LEONARDO
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anteprima logo RID Simposio sulla geopolitica del digitale

Si è svolto ieri, presso la Sala della Scherma del Foro Italico a Roma, la seconda edizione del simposio “Geopolitica del digitale: nuovi confini, crescita e sicurezza del paese”, organizzata dal gruppo Elettronica con la collaborazione della European House – Ambrosetti

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anteprima logo RID MBDA sigla contratto per MICA NG

L’agenzia di procurement militare francese - Direction générale de l’armement (DGA) – ha siglato un contratto con il consorzio missilistico europeo MBDA per lo sviluppo e la fornitura del cosiddetto Missile d’Interception et de Combat Aérien Nouvelle Génération, o più semplicemente MICA NG, nuova variante del missile aria-aria a medio raggio MICA. 

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anteprima logo RID Lanciato il primo MARTE ER

MBDA ha completato con successo il primo lancio del missile antinave Marte ER, raggiungendo un importante milestone nel programma di sviluppo della munizione.

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anteprima logo RID Italia e Francia per le nuove corvettone EPC

Gli Stati Maggiori della Marina Militare italiana e della Marina Francese hanno avviato uno studio concettuale riguardante l’esigenza operativa comune per una nuova classe di corvettone, note al momento come EPC (European Patrol Corvette, ed in precedenza come PPX). Queste nuove unità, che andranno ad affiancare in seno alla Marine Nationale FREMM e FTI ed in seno alla MM FREMM e PPA (nella foto un design di Fincantieri di corvettona multiruolo), potranno beneficiare anche dei fondi europei. A tal proposito l’Italia ha già presentato il progetto nel quadro della PESCO che, come noto, richiede la partecipazione ad un programma di almeno 3 Paesi membri (dunque, oltre ad Italia e Francia, sarà necessario coinvolgere un ulteriore Paese dell’UE). Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, le prime indiscrezioni parlano di un dislocamento a pieno carico compreso tra le 3.000 e le 3.300 t, della presenza di un sistema missilistico di autodifesa con lanciatore verticale (per missili CAMM ER o MICA NG) e di una cortina sonar trainata. Al momento, non sembra essere previsto il sonar di scafo con la capacità di contrasto alla minaccia subacquea affidata, appunto, alla succitata cortina ed all’elicottero imbarcato.

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anteprima logo RID I risultati della Conferenza di Palermo

Al di là delle "foto opportunity" e delle bizze (ad uso e consumo dell'uditorio interno...) della prima donna Haftar, seguite dalle bizze della delegazione turca, la Conferenza di Palermo sulla Libia è stata molto importante. Sì, è vero, Haftar non ha preso parte alla plenaria, ma i suoi rappresentanti c'erano, eccome, ed oltretutto non si può non considerare rilevante un evento come questo che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di alto livello di 30 Paesi e che ha segnato il definitivo ravvicinamento dell'Italia all'Egitto (in corso da mesi e forgiato negli interessi strategico-energetici). Nella conferenza stampa finale, l'inviato dell'ONU per la Libia Ghassam Salamè ha parlato di "successo e unità della comunità internazionale, ma anche di pietra miliare" lungo il percorso della stabilizzazione libica. Parole alle quali hanno fatto seguito quelle del Presidente Conte il quale ha affermato che a Palermo si sono create "importanti premesse" per portare il Paese a nuove elezioni nella primavera 2019 (sconfitta definitivamente la velleitaria pretesa francese di votare a dicembre). Un appuntamento decisivo nella storia recente del Paese che dovrà essere preceduto da una grande conferenza nazionale sulla Libia, aperta a tutte (si spera) le componenti tribali e di opinione del Paese, da tenersi con il patrocinio ed il supporto dell'ONU. Sì perchè la Libia non è solo Haftar e Serraj, ma una miriade di realtà/poteri/appartenenze locali/informali, più o meno forti, capaci costantemente di condizionare l'azione politica di Tobruk e Tripoli. Uno dei "segreti" della longevità del potere gheddafiano era, infatti, la capacità del potere centrale di mantenersi "leggero" e di negoziare costantemente con i poteri locali secondo uno schema a geometria variabile che premiava a volte l'uno a volte l'altro, per cui alla fine l'interesse a mantenere in piedi l'istituzione centrale prevaleva sull'interesse opposto. Adesso, per usare le parole del padre della Scienza Politica italiana Gianfranco Miglio, è necessario "costituzionalizzare" tali poteri. Tuttavia, la condizione sine qua non per svolgere con successo questa conferenza e le successive elezioni è la sicurezza. A Palermo si è lavorato moltissimo a questo aspetto, soprattutto dietro le quinte, sia nell'ottica di consolidare il cessate il fuoco di settembre a Tripoli sia nell'ottica di premere sulle milizie – espressione di quei poteri locali di cui sopra – affinchè in una prima fase collaborino a sostenere il processo politico e successivamente accettino di essere integrate nelle nascenti istituzioni. E, forse, è proprio questo il compito più difficile che attende la comunità internazionale e gli stessi Libici nelle prossime settimane.

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anteprima logo RID Conte incontra Serraj e Haftar

Questa mattina, nell'ambito della Conferenza di Palermo sulla Libia, c'è stato l'incontro tra il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, il Premier libico riconosciuto Serraj ed il Generale Haftar. Si tratta sicuramente di una buona notizia considerando quello che è l'obbiettivo principale della Conferenza: favorire un compromesso sulla sicurezza, che consenta di arrivare in maniera ordinata e accettabile ad elezioni il prossimo anno, e facilitare l'adozione dell'LPA (Libyan Political Agrerement) del 2015 in una bozza di nuova costituzione, da approvare poi per referendum. Un passo importante in questa direzione, come spiegavamo ieri su queste colonne, ci sarebbe in realtà già stato, quanto meno in parte, con l'accordo degli scorsi giorni tra la Camera dei Rappresentanti di Tobruk e l'Alto Consiglio di Stato di Tripoli per la ristrutturazione del Consiglio Presidenziale. Vedremo a fine giornata quale sarà poi l'effettivo risultato ottenuto da questo grande appuntamento internazionale voluto ed ospitato dall'Italia.

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anteprima logo RID Difesa: novità sui tagli

Iniziano a definirsi con maggiore chiarezza i contorni degli annunciati tagli alla Difesa previsti con la Legge di Bilancio 2019. Grazie alle schede e alle note tecniche approntati dagli uffici studi parlamentari, infatti, è stato possibile fare un quadro più preciso che, a meno di revisioni in sede di esame parlamentare, vedrà la Difesa nel suo complesso perdere il prossimo anno 372 milioni di euro: 254 milioni di bilancio ordinario e 118 milioni di bilancio MiSE. In parte saranno tagli veri e propri, in parte frutto della cosiddetta “flessibilità orizzontale” che vedrà spostare agli esercizi successivi al 2019 alcune voci di spesa. Al bilancio ordinario della Difesa verranno tolti 60 milioni più altri 25 milioni dovuti alla riduzione del fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale (“fondone”), previsto dalle Legge di Bilancio 2017, mentre 170 milioni sono sono frutto della flessibilità orizzontale e andranno in toto a a colpire gli investimenti in procurement. Per quanto riguarda, invece, il MiSE i 118 milioni di euro in questione sono interamente dovuti alla flessibilità orizzontale: 40 milioni sul programma FREMM, 38 milioni sul programma Eurofighter, ed altri 40 milioni sulla Legge 808 che finanzia la ricerca e sviluppo per l’accrescimento di competitività delle industrie operanti nel settore aeronautico. Nel complesso verranno ridimensionati, pertanto, sopratutto gli investimenti nell'acquisizione di nuovi armamenti, con gravi ripercussioni sull’industria e sul tessuto occupazionale del Paese, mentre le spese per il personale aumenteranno (a fronte della contrazione degli organici prevista dalla Legge Di Paola) ed altre voci di spesa anacronistiche e improduttive, come l'Ausiliaria, non verranno toccate.

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anteprima logo RID 22 AW169M per la Guardia di Finanza

Leonardo ha stipulato un contratto con la Guardia di Finanza per la consegna di 22 elicotteri bimotore di nuova generazione AW169M

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anteprima logo RID Al via la conferenza sulla Libia

Inizia oggi a Palermo la conferenza sulla Libia, organizzata dall'Italia con il supporto di UNSMIL, la missione ONU di sostengo alla Libia. Al momento non è ancora confermata la presenza alla conferenza del Generale Haftar, l'uomo forte della Cirenaica, ma pare che non ci sia, mentre la Francia dovrebbere essere rappresentata dal Ministro degli Esteri. Per quanto riguarda la Germania non sarà presente la cancelliera Angela Merkel, sebbene fosse stata fortemente attesa; a rappresentare lo Stato tedesco sarà il Sottosegretario agli esteri Niel Annen. Per il resto, i protagonisti della crisi del Paese nordafricana, innescata dalla guerra del 2011 e dalla caduta di Gheddafi, ci sono più o meno tutti, ad eccezione, sembra, di rappresentanti della coalizione democratico-liberale dell'Alleanza delle Forze Nazionali di Mahmoud Jibril che, in un comunicato, hanno manifestato tutto il loro disappunto. L'assenza di Haftar costituisce un elemento di debolezza per la Conferenza, ma finoa d un certo punto, poiché questa è "compensata" dalla presenza del Presidente Al Sissi, che di Haftar è il grande patrono. Inoltre, la decisione di Haftar di non andare a Palermo ne indebolisce ancor di più la legittimità internazionale, visto che la Conferenza ha il "bollino" ufficiale di Americani ed ONU, riducendolo a personaggio locale ed a (piccolo) guardiano di interessi altrui. L'obbiettivo della conferenza è prima di tutto gettare le basi per arrivare in maniera ordinata e accettabile sotto il profilo della sicurezza ad elezioni il prossimo anno – la volontà francese di tenere elezioni a dicembre si è scontrata con la realtà e Parigi ha segnato così una nuova sconfitta sul dossier libico –e favorire un compromesso tra Tripoli e Tobruk per giungere anche ad una nuova costituzione – basata sull'LPA (Libyan Political Agrerement) del 2015 - da approvare con referendum. Un passo importante in questa direzione in realtà c'è in parte già stato con l'accordo degli scorsi giorni tra la Camera dei Rappresentanti di Tobruk e l'Alto Consiglio di Stato di Tripoli per la ristrutturazione del Consiglio Presidenziale che dalla configurazione attuale a 9 membri dovrebbe passare a 3 membri (presidente e 2 vice), più un primo ministro separato. La conferenza di Palermo dovrà tenere conto di quest'ultimo aspetto così come della richiesta dei Libici di ridurre al minimo le interferenze straniere nel Paese. Intanto sul fronte della sicurezza, sembra reggere il cessate il fuco raggiunto a Tripoli dopo gli scontri che avevano funestato la capitale tra fine agosto ed i primi di settembre tra le milizie cittadine che supportano Serraj, da un lato, e la 7ª Brigata dei fratelli Kani e dei Misuratini "rinnegati" di Salah Badi, dall'altro.

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Contrordine: il Generale Haftar ha deciso di prendere parte alla Conferenza di Palermo sulla Libia. La notizia è di pochi minuti fa e sembra confermata. Ignote le cause del ripensamento dell'uomo forte della Cirenaica, ma è probabile che le pressioni internazionali ed il lavoro sotto banco della nostra intelligence, che non ci stancheremo mai di lodare, lo abbiano alla fine convinto. Al di là di questo, con una sua assenza il Generale rischiava, come mettevamo in luce stamani su queste pagine, di vedere offuscate la sua immagine e la sua legittimità a livello internazionale restando nella percezione della comunità internazionale un semplice capo milizia di ex gheddafiani a guardia degli interessi dell'Egitto in Cirenaica. Da qui, forse, il cambio di programma ed il volo verso Palermo.

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anteprima logo RID I primi caccia TF-X con motori GE

I prototipi ed i primi esemplari di preserie del futuro caccia turco TF-X avranno un sistema propulsivo basato su una coppia di motori appartenenti alla famiglia F110 della General Electric, che verranno acquistati come soluzione tampone fin quando il consorzio turco TRMotor non svilupperà un motore indigeno che, verosimilmente, sarà ricavato dal propulsore americano. Gli F110 - probabilmente nelle varianti F110-GE-129 da 29.400 libbre di spinta, già montata sugli F-16 turchi, o nella più potente e recente F110-GE-132 da 32.500 libbre presente sugli F-16 Block 60 emiratini - equipaggeranno il primo prototipo ed un numero imprecisato di velivoli (probabilmente una decina) del lotto iniziale destinato ai test, previsti per il 22/23. Nella gara turca la GE ha battuto la Rolls Royce che, ad inizio anno, sembrava vicinissima alla chiusura di un accordo per lo sviluppo e la co-produzione dei motori destinati al TF-X, con tanto di lettera d’intenti tra il Governo britannico e quello turco per la finalizzazione dell’accordo entro il 31 luglio, accordo che, tuttavia, non è andato a buon fine. Ciò si spiega, probabilmente, con la preferenza data alla GE in quanto già fornitrice dei motori degli F-16 di Ankara.

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anteprima logo RID US Navy: 355 non bastano

L’obbiettivo fissato nel 2017 dall’allora appena eletto Presidente americano Donald Trump per una flotta di 355 navi, comprese 12 super portaerei nucleari, non è abbastanza ambizioso. La doccia fredda sulla solitamente esuberante programmazione di “The Donald” arriva dai super-falchi della Heritage Foundation, un think-tank conservatore molto influente negli ambienti di Washington. Secondo i suoi analisti, alla US Navy non basterebbero nemmeno le 355 navi promesse da Trump, per affrontare con un adeguato margine di sicurezza almeno 2 conflitti simultanei, più eventuali crisi minori e dispiegamenti a rotazione, e fatta la tara a periodi di indisponibilità per manutenzione e upgrade. Lo studio ha pertanto fissato in 400 navi il fabbisogno minimo dell’US Navy da qui al 2039: una forza superiore del 40% a quella attuale di 280 unità, e del 12% rispetto alla nuova programmazione, che entro il 2023 prevede di raggiungere le 326 unità grazie all’accelerazione dei programmi in corso ed all’estensione della vita attiva di unità già in servizio. Per raggiungere questo obbiettivo, lo studio della Heritage Foundation stima una spesa aggiuntiva compresa tra i 4 e i 6 miliardi di dollari in più all’anno, ma con un occhio alle difficoltà di budget e industriali, poiché si parla anche di tipologie di unità (fregate, cacciamine) da tempo non più realizzate dai cantieri americani, o interessate da progetti modulari come le LCS. Nel dettaglio, lo studio punta a includere nella flotta una tredicesima portaerei, 19 ulteriori unità tipo LCS, 12 delle quali configurate per la lotta alle mine, altre 7 unità anfibie, e 22 unità logistiche, mentre viene invece confermato come adeguato il già previsto potenziamento della componente dei sottomarini d’attacco nucleari, portati da 48 a 66. La lancia spezzata a favore di un ulteriore lotto di LCS ovviamente può favorire anche la classe FREEDOM, che viene realizzata da Fincantieri Marinette Marine, in corsa inoltre (e con buone chance di successo) per le 20 fregate antisom del programma FFG(X) con una versione customizzata delle FREMM (e con una versione “saudi” delle stesse LCS).

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