anteprima Convegno AIAD sull'industria della Difesa italiana 06-07-2017

Oggi, 6 luglio, presso il Centro Alti Studi della Difesa di Roma, si è svolto il convegno sull’industria della Difesa italiana tra prospettive, rischi ed opportunità organizzato dall’AIAD.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Iraq: concluso corso "Sniper and RECCE Mout" 06-07-2017

Nei giorni scorsi, nel comprensorio addestrativo di Sulemanye (Iraq), si è concluso il  2° “SNIPER AND RECCE MOUT” Course...

a cura di Stato Maggiore della Difesa
anteprima F-22 fino al 2060 05-07-2017

Secondo quanto dichiarato da portavoce dell’USAF, gli Stati Uniti hanno intenzione di mantenere in servizio l’F-22 fino al 2060, ed in tale ottica verranno finanziati alcuni upgrade che permetteranno ai RAPTOR di mantenere le proprie capacità di superiorità aerea (e non solo, come dimostrato nel teatro siriao-iracheno) per le prossime 4 decadi. A conferma di tale progetto alcuni stanziamenti sono già stati previsti nella proposta di budget del Pentagono del 2018, nello specifico 1,023 miliardi di dollari - suddivisi in 624,5 milioni destinati alla voce RDT&E (ricerca, sviluppo, test e validazione) e 398,5 in procurement – da investire in sistemi e tecnologie che contrastino le minacce destinate a neutralizzare le principali carattersitiche del velivolo (stealthiness e e sensoristica avanzata). Dal punto di vista strutturale, secondo alcune recenti stime effettuate dall’Air Combat Command (ACC), l’aereo sarebbe già in grado di sostenere un ciclo di vita che si colloca tra le 13.000 e le 14.000 ore di volo (nonostante il fatto che l’F-22 sia stato progettato per sostenere un ciclo di vita di 8/9.000 ore per velivolo), senza alcuna modifica o tramite significativi programmi di estensione della vita operativa (SLEP). Chiaramente, ciò non esclude gli interventi necessari a far fronte all’usura del rivestimento stealth del velivolo, problema riguardo al quale l’Air Force sta studiando alcune azioni correttive presso la base aerea di Hill, tra le quali l’adozione di un particolare tipo di coating conduttivo che dovrebbe essere disponibile a metà anni ’20. Tornando alla serie di upgrade previsti nei prossimi anni, un ammodernamento di mezza vita dovrebbe essere effettuato intorno al 2030 e, con ogni probabilità, comporterà l’aggiornamento dell’hardware e della suite avionica, con nuovo radar e sensori. Nell’immediato futuro, invece, in particolare nei prossimi 2 mesi, entrerà nella fase di test operativi il pacchetto di aggiornamenti software Increment 3.2B che, dalla seconda metà del 2019, dovrebbe essere introdotto sugli F-22 Block 30/35 (150 aerei su una flotta di 183). Nello specifico, tra i vari upgrade previsti, il pacchetto introdurrà la piena integrazione dei missili aria-aria a breve raggio con capacità di ingaggio fuori campo (BVR) AIM-9X SIDEWINDER Block 1/2 e dei missili aria-aria a medio/lungo raggio AIM-120D AMRAAM, l’introduzione di una Enhanced Stores Management System (ESMS) per garantire l’integrazione delle nuove armi ed il pieno sfruttamento delle loro capacità, una serie di migliorie al data link stealth Intra-Flight Data Link (IFDL), per accrescere l’ampiezza di banda e consentire funzioni cooperative, ed un incremento della capacità di geo-localizzazione del sistema ESM BAE Systems AN/ALR-94 a vantaggio dell’impiego delle JDAM. Il pacchetto 3.2B fa parte del più esteso programma di aggiornamento “Update 6” che dovrebbe essere completato nel 2021 e che sarà orientato verso la riduzione della segnatura complessiva del velivolo (soprattutto dal un punto di vista delle emissioni), l’incremento della protezione “cyber” e la resilienza della capacità di trasmissione e condivisione dati del IFDL. A tal proposito, l’Update 6 doterà gli F-22 della capacità di trasmissione dati via IFDL in Link-16 (ad oggi i RAPTOR possono solo ricevere tali dati), probabilmente tramite un nuovo terminale in grado di sfruttare la forma d’onda CHAMELEON, sviluppata dalla L-3 Communications, che riduce la probabilità di detezione del nemico - particolarmente nelle aree Anti-Access/Area Denial - permettendo una comunicazione diretta e senza gateway, attraverso antenne in banda L già presenti sugli F-22. L’Upgrade 6, inoltre, include l’integrazione delle capacità di trasmissione/interrogazione IFF Mode 5 (M5L2) del trasponder AN/DPX-7 e l’adozione (dal 21/22) del sistema di puntamento montato su casco (HMCS) – il cui sviluppo ed integrazione dovrebbe partire nel 2018, dopo la scelta del modello da utilizzare - che consentirà il pieno sfruttamento delle capacità del missile aria-aria AIM-9X Block 2. Il citato programma di upgrade contribuisce a confermare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che l’USAF non ha alcuna intenzione di riavviare la linea di produzione del RAPTOR, ipotesi definita da molti esponenti dello stesso ACC “economicamente ed operativamente senza senso”, anche alla luce di un recente studio che ha dimostrato che l’assemblaggio di 194 nuovi F-22A costerebbe circa 50 miliardi di dollari.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Corea del Nord, testato missile a lungo raggio 04-07-2017

La Corea del Nord saluta il 4 luglio con l'ennesimo test missilistico dell'anno, anzi, degli ultimi anni. Questa volta, secondo il regime, sarebbe stato testato un missile balistico intercontinentale (ICBM, Inter Continental Ballistic Missile) capace, dunque, di raggiungere il territorio americano. Secondo il Comando USA nel Pacifico, invece, il test avrebbe riguardato un missile a raggio intermedio (IRBM, Intermediate Range Ballistic Missile). Durante il test, il missile ha raggiunto un'altezza massima di oltre 2.800 km prima di ricadere in mare e colpire il suo bersaglio ad una distanza di 933 km dall'area di lancio. Se i parametri in oggetto fossero corretti, l'ordigno testato potrebbe avere una gitta di quasi 7.000 km, dunque essere catalogabile tecnicamente come ICBM, e raggiungere l'Alaska e le Hawai. Resta da verificare, tuttavia, se i Nordcoreani abbiano messo a punto anche un veicolo di rientro, ovvero il "contenitore” capace di ospitare la testata e proteggerla dall'enorme calore che si sviluppa per effetto dell'attrito al rientro in atmosfera. Il test in questione potrebbe essere servito anche a questo dopo che il regime aveva annunciato di aver già sperimentato la relativa tecnologia in un test a terra lo scorso anno e in un test missilistico condotto a maggio. Ad oggi la Corea del Nord ha un arsenale balistico consolidato e molto sviluppato che comprende missili a corto raggio, medio raggio, raggio intermedio e lungo raggio. Per quanto riguarda i missili a raggio intermedio, il primo della serie è stato il TAEPODONG-1, forse costruito in una cinquantina di esemplari a partire dalla seconda metà degli anni ‘90. Si tratta di un missile a propellente liquido, basato in silos, accreditato di una gittata di oltre 2.500 km e dotato di una testata del peso inferiore ai 1.000 kg. Dal TAEOPODONG-1, la Corea del Nord ha poi derivato il TAEOPODONG-2, il primo missile balistico intercontinentale di cui dispone il Paese. Il TAEPODONG-2 è un missile tristadio a propellente liquido, basato in silos, dalla gittata stimata in circa 6.000 km per una capacità di payload di appena 1.000 kg (ma che si ridurrebbe a 500 kg per ottenere la gittata massima di 9.000 km). Il sistema, che utilizza per gli stadi i motori dei missili a medio raggio NODONG e corto raggio SCUD, è stato impiegato per mettere in orbita i piccoli satelliti KWANGMYŎNGSŎNG-3, nel dicembre 2012, e KWAMONGSONG-4, nel febbraio 2016, e, dunque, è da ritenersi operativo anche se non è chiaro di quanti esemplari disponga il regime. Negli ultimi anni, Pyongyang ha anche sviluppato altri missili a raggio intermedio ed altre tipologie di missili intercontinentali, basati su piattaforme mobili. Nella categoria dei missili a raggio intermedio rientra il MUSUDAN, derivato dal vecchio R-27 (o SS-N-6) sovietico, SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile) a propellente liquido, di cui, appunto, ne rappresenta un riadattamento per renderlo idoneo ad operare da terra. Il missile ha una gittata compresa tra i 2.500 ed i 4.000 km ed una testata da circa 1.200 kg; è stato testato ben 6 volte in volo, ma soltanto gli ultimi 2 test, condotti a giugno 2016, sono stati un parziale successo. Il MUSUDAN non dovrebbe essere ancora operativo, ma, non appena lo diventasse, rappresenterebbe una minaccia per i Paesi vicini e per tutte le installazioni militari americane nel teatro pacifico, Guam compresa. Nella seconda categoria, rientrano i missili KN-08 e KN-14, già mostrati in parata sottoforma di mock-up, accreditati di una gittata compresa tra i 6.000 km ed i 10.000 km. Si tratta di sistemi basati, appunto, su piattaforme mobili, a propellente liquido e derivati in parte dallo stesso MUSUDAN, di cui sembrano riutilizzare i motori. Il KN-14 potrebbe essere bistadio, a differenza del tristadio KN-08, ed essere anche più corto con un cono a punta e arrotondato. A febbraio di quest'anno, e poi ancora il 21 maggio, Pyongyang ha testato con successo anche una variante terrestre dell'SLBM KN-11 (missile bistadio a propellente solido con una gittata nell'ordine dei 1.000 km, già più volte testato con successo e lanciabile dai sottomarini classe GORAE/SINPO), denominata KN-15, dotata di una gittata più estesa e di diverse migliorie nel sistema di guida e nelle capacità di evasione delle difese avversarie. Il KN-15 è un missile bistadio a propellente solido, basato su un TEL cingolato, probabilmente di produzione locale, e accreditato di una gittata compresa tra i 1.500 ed i 2.000 km. Su RID 8/2017 grande approfondimento dedicato alle capacità militari nordcoreane.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Rolls-Royce completa la seconda MT-30 per l’Italia 03-07-2017

Presso lo stabilimento Rolls-Royce di Bristol è stata completata, ed è pronta per essere inviata in Italia, la seconda turbina a gas MT-30 destinata alla nuova LHD (Landing Helicopter Dock) della Marina Militare. Questa MT-30, che abbiamo avuto modo di “toccare con mano” nel corso di una recente visita a Bristol, costituirà uno degli elementi principali dell’apparato propulsivo tipo CODOG (Combined Diesel or Gas) dell’unità da assalto anfibio italiana che dovrebbe essere battezzata TRIESTE. La turbina a gas, 38º esemplare di questo modello realizzato nello stabilimento di Bristol, verrà inviata quanto prima a Bari ove sarà installata nel “contenitore” insonorizzato (base and enclosure) realizzato dall’Isotta Fraschini nell’ambito di un accordo tra Isotta Fraschini (società del gruppo Fincantieri) e Rolls-Royce Marine. Nell’ambito di tale intesa, a Bari saranno realizzati i “contenitori” di tutte le MT-30 per il mercato europeo, comprese quelle destinate alle fregate britanniche Type 26. Maggiori dettagli seguiranno in un prossimo numero di RID.

a cura di Eugenio Po
anteprima Il ricordo del Tenente Millevoi 03-07-2017

Si è svolta ieri nella base di Shama l’inaugurazione di una lapide in ricordo della medaglia d’oro al valor militare, Tenente Andrea Millevoi, deceduto il 2 luglio del 1993 durante la missione “Ibis” (missione UNOSOM II) come casco blu in Somalia.

 

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima La NATO rafforza la presenza in Afghanistan 30-06-2017

Dal meeting dei Ministri della Difesa NATO conclusosi ieri sera Bruxelles è giunta la conferma dell’intenzione della NATO di rafforzare la propria presenza militare in Afghanistan. Quindici nazioni hanno già garantito i propri contributi aggiuntivi alla missione RESOLUTE SUPPORT. I dettagli precisi non sono stati ancora forniti, ma si parla di 3.000-5.000 unità, la gran parte delle quali americane. Tale incremento permetterà di intensificare gli sforzi di supporto alle forze afghane soprattutto in 3 aree - forze speciali, forze aeree e formazione di nuovi ufficiali – nell’ambito della nuova road map quadriennale promossa dal Presidente Ashraf Ghani. Oggi, in Afghanistan a fianco delle forze di sicurezza afghane ci sono 13.000 soldati della NATO e di alcuni Paesi partner. Di questi, circa 7.000 sono americani, una parte dei quali – si parla di 2.000-2.5000 unità - ha il “doppio cappello” operando anche sotto il comando della missione FREEDOM SENTINEL, la missione americana lanciata dall'Amministrazione Obama nel 2015 che ha il compito di fornire il supporto aereo ravvicinato alle forze governative e colpire obbiettivi ad alto contenuto strategico legati alla filiera talebana e terrorista per ottenere quelli che nel gergo della stessa missione si chiamano gli "strategic effects". Tuttavia, gli Americani non ha ancora ultimato la revisione delle loro forze nello scacchiere dell'Asia sudorientale al termine della quale seguirà l'indicazione sul numero dei soldati che Washington invierà in Afghanistan. A quel punto, presumibilmente a metà luglio, saranno chiari anche i contributi degli altri Paesi. Questo incremento di truppe da parte di NATO ed USA si è reso necessario, sulla base delle indicazioni del Generale John Nicholson, Comandante di U.S. Forces Afghanistan (USFOR-A) e della missione RESOLUTE SUPPORT, a causa della precaria situazione di sicurezza che continua a regnare in molte parti del Paese. Secondo un recente rapporto dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR), i Talebani controllano o contestano il 40% dei distretti afghani. In particolare, i Talebani hanno una significativa influenza su una fascia di territorio che dalla provincia di Farah attraversa le provincie di Helmand, Kandahar, Uruzgan, Zabul, fino alla provincia di Ghazni. In quest'ultima, ai primi di giugno i Talebani hanno occupato il distretto centrale di Waghaz facendo sfilare i propri uomini in parata – in pieno giorno e senza che nè la colazione nè i governativi intervenissero – e pubblicando il relativo video sul Web. I Talebani hanno adesso il controllo completo di 5 distretti su 18 della provincia di Ghazni e del 60% di altri 9 distretti. Peraltro, Ghazni è anche una roccaforte di Al Qaeda, Stato Islamico, Islamic Movement of Uzbekistan e dei pachistani di Lashkar-e-Taiba. 

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Leonardo to cooperate with BAE Systems on new PGM 29-06-2017

BAE Systems and Leonardo have announced an initiative to pursue collaborations on new precision-guided solutions that will offer U.S. and allied military forces a range of low-risk, cost effective, advanced munitions for advanced, large caliber weapon systems.

a cura di Redazione
anteprima Siria: siamo alla svolta? 28-06-2017

La guerra civile siriana, o, come l'abbiamo sempre chiamata su RID, la guerra mondiale siriana, sembra giunta ad una svolta. Il collasso della Stato Islamico, che sta perdendo la “capitale” Raqqa, ed arretrando ovunque nella Siria centro-orientale, dopo aver sostanzialmente perso tutta la fascia di confine con la Turchia nel nord della Siria, ha creato un vuoto che altri hanno subito riempito. Questo discorso vale per le forze governative, che hanno lanciato una grande offensiva verso il confine con l’Iraq, partendo dall’area di Homs e Palmira, per ricongiungersi con le Pupular Mobilzation Unit (ormai pienamente integrate nella struttura delle FA irachene), per i Curdi-siriani, che stanno sostenendo lo sforzo principale per la conquista di Raqqa, e per le forze filo-turche impegnate ad allargare la propria sfera di influenza nel nord della Siria per impedire la formazione di un’entità curda autonoma. In questa nuova fase della guerra civile siriana, si sono inseriti a pieno titolo anche gli Americani appoggiando in maniera massiccia l'offensiva arabo-curda su Raqqa e sostenendo i gruppi ribelli nel quadrante sud-orientale. Al di là della lotta all’IS, ormai sconfitto, l’obbiettivo di Washington è duplice. Da un lato, arginare le tensioni tra Curdi e Turchi nel nord della Siria, impedendo uno scontro aperto, dall’altro, ostacolare il più possibile il ricongiungimento tra governativi e PMU ed evitare che i primi occupino una fetta troppo ampia di confine tra Siria e Iraq. In entrambi i casi, gli Americani hanno di fronte difficoltà significative a fronte di un coinvolgimento sul terreno troppo limitato. E, se le tensioni tra Turchi e Curdi, sembrano ad un passo dall'escalation, i governativi sono ormai in possesso di quasi 100 chilometri di confine con l’Iraq. Sul fronte settentrionale la Turchia sembra pronta all’offensiva contro il cantone curdo-siriano di Afrin, dove negli ultimi giorni si sono registrati scambi di artiglieria e scontri regolari tra YPG e forze dell’FSA filo-Ankara. Dallo scorso 21 giugno, diversi veicoli turchi hanno attraversato il confine con la Siria dirigendosi verso Azaz, da cui potrebbe partire l’offensiva sulla vicina Afrin. Nell’area di Raqqa, invece, lo scorso 6 giugno è partita l’offensiva finale guidata dalle forze arabo-curde dell’YPG - sostenute dagli Stati Uniti - per la conquista della “capitale” del Daesh. Al momento la battaglia si sta portando verso la città vecchia, dove si stima la presenza di almeno 3.300 miliziani jihadisti. La direttrice principale dell’offensiva è quella proveniente da nord, in particolare dall’area nei pressi dell’ex base della 17ª Divisione dell’Esercito Siriano, ora divenuta centro di comando delle forze curde impegnate nell’offensiva. Le altre 2 direttrici sono quella proveniente da ovest (al-Jazrah, al-Qadisiyyah e Yarmouk, sedi di intensi combattimenti) e quella da est/nordest (Nazah, zona cimitero e zuccherificio). Più ad ovest, i governativi hanno ripreso il possesso della Piana di Maskanah, situata tra Raqqa ed Aleppo, area a cui non avevano accesso dai primi mesi del 2013. Da Maskanah i governativi hanno proseguito prima verso sud, prendendo il controllo sull’autostrada 42 che collega Ithriyah e la città archeologica di Resafa, per poi dirigersi ad est, proprio verso Resafa, ormai quasi liberata dalle forze del Daesh. Molto attivo, nelle ultime settimane, pure il fronte orientale. Lo scorso 31 maggio durante un raid aereo nella provincia di Deir Ezzor, gli Stati Uniti hanno eliminato il “Gran Mufti” del Califfato, Turki al Binali, la cui morte è stata confermata dagli stessi americani il 19 giugno. Ad esso, il 16 giugno, si è aggiunto Fawaz Muhammad Jubayr al Rawi, capo delle operazioni finanziarie del Daesh, anch’egli ucciso in seguito ad un raid americano nell’area di Deir Ezzor. Ma la situazione potenzialmente più esplosiva è quella al confine tra Iraq e Siria, dove nelle scorse settimane l’USAF ha abbattuto un cacciabombardiere siriano Su-22 e colpito colonne governative che si stavano avvicinando troppo al posto di confine di Al Tanf, dove SOF e consiglieri americani addestrano le forze ribelli. Oltre a quello di Al Tanf, gli Americani hanno creato un secondo avamposto ad al-Zquf, ad un centinaio di chilometri a nordest di Tanf e ad una ventina di chilometri a nord del confine con l’Iraq. L’intera area fa parte di una zona cuscinetto gestita dalle fazioni ribelli appartenenti a “pezzi” del Free Syrian Army, sostenute dagli Americani e dai Giordani, creata con l’evidente scopo di rompere la continuità strategica tra Iraq e Siria all’insegna dell’influenza iraniana. Tuttavia, più a nord, le forze governative (Esercito Siriano, Forze di Difesa Nazionale, Hezbollah e Liwa al-Quds) hanno conquistato grosse porzioni di territorio tra Palmira ed al Bawdah, verso il confine con l’Iraq. Proprio da al Bawdah, negli ultimi giorni è partita un’offensiva che mira alla riconquista del villaggio di Humaymah e della stazione di pompaggio del greggio T2, con annesso aeroporto, dalla quale verrebbe lanciata l’offensiva verso Al Bukamal, ancora in mano a IS, città ubicata a pochi chilometri dal confine con l’Iraq, la cui riconquista sarebbe possibile grazie alla contemporanea offensiva delle forze irachene provenienti da Al Qaim. Non lontano da Palmira, inoltre, in particolare nel villaggio di Arak, sede di un’importante stazione gassifera, si sono registrati pesanti scontri tra miliziani di Daesh e governativi. Questi ultimi, nel frattempo, hanno riconquistato il centro di pompaggio T-3, dopo il lancio, da parte dell’Iran, di 6 missili balistici tattici ZULFIQAR – versione potenziata del FATEH-110 - contro postazioni del “Califfato” situate nell’area di Palmira (e di Deir Ezzor). E’ verosimile ritenere che, una volta eliminate le resistenze del Daesh in tali aree, le forze pro Assad, provenienti da Al Bukamal e Palmira, possano convergere su Deir Ezzor per rompere l’assedio del “Califfato” contro la periferia orientale della città e riprendere il controllo sul lungo tratto autostradale che collega Homs con Deir Ezzor. Particolarmente caldo anche il fronte meridionale che, negli ultimi giorni, ha visto un progressivo coinvolgimento da parte di Israele. Tra il 23 ed il 26 giugno caccia ed elicotteri israeliani hanno effettuato diversi raid contro postazioni di artiglieria e veicoli corazzati dell’Esercito Siriano nella provincia di Quneitra, situata nella porzione di Golan sotto controllo di Damasco, in risposta a colpi d’artiglieria attribuiti da Tsahal agli stessi Siriani (ma sulla cui provenienza le fonti non concordano). Di sicuro, è un dato di fatto che gli Israeliani lavorino da tempo con alcune formazioni ribelli siriane attive nell'area del Golan (come documentiamo anche su RID 7/17). Proprio l’area di Quneitra è stata sede nelle ultime 2 settimane di pesanti scontri tra forze regolari e ribelli, soprattutto nei pressi di al-Baath e Khan Arnabeh. La prima, in particolare, una delle poche città della provincia ad essere rimasta sempre sotto il controllo dei governativi, ha subito un’offensiva su larga scala da parte da parte di Jaish Muhamad (Esercito di Maometto), una nuova formazione locale egemonizzata da elementi del gruppo qaedista Hayat Tahrir al-Sham (nuova denominazione di Jabhat al-Nusra). La conquista dei 2 centri viene vista dai ribelli come fondamentale per un’eventuale successiva offensiva verso nordest, nelle aree rurali che separano la zona dalla parte meridionale di Damasco. Ma Jaish Muhammad non è, tuttavia, ancora riuscito a penetrare le linee dei governativi. Il fronte più tranquillo sembra al momento essere quello di Idlib, dove i ribelli mantengono saldamente il controllo di tutto il governatorato, e dove sembra reggere il compromesso tra Russia e Turchia formalizzato nell’estate scorsa tra Putin e Erdogan.

a cura di Pietro Batacchi e Andrea Mottola
  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>