anteprima BAE Systems completes Saudi Typhoon deliveries 13-06-2017

BAE Systems has handed over the last 2 Eurofighter TYPHOON in single-seater configuration to Saudi Arabia as the British aerospace giant has completed a delivery to the Gulf country including 72 Tranche 2 aircraft ordered in 2007 under a 41 billion dollars contract. The original program included the supply of the first 24 aircraft directly from BAE Systems and the assembly of the remaining 48 units on a local basis at a line to be established at Alsalam Aircraft Company (a joint venture between Boeing, Saudi Arabian Airways and Saudi Advanced Industries Company). However, the limits of the local industry and the obvious issues over the safeguarding of informations between BAE Systems and Boeing had wrecked the project and all the aircraft were manufactured at Warton. BAE Systems, thanks to the TORNADO and Eurofighter programs, employs more than 5.000 people in the Kingdom. BAE Systems and Saudi Arabia have been currently negotiating the purchase of a second tranche of 48 aircraft – Tranche 3 standard aircraft with AESA CAPTOR-E radar and CFTs - but the continuously announced deal has still failed to materialise.

a cura di Redazione
anteprima Dieci miliardi in più per la Difesa 12-06-2017

Inizierà in settimana in Commissione Bilancio del Parlamento la discussione sul Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che dà attivazione al cosiddetto "fondone" del MEF, previsto dall'ART. 1 Comma 140 della Legge di Bilancio 2017. La Commissione è chiamata esclusivamente a dare un parere. Il "fondone" comprende le risorse per il finanziamento di infrastrutture, trasporti, attività di risanamento del dissesto idro-geologico e messa in sicurezza dei territori, nonchè per il sostegno alle attività industriali ad alta tecnologia ed alle esportazioni. Si tratta di circa 46 miliardi di euro, da investire da qui al 2032, dei quali una parte significativa, circa 10 miliardi di euro, andrà alla Difesa. Grazie a questi fondi extra bilancio, la Difesa potrà finanziare importanti opere infrastrutturali e di rinnovamento, a cominciare dal completamento del cosiddetto Pentagono italiano a Centocelle, a cui dovrebbe andare un miliardo di euro, ma anche alcuni significativi programmi di procurement. La voce "attività industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni", infatti, prevede per il Ministero della Difesa 5,3 miliardi di euro. In questo pacchetto rientrano, tra l'altro, i fondi per la nuova blindo pesante CENTAURO 2, per il veicolo ruotato da combattimento FRECCIA Seconda Brigata, per il completamento dell'acquisizione delle fregate FREMM e per nuovi programmi di procurement. E' il caso dell'acquisizione dei 4 elicotteri Boeing CH-47 ER (Extended Range) per le forze speciali dell'Esercito, alla quale dovrebbero andare circa 400 milioni di euro, e dell’avvio del programma per il sistema sup-aria MBDA CAMM ER chiamato a rimpiazzare i sistemi a base ASPIDE di Esercito ed Aeronautica.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Il bilancio del Pentagono 2018 09-06-2017

Il 23 maggio il Dipartimento della Difesa americano ha presentato la richiesta di budget per l’anno fiscale 2018. Il totale dei finanziamenti richiesti è di 639,1 miliardi di dollari - 52 in più rispetto al tetto stabilito dal Budget Control Act del 2011 e un incremento dell’8,9% rispetto all’ultimo budget presentato dall’amministrazione Obama – suddivisi in 574,5 miliardi di budget base e 64,6 destinati al fondo per le missioni all’estero (overseas contingency operations - OCO). Per quanto riguarda le singole Forze Armate, per l’US Army ci sono 166 miliardi (+ 9,9% rispetto al budget approvato nel 2017) di dollari, suddivisi in 137,1 di budget base più 28,9 miliardi destinati alle OCO (3,2 dei quali stanziati per la European Reassurance Initiative, 1,8 per l’addestramento e il ri-equipaggiamento delle Forze di Sicurezza irachene e delle milizie siriane anti-Assad e 4,9 miliardi per il fondo destinato alle Forze di Sicurezza afghane). Di questi fondi, 65,6 miliardi sono inclusi nella voce “Operazioni e Manutenzione” (O&M) e contribuiranno a finanziare le attività di manutenzione e supporto e la riorganizzazione della Forza Armata – che accrescerà i propri organici di 38.000 uomini, arrivando a 1.018.000 soldati (476.000 in servizio attivo, 199.000 appartenenti alla Riserva e 343.000 alla Guardia Nazionale) -, tra cui la creazione di 2 nuove SFAB (Security Force Assistance Brigade, ne sono previste 6, il cui compito è operare come pedine per le operazioni di assistenza e mentoring liberando da questi compiti le brigate combat), e la conversione di una brigata di fanteria (il 2th Brigade Combat Team della 3ª Divisione di Fanteria di Fort Stewart) in una brigata corazzata. Tra le principali richieste di procurement, finanziate da 18,4 miliardi (642 in meno rispetto al 2017), 1 miliardo sarà destinato all’acquisto di 48 elicotteri UH-60 BLACKHAWK, 936 milioni all’ammodernamento di 50 AH-64E APACHE e all’acquisto di 13 nuovi elicotteri, e 108,3 milioni ed all’acquisizione di 13 elicotteri utility leggeri UH-72A LAKOTA. Riguardo ai veicoli, sono previsti 804,4 milioni per l’acquisto di 2.110 JLTV (la cui IOC è prevista per il 2018), 447,6 milioni per 107 cingolati AMPV (Armored Multi-Purpose Vehicle), per il rimpiazzo dei venerabili M113, 772 milioni per l’ammodernamento di 71 obici M-109A7 PALADIN, 178,2 milioni per la nuova variante dei blindati STRYKER con la mitragliera da 30 mm, 41 milioni per 100 nuovi Ground Mobility Vehicle, mentre nel settore dei corazzati, sono stati stanziati 1,1 miliardi per la modernizzazione di 56 carri armati ABRAMS alla variante A2V3 e di 60 M2 BRADLEY (200 milioni). La richiesta di finanziamenti dell’US Navy – che include anche i fondi destinati ai Marines - si attesta a 180 miliardi di dollari, corrispondenti ad un aumento di 12,6 miliardi (+7%) rispetto al budget del 2017. Di questi fondi, 171,5 sono destinati al budget base e 8,5 alle OCO. Rispetto al budget 2017 approvato dal Congresso, restano invariati i 19,9 miliardi destinati alla costruzione di 8 navi: la seconda portaerei classe FORD JOHN F. KENNEDY (costo 4,6 miliardi), 2 sommergibili d’attacco a propulsione nucleare classe VIRGINIA (5,5 miliardi), una coppia di cacciatorpediniere AEGIS classe ARLEIGH-BURKE Flight III (4 miliardi), una LCS, un rimorchiatore d’altura ed una nave da rifornimento classe JOHN LEWIS. Alla fine del 2018, la Marina disporrà di 292 navi (282 entro la fine di quest’anno) – di cui 11 portaerei e 32 navi anfibie – rispetto alle 275 risalenti alla seconda metà del 2016. Entro la fine del 2018, l’US Navy introdurrà in servizio 12 nuove navi (2 sottomarini classe VIRGINIA, 4 LCS, 2 EFP (Expeditionary Fast Transport) classe SPEARHEAD, una Expeditionary Mobile Base  classe LEWIS PULLER e 3 cacciatorpediniere, di cui uno ZUMWALT) a fronte di 2 navi che verranno ritirate dal servizio (la LPD PONCE, dal 2012 trasformata in Afloat Forward Staging Base, e il sommergibile d’attacco a propulsione nucleare BREMERTON, classe LOS ANGELES). Nella voce riguardante il procurement di nuovi mezzi, finanziati con 15,1 miliardi, la componente aerea di Marina e Marines otterrà 91 velivoli: 24 F-35B/C LIGHTNING II (suddivisi in 4 F-35C destinati alla Marina, per 845 milioni complessivi, e 20 F-35B STOVL per i Marines, finanziati con 2,8 miliardi), 14 F/A-18E/F SUPER HORNET (1,3 miliardi), 5 velivoli AWACS E-2D ADVANCED HAWKEYE (1,1 miliardi), 7 pattugliatori P-8A POSEIDON (1,6 miliardi), mentre i Marines riceveranno 2 aerocisterne KC-130J HERCULES, 22 tra elicotteri d’attacco AH-1Z VIPER e utility UH-1Y (721 milioni complessivi), 4 elicotteri CH-53K KING STALLION (1,1 miliardi) e 6 convertiplani MV-22 OSPREY (707 milioni). Il budget richiesto per l’Aeronautica è di 183,2 miliardi di dollari - 11,6 miliardi in più (+6,8%) rispetto al budget 2017 - dei quali 17,5 destinati alle OCO, 24,7 miliardi per il procurement, 49,2 per la voce O&M e 25,4 miliardi per il settore “ricerca, sviluppo, test e valutazioni”. A proposito di quest’ultima voce, i maggiori incrementi rispetto 2017 riguardano la R&S del nuovo bombardiere B-21 - che passa da 1,36 miliardi stanziati lo scorso anno, ai 2 miliardi richiesti per il 2018 (+47%) – , il programma per il prossimo caccia di 6ª Generazione, - che vede uno stanziamento di 295 milioni rispetto ai 21 allocati lo scorso anno, le attività di ricerca dedicate alla sostituzione del Air Force One - pari a 434 milioni, un aumento rispetto ai 351 richiesti lo scorso anno, il programma riguardante l’acquisizione di un nuovo velivolo JSTARS, al quale sono destinati 417 milioni, rispetto ai 128 dello scorso anno e, infine, la ricerca e sviluppo del nuovo elicottero CSAR che vede un incremento di 81 milioni (273 nel 2017, 354 per il budget 2018). Il procurement di mezzi per il 2018 prevede l’acquisizione di 46 F-35A LIGHTNING II - 2 in più rispetto a quanto previsto lo scorso anno, ma 2 in meno rispetto ai 48 acquisiti nel 2017 – per 5,4 miliardi, un miliardo per 16 UAV MQ-9 REAPER (cifra comprendente suite sensoristiche e di comunicazioni), 608 milioni per l’acquisizione di 5 MC-130J e 2 HC-130J, mentre resta stabile a 15 il numero dei nuovi aerorifornitori KC-46A PEGASUS per i quali vengono richiesti 3,1 miliardi. Inoltre, nella proposta di budget non viene fatto alcun riferimento ad una data di ritiro dal servizio per i 283 A-10 WARTHOG, agli U-2 DRAGON LADY ed agli F-15C/D EAGLE, con questi ultimi che, anzi, si preparano a ricevere l’upgrade 2040C.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Corea del Nord, testata salva di missili antinave 08-06-2017

La Corea del Nord ha effettuato stanotte l'ennesimo test missilistico. Questa volta sono stati lanciati 4 missili da crociera antinave subosonici KUMSONG-3. Il test, avvenuto dal poligono di Wonsan, sulla costa orientale della Corea del Nord, ha visto gli ordigni volare per quasi 200 km prima di ricadere nelle acque del Mar del Giappone. I missili, che equipaggiano sia unità di superficie della Marina Nordcoreana, sia batterie costiere, erano già stati testati altre volte in passato. Il test sembra essere una risposta al dispiegamento navale americano nell'area, che a breve vedrà la portaerei NIMITZ rimpiazzare la CARL VINSON affiancandosi alla RONALD REAGAN, distaccata permanentemente con la 7ª Flotta di stanza a Yokosuka (Giappone). Il KUMSONG.-3 è una variante del missile Kh-35 URAN (SS-N-25 SWITCHBLADE) che la Corea del Nord ha ottenuto, e copiato, dalla Russia negli anni novanta (esportandoli anche in Myanmar). La variante nordcoreana sembra avere un canister ed anche un motore modificati. Le prestazioni indicano, grosso modo, una gittata compresa tra i 150 ed i 300 km. Su RID di luglio, in edicola da fine giugno, ci sarà uno speciale dedicato alle capacità militari della Corea del Nord.

a cura di Redazione
anteprima FRECCIA: si completa la Prima Brigata 07-06-2017

Si è svolta ieri nel sedime dell’aeroporto “F. Baracca” di Centocelle, presso la nuova sede di Segredifesa, la cerimonia di firma del contratto per l’acquisizione di 16 veicoli blindati 8x8 VBM FRECCIA in configurazione Combat destinati all’Esercito Italiano. Il contratto, che costituisce il 5o atto aggiuntivo (ed ultimo) dell’articolato programma per l’acquisizione di 249 VBM FRECCIA destinati ad equipaggiare la prima Brigata Media dell’EI (e per tale motivo noto anche come VBM Prima Brigata), è stato sottoscritto dall’Ing. Gianpiero Lorandi, Presidente del CIO (e a capo della Divisione Sistemi di Difesa di Leonardo), dal Dott. Vincenzo Giannelli, Vice Presidente del CIO (e Presidente e Amministratore Delegato di Iveco DV) e dal Dott. Silvano Lentini, in rappresentanza dell’Amministrazione Difesa. Alla cerimonia erano presenti anche il Generale di Corpo d’Armata Nicolò Falsaperna, Vice Segretario Generale della Difesa – Vice DNA ed il Ten Gen. Francesco Castrataro, Direttore della DAT. Maggiori dettagli seguiranno sul prossimo numero di RID, in edicola il 26 giugno.

a cura di Eugenio Po
anteprima Iran sotto attacco 07-06-2017

Il terrorismo colpisce al cuore l'Iran. La capitale Teheran è stata scossa stamattina da un attacco complesso che ha interessato il Parlamento e il Santuario dell'Imam Khomeini. Le notizie sono ancora frammentate e confuse. Un gruppo di fuoco ha preso di mira il Parlamento facendo irruzione al suo interno e prendendo presumibilmente in ostaggio anche alcune persone, forse anche qualche parlamentare, mentre un altro commando ha attaccato il Santuario di Khomeini, che si trova nel sud della capitale. In entrambi i gruppi di fuco ci sarebbero anche dei kamikaze, mentre alcune fonti parlano già di 10 morti. Non è da escludere che dietro l'attacco possa esserci ISIS – che avrebbe già rivendicato l’attacco – o qualche gruppo sunnita locale. L'Iran, al 90% sciita, da tempo deve fare i conti con le tensioni nella provincia sud-orientale del Sistan-Belucista: poverissima, animata da spinte separatiste ed a forte componete sunnita. In quest'area sono attivi da anni almeno 2 organizzazioni radicali anti-governative - che colpiscono regolamentate membri delle forze di sicurezza, personale militare, ma anche target civili - considerate terroristiche non solo in Iran. La prima, la più anziana, è Jandallah: fondata nel 2003 da Abdolmalek Rigi, poi catturato e giustiziato dalle autorità iraniane nel 2010. La seconda, Jaish al-Adl, è nata, invece, nel 2012 grazie ad elementi fuoriusciti dalla stessa Jandallah. Lo scorso 26 aprile, Jaish al-Adl ha rivendicato un attacco in cui sono state uccise 9 guardie di confine iraniane. Le 2 organizzazioni hanno basi logistiche nel confinante Belucistan pachistano e questo è sempre stato un motivo di frizione tra Pakistan ed Iran. La regione del Sistan-Belucistan è, inoltre, uno dei crocevia del traffico di oppio dalla vicina Afghanistan – che ha in Teheran la principale piazza di sbocco e smercio della regione – e di traffici di vario tipo: armi, benzina, ecc. Non solo, ma le condizioni di povertà e sottosviluppo del Sistan-Belucistan, e di sostanziale isolamento rispetto al resto delle regioni iraniane, potrebbero aver favorito l'infiltrazione e l'azione di reclutamento dello Stato Islamico. Non a caso a fine marzo, in un video in lingua Farsi, IS incitava la minoranza sunnita dell'Iran a ribellarsi contro il dominio sciita, mentre anche il notiziario dell’ISIS Rumiyah viene adesso pubblicato in Farsi.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima F-15: il pod TALON HATE pronto per il servizio 06-06-2017

Boeing e USAF stanno procedendo con la campagna di test del nuovo pod TALON HATE che consente la comunicazione e la condivisione di informazioni tra aerei di 4ª e 5ª Generazione, e tra tali velivoli ed i centri di comando e controllo, i mezzi terrestri e navali ed i sistemi satellitari. Durante gli ultimi test di volo, effettuati presso la Nellis AFB nel Nevada, i pod installati sui piloni centrali della fusoliera di una coppia di F-15C EAGLE hanno permesso ai piloti di condividere informazioni attraverso 3 diversi protocolli di trasmissione dati: Link-16 (NATO), Common Data Link (USA) e WGS ( Wideband Global SATCOM Satellite, sistema basato su 9 satelliti di comunicazione ad elevate capacità di banda, sviluppati congiuntamente dal Pentagono e dal Ministero della Difesa australiano). I test, inoltre, hanno convalidato anche le capacità di trasmissione rapida di informazioni tra i pod HATE, installati sugli F-15C, e l’Intra Flight Data Link (IFDL), il sistema di scambio dati “stealth” presente sugli F-22 RAPTOR. Questi ultimi, infatti, non dispongono del sistema di trasmissione dati Link-16, presente sulla stragrande maggioranza dei velivoli da combattimento occidentali, a causa dell’ampio spettro omnidirezionale di emissioni che tale sistema produce durante l’invio di dati (i RAPTOR possono ricevere dati trasmessi da altri aerei via Link-16, ma non inviarli), rendendolo inadatto ad equipaggiare velivoli che fanno della furtività e della bassa osservabilità la loro ragion d’essere. L’integrazione del pod HATE sugli EAGLE consentirà a questi ultimi di ricevere e “tradurre” in tempo reale i dati trasmessi dall’IFDL degli F-22 in dati “leggibili” e trasmissibili dai terminali Link-16 ad altre piattaforme (aeree, terrestri e navali), creando una picture operativa comune che accresce sensibilmente la consapevolezza tattica del campo di battaglia. In pratica, gli EAGLE disporranno della stessa picture tattica disponibile per gli F-22, “vedendo” ciò che “vedono” gli F-22. Va ricordato, inoltre, che sull’estremità anteriore del pod HATE - lungo circa 5 metri per 816 kg - è presente anche un sistema passivo all’infrarosso di ricerca e tracking che contribuirà ad implementare, con i propri dati, la picture comune. L’integrazione del pod Talon HATE fa parte del pacchetto di upgrade noto come 2040C previsto per il mantenimento in servizio fino al 2040 della flotta di F-15C dell’Air Force. Il pacchetto comprende, oltre al nuovo pod della Boeing, l’incremento dell’armamento aria-aria a 16 missili e l’installazione di serbatoi conformal, l’adozione del nuovo radar AESA Raytheon APG-63(V)3 e della suite di guerra elettronica BAE Systems EPAWSS (Eagle Passive Active Warning Survivability System) che sostituisce la vecchio TEWS (Tactical Eelctronic Warfare System). Secondo quanto dichiarato dall’USAF, i test di volo del nuovo pod sono stati completati, e l’Air Force è pronta ad introdurre il Talon HATE in servizio. Nella seconda metà del 2017, tuttavia, sono programmati altri test con nuovi sensori che, secondo l’azienda di St. Louis, dovrebbero incrementare le capacità di targeting del pod.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Battle Group NATO: la PINEROLO in Lettonia 06-06-2017

Nei prossimi giorni è prevista l'attivazione ufficiale in Lettonia (Adazi), nell'ambito dell'Enhanced Forward Presence (EFP), del quarto e ultimo battle group della NATO. Il battle grouop, a guida canadese, comprende anche una compagnia meccanizzata del 9° Reggimento fanteria BARI della Brigata PINEROLO su veicoli ruotati da combattimento FRECCIA e veicoli tattici LINCE. Oltre al contingente italiano, il battle group include un battaglione meccanizzato canadese, con un plotone da ricognizione, una compagnia carri polacca, su MBT PT-91 (nella foto), una compagnia meccanizzata spagnola, più elementi specialistici – genio, EOD, NBC – albanesi e sloveni, per un totale di 1.138 uomini.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Terremoto geopolitico nel Golfo 05-06-2017

Con una mossa senza precedenti, Arabia Saudita, Egitto, EAU e Bahrein hanno rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar chiudendo le frontiere – terrestri, marittime ed aeree – con il piccolo Emirato e cacciandolo dalla colazione che combatte in Yemen contro l'alleanza tra i ribelli Houthi filo-iraniani e le forze fedeli all'ex Presidente Saleh. L'accusa mossa al Qatar è di supportare Al Qaeda, i Fratelli Musulmani e, più recentemente, anche gurppi filo-iraniani. All'iniziativa di Riad e Abu Dhabi si sono immediatamente accodati il Bahrein – dal 2011 un protettorato di fatto dell'Arabia Saudita – e l'Egitto di Al Sissi, che finanzia le sue commesse militari con i petrodollari soprattutto emiratini. Si tratta di una crisi senza precedenti che scuote il Golfo, ed il Gulf Cooperation Council (GCC), e, più in generale, tutto il Medio Oriente. In realtà, un precedente c'era stato già nel 2014-2015 quando Arabia Saudita e EAU richiamarono gli ambasciatori in Qatar congelando le relazioni con Doha. Allora, l'accusa era ancor più circostanziata: il supporto del Qatar alla Fratellanza Musulmana, nemico giurato dei Saud (per via della presunzione della Fratellanza Musulmana di governare in nome dell'Islam politico per via elettorale, mentre i Saud hanno la stessa presunzione, ma lo fanno per via ereditaria). La crisi fu risolta grazie al nuovo Re saudita Salman che raggiunse un compromesso con Doha – ed Ankara (altro grande sponsor dei Fratelli) - finalizzato a mettere d'accordo i rispettivi clienti in Siria creando un fronte unico per cacciare Assad. Un'alleanza tattica naufragata sullo stesso terreno siriano per effetto dell'intervento di Mosca. Oggi, con Assad saldamente in sella, e la normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Russia, le ragioni che tenevano legata questa cordata di comodo vengono meno e le vecchie contraddizioni riemergono con grande virulenza. Il Qatar, assieme alla Turchia, è il principale sponsor della Fratellanza Musulmana in tutto il Medio Oriente: dalla già citata Siria, fino alla Libia, dove Ankara e Doha sostengono il Consiglio Presidenziale di Serraj, mentre Sauditi, e soprattutto, Emiratini sostengono Haftar assieme all'Egitto. La Turchia, inoltre, ha già aperto una base militare in Qatar e presto verrà stabilito anche un comando divisionale congiunto a Doha. Ai capicordata sauditi, probabilmente, non è piaciuto nemmeno il compromesso sulla Siria tra Putin e Erdogan (e, ovviamente, Khamenei...) che ha portato ai colloqui di Astana che per la parte ribelle vedono protagonisti, appunto, alcune delle fazioni del Free Syrian Army vicine alla Fratellanza Musulmana. Un compromesso che, nei fatti, legittima Assad. Soprattutto, ai Sauditi non sono mai piaciute le "relazioni normali” che il Qatar tradizionalmente intrattiene con l’Iran: relazioni basate su solidi interessi economici comuni, a cominciare dalla sfruttamento congiunto del giacimento gasifero di South Pars/North Dome, il più grande del mondo.

a cura di Pietro Batacchi
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