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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Libano: addestrati i piloti di AW139 VIP

I militari italiani della missione MIBIL in Libano formano l'equipaggio dell'AW139

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anteprima logo RID La Turchia entra in scena a Idlib?

Dopo il mancato accordo nel vertice tripartito di Teheran sul destino della provincia di Idlib, la Turchia sembra aver intensificato le forniture di armi ai miliziani che resistono nell’ultima provincia ribelle siriana. In particolare, Ankara avrebbe incrementato negli ultimi giorni le forniture di sistemi anticarro e razzi campali pluritubo al Turkistan Islamic Party in Syria (TIP) ed a ciò che resta del Free Syrian Army, gruppi che, assieme ai qaedisti di Hayat Tahrir al-Sham, si apprestano a fronteggiare l’annunciata offensiva dei governativi. E proprio tra ieri ed oggi cittadine nel nord di Latakia sono state più volte colpite dai razzi lanciati dal miliziani ribelli. Nel frattempo, Assad sta continuando ad ammassare truppe nell’area e da giorni aerei russi e siriani colpiscono le postazioni ribelli a Idlib, mentre le potenze occidentali avvertono Damasco sulle conseguenze che potrebbe avere un nuovo raid “non convenzionale”. L’obbiettivo dei governativi è quanto meno mettere in sicurezza la città di Aleppo ed il nord della storica roccaforte governativa di Latakia, sempre sotto la minaccia, appunto, dei gruppi jihadisti e filo-turchi che operano ad Idlib. Uno scenario, questo, che coinvolgerebbe solo alcune parti della provincia ribelle e che potrebbe risultare accettabile anche per la Turchia, ma è chiaro che Ankara non sembra disposta ad uscire completamente da Idlib senza aver garanzie certe sulla propria presenza nel cantone di Afrin e nel triangolo di Azaz, fondamentale per contenere le spinte autonomistiche dei Curdi siriani. In assenza di queste garanzie, il pragmatico Erdogan non rinuncia a far valere il suo peso nell’ultima (forse) battaglia della lunga guerra civile siriana.

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anteprima logo RID Suv e pugnali minacciano la Cina

Un uomo a bordo di un Suv è piombato ieri a tutta velocità sulla folla nella piazza Binjiang, a Mishui, cittadina dello Hunan. Siamo nella Cina centrale. Il bilancio è di 11 morti ed una quarantina di feriti. Secondo le autorità l’assalitore – ora in arresto – è uscito dall’abitacolo per poi colpire i presenti con un pugnale. Quanto al movente la Polizia è ricorda ad una formula già usata più volte: “un atto contro la società”. Il killer, con precedenti per reati comuni, avrebbe agito per vendetta in seguito alle molte condanne avute. La notizia è rilevante per il numero di vittime, ma anche per il ripetersi di questi episodi. All’interno dei confini cinesi si sono verificate molte azioni con un modus operandi simile a quello poi adottato dallo Stato Islamico, ma anche dai stragisti americani, con la differenza che qui sono usati i coltelli. Già nel 2008, 2 elementi della minoranza musulmana degli uighuri furono protagonisti di un massacro travolgendo un gruppo di agenti con un camion e poi finendoli con armi da taglio. Teatro dell’eccidio la località di Kashgar. Altri casi sono seguiti. E’ evidente che Pechino ha 2 tipi di minaccia: la prima è puramente terroristica, alimentata dai separatisti; la seconda è rappresentata da elementi che agiscono per motivi personali. Frequenti pure le incursioni nelle scuole come negli Stati Uniti. In alcune situazioni – esattamente come avviene in Occidente – le 2 matrici si incrociano. Da qui la volontà delle autorità di “ridimensionare” il pericolo per non innescare fenomeni emulativi. Ma forse è troppo tardi.

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anteprima logo RID E-2D al Giappone: gli USA danno via libera

Il Dipartimento di Stato ha dato il via libera per la vendita al Giappone di 9 velivoli AEW&C E-2D Advanced Hawkeye (AHE). L’ordine ha un valore potenziale superiore ai 3 miliardi di euro. Nel pacchetto richiesto dal Governo nipponico rientrano anche (tra l’altro) 28 motori (18 da installare + 10 come parti di rispetto) Rolls Royce T56-A-427A, 12 terminali Multifunction Information Distribution System/Joint Tactical Radio System (MIDS/JTRS) terminals (9 installed and 3 spares), 10 radar di scoperta e tracciamento in banda UHF Lockheed Martin APY-9 Radars, ecc.

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anteprima logo RID Osservatori turchi alla VOSTOK

Dopo averlo anticipato ieri su queste colonne, oggi sono arrivate le prime conferme. Secondo la stampa turca, Ankara prenderà parte alla grande esercitazione russa VOSTOK 18 inviando degli osservatori. Dunque, niente truppe - del resto la Turchia è pesantemente impegnata nel quadrante siro-iracheno per il contrasto alle spinte autonomiste curde e per il contenimento della crescente influenza iraniana - ma, appunto, solo osservatori. Il segnale politico ci sarebbe però tutto, e sarebbe estremamente significativo, poichè giungerebbe nel pieno della crisi turco-americana dovuta alla scelta di Ankara di riavvicinarsi a Mosca e dotarsi del sistema missilistico sup-aria S-400. Scelta che ha portato alla risposta di Washington con il blocco dei trasferimenti di F-35 alla Turchia.

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anteprima logo RID Taser: primi usi a Milano e Firenze

A pochi giorni dall'inizio della sperimentazione del Taser, dopo una prima ondata di commenti preoccupati e indignati da parte dei "soliti noti", si sono già avuti due impieghi favorevoli sul campo. A Milano, il 5 settembre in stazione Centrale una volante della Polizia di Stato è intervenuta per sedare una rissa, e la sola vista del Taser impugnato dal Capo-pattuglia, senza neppure dover "sparare," è bastata a far arrendere immediatamente i tre uomini che brandivano armi improprie. A Firenze la notte del 11 settembre i Carabinieri hanno dovuto utilizzare il Taser per immobilizzare un giovane di nazionalità turca che, completamente nudo ed in evidente stato di alterazione, aveva aggredito alcuni passanti. Quando si è avventato contro i militari è stato impiegato il Taser, evitando uno scontro fisico che avrebbe potuto rivelarsi pericoloso per l'uomo e per i militari. Il soggetto, denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, è stato poi ricoverato allo stesso reparto di psichiatria da cui era stato dimesso pochi giorni prima. L'accurata preparazione e l'addestramento, unitamente alle caratteristiche dell'arma, stanno evidentemente dando i loro primi frutti…

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anteprima logo RID Nuova base russa in Eritrea?

E’ un “grande gioco” lungo una via d’acqua importante, quella del Mar Rosso. In un quadrante ristretto cresce la presenza internazionale mentre sull’altra costa divampa la crisi yemenita. A fine agosto il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha annunciato un’intesa con l’Eritrea per l’apertura di un hub logistico nel Paese africano. C’è incertezza su estensione e tempi, ma non sulla volontà di Mosca di farsi largo in un’area dove sono in gara molti concorrenti. L’iniziativa del Cremlino, animata da interessi economici e strategici, conferma inoltre l’impegno in Africa, già dimostrato dall’accordo con la Repubblica Centro-africana. La collaborazione dei Russi con Asmara accompagna una presenza massiccia di altri attori. In passato si è parlato di soste negli scali eritrei di navi iraniane mentre sono ben noti i rapporti tra le autorità locali e Israele. Indiscrezioni – più svolte smentite – hanno indicato possibili punti d’ascolto e sorveglianza israeliani tra Massawa e Amba Soira. Gerusalemme userebbe la lunga amicizia con l'Eritrea per sorvegliare lo Stretto e vigilare sulle mosse di Teheran. Anche di recente fonti di alto livello hanno lasciato spazio a possibili interventi nel caso i Pasdaran volessero interrompere il traffico marittimo. Molto più evidenti le attività degli Emirati Arabi Uniti – insieme a quelle saudite - che hanno costruito un paio di basi, schierato elicotteri e aerei, e creato campi d’addestramento per forze amiche (dai Sudanesi ai Somali). Assab è diventato così il trampolino per lanciare operazioni contro i ribelli sciiti Houti nello Yemen. Lo “sbarco” di potenze straniere in Eritrea ricorda quanto sta avvenendo poco a più a sud, a Gibuti. In cambio di robusti affitti, le autorità hanno autorizzato l’apertura di installazioni militari: ai 1450 francesi, sempre di casa a Camp Lemonnier, si sono aggiunti nel tempo gli Stati Uniti (4000 soldati), l’Italia (90) e il Giappone (180). Infine, la Cina (1000), ultima arrivata, ha realizzato una grande caserma, strutture portuali e, sembra, enormi depositi sotterranei. 

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anteprima logo RID Anche la Turchia alla VOSTOK 18?

Il Ministro della Difesa di Ankara, Hulusi Akar, di ritorno dal vertice di Teheran sulla Siria al quale ha partecipato anche il Presidente Erdogan, ha rivelato ai giornalisti di aver ricevuto l’invito dal Governo russo per una partecipazione alla grande esercitazione russa VOSTOK 2018, alla quale prende parte anche la Cina 8l’esercitazione è iniziata ieri nelle aree estremo-orientali della Russia e proseguirà, interessando la Russia europea fino al 17 settembre). L’invito è arrivato nel quadro degli incontri fra Russia, Turchia e Iran, incentrati sia sull’offensiva siriana su Idlib, sia sul ruolo che Russia ed USA ricoprono nel contesto regionale. Lo stesso Presidente Erdogan, impressionato dalle dimensioni delle esercitazioni congiunte fra Russia e Cina e dal loro impatto geopolitico, ha promesso una rapida decisione in proposito. Il Presidente turco, informato in persona dal Ministro Akar, è rimasto particolarmente colpito anche dalla recente esercitazione aeronavale russa in Mediterraneo e dalla singolare coincidenza delle aree di fuoco con i principali giacimenti di gas ivi situati. Anche la successione temporale delle 2 esercitazioni russe non è sfuggita ad Erdogan, che incontrando la stampa ha dichiarato come la questione delle risorse energetiche del Mediterraneo sia vitale per la Turchia, e come sia necessario comprendere anche gli impatti che lo scontro globale fra USA e Russia avrà sulla questione. Erdogan, che dimostra sempre molta attenzione alle sinergie con la Russia, ha espresso la propria preoccupazione per il ruolo USA (sempre più vicini a Grecia e Cipro) e per quello della Francia, che secondo il Presidente turco sta lavorando in accordo con Gerusalemme. Movimenti che isolerebbero la Turchia, minacciandone il ruolo strategico, indebolendone l’economia e la sicurezza energetica. Tali eventi vedrebbero nel costante avvicinamento della Turchia alla Russia un necessario contraltare a difesa degli interessi strategici turchi. La stampa turca ha dato ampio risalto alle parole di Akar ed Erdogan, sottolineando come la VOSTOK 2018 sia un chiaro segnale per gli USA in merito alle reali capacità militari ed intenzioni politiche di Mosca e Pechino. VOSTOK 2018, alla quale oltre alla Russia, partecipano pure la già citata Cina e la Mongolia, è la più grande esercitazione dai tempi della ZAPAD-81 di era sovietica. Tutti i distretti militari russi sono stati allertati ed oltre 300.000 militari russi prenderanno parte all’esercitazione in questione. Nel quadro dell’esercitazione sarà anche simulato un attacco nucleare con la partecipazione dello stesso Presidente Putin. Pechino prenderà parte alla VOSTOK con 3.900 militari, 30 velivoli e circa 900 mezzi dell’Esercito, inclusi MBT del tipo TYPE 99, 13 dei quali sono stati segnalati durante il transito via ferrovia verso la Siberia.

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Il Poligono Interforze del Salto di Quirra, in Sardegna, ha ospitato lo scorso 5 settembre una sperimentazione molto particolare che ha avuto come protagonista l'unica donna al mondo che pratica attualmente a livello agonistico la specialità di paracadutismo 'Speed Skydiving', lo sport non motorizzato più veloce al mondo.
 
Mascia Ferri, romana, ha iniziato a praticare il paracadutismo sportivo a 19 anni, ma prima di incontrare sulla propria strada lo skydiving ha trovato il tempo di conseguire due lauree, due dottorati di ricerca e un master, pubblicare libri e girare il mondo per presentare le sue ricerche nei più importanti congressi internazionali di sociologia. Dopo i primi record inizia a viaggiare anche con il paracadute; nel 2018 ha aperto la stagione in Portogallo con un nuovo e più veloce record, 387,04 chilometri orari, diventando di fatto la donna più veloce del mondo nella disciplina.
 
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anteprima logo RID Lo STINGRAY va a Boeing

Dopo soli 9 mesi dalla RFP, lo scorso 30 agosto la Marina Americana ha comunicato l’assegnazione del contratto per la sviluppo e la realizzazione della nuova aerocisterna unmanned MQ-25 STINGRAY alla Boeing, il cui progetto è stato preferito a quelli presentati da Lockheed Martin e General Atomics, mentre la Northrop si era già ritirata dalla gara lo scorso ottobre. È probabile che la scelta sia ricaduta sull’azienda di St. Louis in quanto l’unica tra le 3 ad aver già sviluppato un prototipo volante (il PHANTOM RAY, inizialmente sviluppato per il programma UCLASS congelato nel 2016). Il valore del contratto è di poco superiore agli 805 milioni di dollari, somma che include lo sviluppo, la produzione, i test, le certificazioni, la consegna, il supporto e l’integrazione di 4 velivoli all’interno dei Carrier Air Wing (CAW). Secondo i programmi della US Navy, il primo dei 4 MQ-25 dovrebbe essere consegnato nel 2021 per condurre i test di decollo, appontaggio e di movimentazione sul ponte di volo (a tal proposito è prevista la creazione di una stazione di comunicazione e controllo dedicata presente sulle portaerei, il cui sviluppo è affidato al Naval Air Systems Command), mentre il raggiungimento della capacità operativa iniziale è prevista entro la fine del 2024, 2 anni prima rispetto alla data stabilita un anno fa. Tutti i dettagli su RID 10/18.

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La Marina Brasiliana torna a schierare una tuttoponte. Il 25 agosto è infatti arrivata nella base navale di Rio de Janeiro la LHD A140 ATLANTICO; nome “oceanico” dietro cui si cela la (non troppo) vecchia ex HMS OCEAN, unità portaelicotteri d’assalto anfibio costruita nel 1994-1998 per la Royal Navy, sulla base di una rielaborazione del progetto per le 3 portaerei VSTOL classe INVINCIBLE realizzate nel 1973-1985. L’OCEAN, comunque in grado di trasportare sino a 20 HARRIER ma senza poterli ricoverare, e con limitate capacità operative per aerei VSTOL, è stata la punta di lancia della forza anfibia britannica per quasi 20 anni. Lunga 203 m, larga sino a 36, e con un dislocamento di 21.500 t. a pieno carico, dispone di ampie capacità aeronautiche, grazie al ponte di volo continuo di 170x32 m, collegato al sottostante hangar tramite 2 elevatori della portata di 19 tonnellate. Il che le rendeva in grado di supportare, durante il servizio con la Royal Navy, un gruppo aereo formato da 18 elicotteri pesanti (SEA KING, MERLIN o CHINOOK, LYNX o APACHE d’attacco). Nei ponti sottostanti trovavano posto sino ad un massimo di 800 soldati, con 80 mezzi tra veicoli leggeri e cannoni, ma non corazzati pesanti, mentre in assenza di un bacino allagabile 4 mezzi da sbarco LCVP Mk-5B (pure trasferiti al Brasile) sono alloggiati in aree laterali. Già ammodernata nel 2012-2014, l’OCEAN, venduta alla Marina Brasiliana il 19 febbraio 2018 per quasi 85 milioni di sterline, è stata sottoposta a revisione completa prima della consegna, come mostrano le immagini della ribattezzata ATLANTICO, fresca di pitturazione grigio chiara. Sono stati mantenuti i nuovi radar ARTISAN Type-997, il sistema CCS CMS-1, i 4 cannoni da 30 mm DS-30B, imbarcati nel 2014, e parte della sensoristica più datata, ma aggiornata. Sono invece stati rimossi altri apparati, come i 3 CIWS PHALANX Mk-15 Block-1B, i lancia-inganni SIREN, il sistema antisiluro Surface Ship Torpedo Defence (SSTD). L’unità va a sostituire la portaerei SAO PAULO (ex FOCH francese, completata nel 1963) in servizio con la Marina Brasiliana dal 2000, quando aveva preso il posto della MINAS GERAIS (1960-2002), e disarmata nel 2017. Tuttavia, se l’ATLANTICO, unità recente e di moderna concezione, mantiene nella flotta brasiliana una grande unità “tuttoponte”, gli ammiragli carioca restano ancora, dopo 57 anni di valida esperienza aeronavale, privi di una portaerei, essendo poco probabile una trasformazione dell’ex OCEAN in portaerei VSTOL, data la scarsa disponibilità di aerei a decollo verticale di quarta generazione efficienti, e l’entità dei lavori da effettuarsi. Sul tappeto resta quindi la necessità di dotarsi di una vera portaerei, nuova o di seconda mano.

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anteprima logo RID Parte il Fondo Europeo per la Difesa

L’UE investe seriamente sulla ricerca tecnologica e lo sviluppo di equipaggiamenti militari, con 13 miliardi di euro proposti per il prossimo bilancio 2021-2027. Si tratta di una novità significativa dal punto di vista militare, industriale e politico, e di un’opportunità importante per l’Italia. Secondo i piani della Commissione Europea, l’UE spenderà circa 4,1 miliardi in 7 anni per la ricerca tecnologica e ciò attribuisce inevitabilmente alla Commissione un ruolo inedito quanto a politica industriale nel campo della difesa, che andrà sviluppandosi in modo dialettico con i governi nazionali. I progetti approvati nel quadro del Fondo Europeo per la Difesa vedranno la totalità dei costi finanziati dall’UE, a condizione che rispettino tutti i criteri di elegiblità – tra cui la partecipazione di almeno 3 soggetti da 3 diversi stati membri: un requisito pensato appositamente per incentivare una cooperazione più che bilaterale, e fortemente voluto dall’Italia anche in modo da favorire l’aggancio di Roma alle iniziative franco-tedesche in cantiere. Con altri 8,9 miliardi di euro l’UE co-finanzierà il 20% dello sviluppo di prototipi e l’80% delle attività di test e certificazione di nuovi equipaggiamenti, a patto che gli stati membri investano la percentuale rimanente del budget – anche qui con il criterio di almeno 3 partecipanti di diversi Paesi UE. Un incentivo non di poco conto per programmi di procurement cooperativi che arriva a lambire la fase di produzione vera e propria, fermo restando che gli equipaggiamenti saranno poi acquistati, posseduti e operati dai governi nazionali. Ciò vuol dire che mentre per la ricerca tecnologica i 4,1 miliardi di fondi UE sono certi, per attivare il volano di Bruxelles per lo sviluppo capacitivo servirà la volontà politica da parte degli stati membri di investire in progetti EDF, sottostando alle sue regole pur di avere il bonus finanziario. Il co-finanziamento sale di un ulteriore 10% per i progetti eleggibili che sono approvati anche nel quadro della Permanent Structured Cooperation (PESCO) nel campo della difesa, lanciata nel 2017 da 25 stati UE. Dei 17 progetti PESCO concordati nella prima tornata annuale dell’iniziativa, solo 6 riguardano lo sviluppo capacitivo. Tra questi ultimi, 2 sono guidati dall’Italia e mirano rispettivamente allo sviluppo di una nuova famiglia di veicoli blindati terrestri e di sistemi per la protezione dei porti. Il nuovo impegno dell’Ue sull’EDF si muove in continuità con alcuni passi intrapresi all’indomani del referendum sulla Brexit, che ha rimosso i veti britannici al riguardo, e dell’adozione della EU Global Strategy che ha fornito un più ampio mandato politico-strategico per un maggiore ruolo UE nella difesa. Già nel 2017-2018 la Preparatory Action on Defence Research (PADR) ha allocato 90 milioni di euro per la ricerca in ambito militare. Tra i maggiori progetti finanziati dalla PADR vi è OCEAN 2020, guidato da Leonardo e comprendente altri 42 partner tra industrie, forze armate e centri di ricerca, volto all’integrazione di sistemi manned e unmanned in operazioni navali. Nel 2018 l’Ue ha inoltre lanciato l’European Defence Investment Development Programme (EDIDP), con un portafoglio di 500 milioni di euro da allocare in appena 2 anni su progetti sostanzialmente simili a quelli da finanziare con il futuro EDF. Così simili che i regolamenti approvati questa estate per l’EDIDP fungeranno verosimilmente da base anche per il futuro EDF. Tra gli aspetti più importanti bisogna sottolineare che i regolamenti EDIDP permettono la partecipazione di entità basate in Paesi terzi, ma solo a determinate condizioni, per lasciare aperta la porta a cooperazioni militari-industriali con la Gran Bretagna anche dopo l’uscita di Londra dall’UE. Nel complesso, la crescita del ruolo dell’UE nel campo della difesa, in particolare per il finanziamento allo sviluppo tecnologico e capacitivo, è un elemento rilevante, nuovo ma non transitorio, che rappresenta un’opportunità per il sistema-Paese italiano - ma anche una sfida per rimanere al passo con i partner e concorrenti europei.

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