima della consegna, è stata realizzata dall’allora DCNS a Lorient, mentre le altre dal 2016 sono in costruzione (con assistenza francese) presso i cantieri di Alessandria, e la consegna è prevista nel 2019-2021. Nel 2013-2015 erano peraltro state consegnate 4 motomissilistiche tipo AMBASSADOR Mk-3 dell’americana VT Halter Marine, riclassificate localmente come corvette d’attacco da 780 t classe SULEIMAN EZZAT, affiancate nel 2015 dalla più piccola FADEL, una MOLNYA ex russa del 2000. La Germania ha invece supportato l’ammodernamento della componente subacquea, incentrata sinora su 4 battelli Type-033 cinesi vecchi di 35 anni. Nel dicembre 2016 è stato consegnato infatti all’Egitto lo S-41, primo dei 2 battelli Type-209/1400 (Improved) ordinati nel 2011, seguito dall’S-42 nell’agosto 2017. Nel frattempo, sono stati ordinati nel 2014 alla TKMS altri 2 sottomarini, la cui consegna è prevista nel 2019. Per quanto riguarda il naviglio ausiliario e specializzato, la componente di mine warfare è abbastanza recente, essendo incentrata sulle 5 unità costiere realizzate dalla Swiftships negli anni ’90, coetanee dei 2 cacciamine OSPREY ceduti dalla US Navy nel 2007. Date le ambizioni e i programmi in corso, le carenze riguardano navi logistiche, di appoggio/salvataggio per sommergibili, e SIGINT/ELINT, mentre restano per ora solo ipotesi le possibili acquisizioni di ulteriori fregate di squadra (FREMM in primis) e unità leggere d’attacco: componente quest’ultima che vede ancora in servizio o in riserva ben 31 unità lanciamissili, 10 motosiluranti, 12 cacciasommergibili/cannoniere, tutte realizzate tra 1966 e 1988, cui dal 2011 si vanno aggiungendo 6 vedette di progettazione turca, e 6 pattugliatori da 150 t della Swiftships, simili a 12 unità realizzate per la Guardia Costiera egiziana tra 2006 e 2014.

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anteprima logo RID Presentato il Tu-22M3M

Lo scorso 16 agosto, presso lo stabilimento Tupolev di Kazan, c’è stata la presentazione ufficiale del primo bombardiere strategico a lungo raggio a geometria variabile russo Tupolev Tu-22 BACKFIRE nella nuova variante modernizzata M3M.

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